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    Home » Articoli » Sulle orme di San Bernardo, protettore dei viaggiatori sulle Alpi
    Valle d’Aosta

    Sulle orme di San Bernardo, protettore dei viaggiatori sulle Alpi

    Olivier CiucciOlivier Ciucci25 Maggio 2024
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    Convent Of The Great St. Bernard, Switzerland/italy. Coloured Etching. More: Original Public Domain Image From wellcome Collection
    Convent of the Great St. Bernard, Switzerland/Italy. Coloured etching. More: Original public domain image from Wellcome Collection

    Con la riapertura dei passi del Petit e del Grand-Saint-Bernard, vi invitiamo a scoprire le tracce lasciate sulle Alpi da questo monaco dell’XI secolo, San Bernardo.

    San Bernardo nelle Alpi: storia o leggenda?

    San Bernardo è realmente esistito e ha vissuto nelle Alpi. Era arcidiacono di Aosta, dove ha sempre vissuto e predicato per convertire ed evangelizzare la popolazione, intorno alla metà dell’XI secolo.

    Ma dove storia e leggenda si incontrano è nella sua vita. Non esiste infatti una biografia ufficiale scritta dai suoi contemporanei, anche se esiste un riassunto della vita di un certo Bernardo, canonizzato sei secoli dopo la sua morte, scritto da un presunto successore, Riccardo di Valdisère, i cui testi sono noti come “Richardine”. In esso si apprende che il Santo proveniva da una famiglia nobile delle rive del lago di Annecy, più precisamente dalla famiglia de Menthon, e che fu in quell’epoca che prese il nome di San Bernardo di Menthon.

    Oggi la Chiesa lo chiama San Bernardo d’Aosta o San Bernardo delle Alpi e più di cinquanta chiese e cappelle in Savoia, Alta Savoia e Valle d’Aosta portano il suo nome. Si racconta anche della costruzione degli ospizi di Mont Joux e di Colonne Joux, inizialmente posti sotto la protezione di San Nicola e poi denominati Grand-Saint-Bernard e Petit-Saint-Bernard, quest’ultimo apparentemente ricostruito in seguito.

    E a volte i testi si confondono con un altro Bernardo, quello di Chiaravalle, nato dopo la morte del nostro San Bernardo delle Alpi e promotore dell’ordine cistercense, noto per la sua predicazione prima della Seconda Crociata, che passò per il Col de Mont-Joux mentre si recava a Roma per i concili.

    Il castello di Menthon-Saint-Bernard

    Si dice che Bernardo sia cresciuto nello splendore della nobiltà prima di intraprendere gli studi religiosi nel castello che oggi sorge nel villaggio di Menthon-Saint-Bernard. Questa è la rivendicazione della famiglia Menthon, proprietaria della proprietà, come descritto nella “Richardine”.

    Chateau De Menthon Saint Bernard 2013
    Il castello di Menthon-Saint-Bernard (CC BY SA 3.0 Florian Pépellin Wiki)

    Questo edificio si erge su uno sperone roccioso che domina la distesa blu del lago di Annecy. Il suo aspetto medievale, restaurato nel XIX secolo nello stile dell’architettura neogotica, è visibile nei suoi tetti a punta a spioventi e nelle torrette che si protendono verso il cielo come aghi, conferendogli un aspetto fiabesco. Si dice addirittura che abbia ispirato Walt Disney nella progettazione del castello della Bella Addormentata, così come Neuschwanstein in Baviera.

    La famiglia de Menthon, da cui si dice discendesse San Bernardo delle Alpi nell’XI secolo, è ancora proprietaria del castello, che è aperto ai visitatori da aprile a metà novembre. Esso dispone di numerose stanze arredate, di cucine in perfetto stato e di una biblioteca ben fornita, che ospita segretamente un’edizione completa dell’Encyclopédie di Diderot. In estate, è possibile partecipare a visite guidate condotte da attori in costume d’epoca per un’esperienza di immersione più completa.

    Il colle del Gran San Bernardo

    All’epoca, le condizioni invernali erano tali che l’attraversamento del Passo del Gran San Bernardo, un importante punto di passaggio nel Medioevo sulla strada per Roma tra il Vallese e la Valle d’Aosta, era estremamente rischioso. San Bernardo, arcidiacono di Aosta, era responsabile della sicurezza dei pellegrini attraverso le Alpi e decise di fondare un ospizio sulla Via Francigena come una sorta di rifugio dalle intemperie e dai briganti sotto la protezione di Dio. Riuscì a convincere il vescovo di Aosta ad abbandonare l’idea di restaurare il vecchio ospizio di Bourg-Saint-Pierre, ai piedi del passo sul versante vallesano, e a progettarne uno nuovo sul versante valdostano.

    Tuttavia, il sito doveva essere prima consacrato e tutti i simboli pagani rimossi, come la statua di Giove che si trovava sul monte, noto come Mont Jovis (Mont de Jupiter o più tardi Mont Joux) fin dall’epoca romana. Secondo la leggenda, quando la statua stava per cadere dal piedistallo, apparve il diavolo e Bernardo lo combatté e lo sconfisse. Da allora, il Santo è stato raffigurato con un diavolo incatenato ai piedi e oggi la sua statua si trova sullo stesso piedistallo.

    Hospice Du Grand Saint Bernard Gustav Nunnicke 07
    La statua sul Colle del Gran San Bernardo, intorno al 1934, di Gustav Nünnicke (CC BY SA 3.0 supported by Wikimedia Deutschland)

    Tuttavia, il vescovo di Aosta decise di cedere la custodia del colle al vescovo di Sion, il che spiega perché oggi il colle si trova in Svizzera e il confine è un po’ più avanti, sul versante italiano. Oggi è possibile visitare l’ospizio, ancora aperto nonostante la mancanza di una chiave per chiudere la porta, e la chiesa più alta d’Europa, a 2.469 metri di altitudine. Un filmato che ripercorre la storia dell’ospizio e un museo del tesoro completano la visita, che comprende anche un’area per i cani San Bernardo.

    Il Colle del Piccolo San Bernardo

    Il Colle del Piccolo San Bernardo era anche una delle principali vie di attraversamento delle Alpi da ovest a est, in quanto le strade che risalivano la valle della Tarentaise terminavano al colle e scendevano verso la Valle d’Aosta.

    Fu Giulio Cesare a ordinare la costruzione dell’Alpis Graia tra Milano e Vienne (a sud di Lione) nel 45 a.C.. Sul Colle, invece, furono costruite una “mansio” (un rifugio) e una colonna con una statua di Giove, da cui il nome originario di Colle della Colonna di Giove. È possibile che le truppe di Annibale siano passate di qui mentre andavano ad attaccare Roma, ma per gli storici la questione è ancora aperta.

    Statue De St Bernard De Menthon Et Hospice Du Col Ete 2019 1
    La statua al colle del Piccolo San Bernardo nel 2019 (CC BY SA 4.0 Florian Pépellin Wiki)

    San Bernardo, nello stesso spirito di protezione dei viaggiatori del passo, decise di creare un ospizio sul versante valdostano. Quando questo fu distrutto, fu costruita un’altra struttura sull’attuale suolo francese, che fu poi restaurata e ammodernata verso la fine degli anni ’90, con il sostegno del programma Interreg e la partecipazione dei comuni interessati. Questi edifici, con la grande statua di San Bernardo che veglia sui viaggiatori, sono visibili solo d’inverno agli sciatori che scendono dalle piste tra La Rosière e La Thuile; d’estate c’è un giardino alpino dove si può osservare e studiare la flora alpina, la “Chanousia”, che prende il nome dall’Abbé Chanoux, custode ottocentesco dell’ospizio e della sua cappella, la cui statua è visibile al valico del Colle.

    I cani San Bernardo nelle Alpi: qual è il legame con il Santo?

    Tutti conoscono la gentilezza e la fisionomia di questi cani di grossa taglia chiamati “San Bernardo”, apprezzati per la compagnia, la protezione e alcuni compiti della vita quotidiana. Originariamente mastini alpini, nel XVIII secolo famiglie vallesane e valdesi li donarono ai canonici a guardia del Colle del Gran San Bernardo.

    Solo nel 1800, quando le truppe napoleoniche attraversarono il Colle in preparazione della Campagna d’Italia, divennero coraggiosi soccorritori di soldati dispersi nella neve e nelle valanghe. È così che è iniziata la loro fama, che la selezione dei migliori animali ha dato vita alla razza attuale e che il Col, e non il Santo, ha dato loro il nome.

    Chiens Au Col Du Grand Saint Bernard Cc By Sa Wiki
    Due cani al Colle del Gran San Bernardo, vicino all’Ospizio (CC BY SA 4.0 wiki Razole)

    Questi grossi cani, che pesano tra gli 80 e i 100 chili, venivano utilizzati su tutti i passi di alta montagna, sia di confine che non, ed erano persino di proprietà del canonico Chanoux. Sono in grado di individuare un essere umano a sei metri sotto la neve e hanno un ottimo senso dell’orientamento; inoltre, percepiscono l’imminenza di valanghe, rendendoli ottimi alleati nel soccorso in montagna. È possibile visitare il loro allevamento proprio accanto all’ospizio del Col du Grand-Saint-Bernard.

    E il famoso barile di brandy al collo? Nessuno sa se sia vera o una pubblicità, e anche se né la tradizione orale né le descrizioni più dotte riescono a trovare un punto di accordo, l’immagine di conforto rimane bellissima.

    San Bernardo nelle Alpi

    San Bernardo è una figura importante nelle Alpi. Protettore dei viaggiatori transfrontalieri grazie al suo desiderio di costruire ospizi di montagna, è diventato protettore degli alpinisti e dei montanari nel 1923, ed è persino protettore delle truppe alpine dell’esercito francese dal 15 giugno 1993, giorno della sua sepoltura a Novara nel 1081.

    Statue di lui sono presenti in diverse chiese delle nostre regioni alpine, e due importanti passi alpini attraversati ogni anno da migliaia di auto, moto e biciclette portano il suo nome; anche una via centrale della città di Aosta, accanto alla cattedrale, è intitolata a lui.

    Numerose reliquie sono sparse in tutto l’arco alpino: i suoi denti si trovano nel Castello di Menthon e nell’ospizio del Col du Grand Saint Bernard, le sue ossa a Torino, Aosta e Casale e una costola a Saint-Maurice-d’Agaune, nel Vallese.

    Un santo transfrontaliero, sia in vita che dopo la morte.

    LEGGI ANCHE: La travolgente Cappella della Crocifissione al Sacro Monte di Varallo

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    Con un piede in Francia e uno in Italia, ho attraversato le frontiere fin da bambino e sono appassionato di cultura alpina e dei paesaggi delle Alpi. Trasmetto questa passione attraverso il mio lavoro di scrittore e consulente nel settore del turismo e della vita all'aria aperta. Ho creato il blog alpaddict.com e guido una comunità di diverse migliaia di appassionati sui social network associati al blog. Potrete incontrarmi in montagna, in città o in un museo, ma sempre con la mia macchina fotografica!

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