Dal 7 al 10 ottobre 2026 si terrà il convegno internazionale NeoAlps26, dedicato agli insediamenti, all’economia e alle società dell’arco alpino fra il VI e il III millennio avanti Cristo. Promosso dall’Ufficio cantonale di archeologia del Vallese e dall’associazione Pro Vallensi, sarà l’occasione per confrontare i risultati degli scavi e delle ricerche sulle prime comunità agricole alpine.
I lavori riguardano abitazioni, coltivazioni, allevamento, scambi, pratiche funerarie e forme di organizzazione sociale. Si parlerà di Vallese, Valle d’Aosta, Val di Susa e Alpi francesi, e ci saranno altri contributi per altre aree alpine. Alla preparazione scientifica del convegno partecipano le università di Zurigo, Innsbruck, Trento, Milano e Lione 2.
Le giornate si articolano su tre temi: il popolamento il 7 ottobre, l’economia e l’uso del territorio l’8, le società e le pratiche rituali il 9, mentre il 10 ottobre sarà dedicato alle visite. Gli atti del convegno saranno pubblicati online e ad accesso gratuito.
Le arature di Sion e le abitazioni di Naters
Fra le scoperte si cui di parlerà figurano le tracce di aratura degli Anciens Arsenaux di Sion, datate fra il 5100 e il 4700 avanti Cristo. Individuate durante gli scavi del 2017, in occasione della costruzione dei depositi degli Archivi cantonali, sono state oggetto di una pubblicazione scientifica nel 2024.
Sono tra le più antiche tracce di aratura finora conosciute in Europa. Documentano l’utilizzo della forza animale poco dopo l’affermazione dell’agricoltura e dell’allevamento e portano a riesaminare le tecniche e l’organizzazione del lavoro delle prime comunità contadine.
A Naters, nell’Alto Vallese, gli scavi condotti fra il 2020 e il 2022 hanno restituito strutture che permettono di seguire l’evoluzione di un insediamento per circa 1.500 anni. Le piante degli edifici, studiate insieme ai ritrovamenti di Sion e Saint-Léonard, contribuiscono con nuovi elementi riguardo alla forma delle abitazioni e sull’occupazione del fondovalle.
Sono ricerche che portano a una revisione in favore del ruolo delle Alpi nella diffusione del Neolitico. Negli ultimi trent’anni, gli scavi hanno documentato comunità insediate nelle valli, capaci di utilizzare risorse diverse e di mantenere rapporti su distanze considerevoli.
Comunità e scambi attraverso le Alpi
Un contributo di Marie Besse e di un gruppo di ricercatori mette a confronto le società di tre valli attorno al Monte Bianco: l’alta valle del Rodano, la Valle d’Aosta e la valle dell’Arve. Lo studio considera costruzioni megalitiche, stele incise, ceramiche decorate e ornamenti per comprendere il ruolo degli artigiani specializzati.
Le tecniche di lavorazione e la loro trasmissione permettono di avanzare ipotesi sulla divisione dei compiti, sul controllo delle risorse e sulle differenze di posizione sociale. Il confronto fra i reperti indica l’esistenza di reti di scambio o di commercio di oggetti e materie prime e spostamenti di persone, fondate anche sulla complementarità fra le economie delle valli.
Alla mobilità è d’altra parte dedicato inoltre il progetto ALPS, che prende in esame quasi 400 individui provenienti da siti funerari del Vallese e della Valle d’Aosta. Le analisi dei resti umani, degli isotopi e del DNA vengono combinate per studiare alimentazione, provenienza e cambiamenti delle popolazioni nel tempo.
Anche i complessi megalitici del Petit-Chasseur di Sion e di Saint-Martin-de-Corléans ad Aosta saranno messi a confronto. Alcuni interventi riesaminano il rapporto fra stele, cerimonie e sepolture. Si sta valutando se alcuni allineamenti abbiano avuto inizialmente una funzione cerimoniale precedente alla costruzione delle tombe.
Dalla Val di Susa alle Alpi francesi
Il 7 ottobre, Stefania Padovan, Luca Perolfi, Alessandra Fantino, Deborah Rocchietti e Luisa Ferrero presenteranno nuovi dati sui materiali di Chiomonte–La Maddalena, in Val di Susa. Il sito, scoperto nel 1984, è al centro di un riesame dei reperti custoditi nei depositi dei Musei Reali di Torino.
Il nuovo studio delle ceramiche e degli strumenti in pietra restituisce un quadro più articolato rispetto alle prime ricerche. Vi è il maggiore impiego di selce transalpina rispetto al quarzo locale, testimonianza dei circuiti di approvvigionamento ai quali partecipava l’insediamento.
Per il versante francese, le ricerche della Grande Rivoire, a Sassenage nell’Isère, seguono la comparsa di animali domestici, la coltivazione dei cereali e l’esistenza di ceramiche in strati datati fra il 5500 e il 5000 avanti Cristo, che conservano anche numerosi resti di attività di caccia.
Altri contributi riguardano gli insediamenti sulle rive dei laghi alpini francesi, il megalitismo nell’area del Lemano e le incisioni del Monte Bego, nelle Alpi Marittime. Uno studio sugli ornamenti comprende inoltre reperti della Liguria di Ponente, utilizzati per indagare i contatti fra gruppi culturali alla fine dell’età del Rame.
Una conferenza pubblica e la mostra sulle stele

Mercoledì 7 ottobre alle 18.30, nella sala NODA BCVS di Sion, Marc-Antoine Kaeser, direttore del Laténium, parco e museo di archeologia di Neuchâtel, terrà la conferenza «Le Néolithique, c’est plus ce que c’était !». L’incontro presenterà gli sviluppi recenti della ricerca dalla prospettiva del Jura e della regione dei Tre Laghi.
A Sion è anche visitabile [Im]mortelles, les stèles néolithiques de Sion, aperta dal 20 giugno nella chiesa dei Gesuiti. La mostra riunisce una ventina di stele antropomorfe, con figure, abiti, ornamenti e armi incisi nella pietra circa 4.500 anni fa.
L’esposizione, curata dal Museo di storia del Vallese e dall’Ufficio cantonale di archeologia, si trova in rue du Vieux-Collège 18. L’ingresso è gratuito; da ottobre a maggio è aperta dal martedì alla domenica, dalle 11 alle 17.
LEGGI ANCHE: A Sion, 23 stele neolitiche del Vallese in mostra nell’ex chiesa dei Gesuiti, dal 20 giugno








