Lingua genovese, corsi e teatro a Genova: prende il via l’iniziativa “Semmo tûtti Zeinexi”, per valorizzare e tutelare la lingua genovese, promossa dal Comune di Genova in collaborazione con la Consulta ligure.

L’iniziativa, che coinvolge 700 volontari, nasce dal protocollo da loro firmato in occasione del Confeugo 2024, la celebrazione tradizionale del falò di Piazza Ferraris del 21 dicembre.

Una rete e dei corsi per la lingua genovese

L’assessora comunale alle Tradizioni, Paola Bordilli, ha sottolineato il valore di una rete collaborativa per la tutela del genovese e il coinvolgimento di quasi 700 volontari mentre il presidente della Consulta ligure, Giorgio Oddone, ha evidenziato la volontà di riportare il genovese nei contesti quotidiani e di utilizzare strumenti digitali come Wikipedia in ligure.

Ci sono i corsi di lingua genovese da inizio aprile a giugno, aperti a tutti su prenotazione, nelle biblioteche di Genova di Berio, Lercari, Benzi e Cervetto, e affronteranno temi di grammatica, fonetica, storia della lingua e uso contemporaneo.

Accanto ai corsi, saranno attivati gruppi di conversazione per praticare la lingua in un contesto informale. Gli incontri si terranno dal 6 aprile all’8 giugno in diversi spazi civici e biblioteche, tra cui il Centro Civico Buranello, la Biblioteca Berio e il Centro Civico Staglieno.

Spettacoli e giochi tradizionali

Il 9 maggio, a Palazzo Tursi, sede del Comune, è in programma una serata musicale per celebrare i 100 anni del celebre brano “Ma se ghe penso”, scritto nel 1925 da Mario Cappello e Attilio Margutti. La canzone della cultura musicale ligure è stata interpretata negli anni da Bruno Lauzi, Gino Paoli, Mina e Gilberto Govi.

Il cortile di Palazzo Tursi ospiterà il 10 e 11 maggio due giornate dedicate ai giochi della tradizione, con tavoli tematici in genovese: dal gioco dell’oca alle carte liguri.

Inoltre, dal 12 al 17 maggio, il Teatro Verdi, il Teatro Govi e l’Auditorium Montale accoglieranno tre spettacoli, tra cui “O dénte do giudìçio” e “Cronicomica famigliare”, con testi in genovese e altre lingue.

Il ligure, considerato nell’insieme delle sue varianti, è parlato in tutta la Liguria, ad esclusione della Val Bormida e della zona di Sarzana, vicino alla Toscana. Ha prodotto varie isole linguistiche, scomparse nella prima parte e verso la metà del Novecento nel Principato di Monaco (il monegasco, di cui rimangono tracce), a Bonifacio in Corsica, a Biot, Mons ed Escragnolles in Provenza (il figun). A Gibilterra ha invece resistito fino alla metà del secolo scorso, e lo si trovava in varie località del mediterrano, e poi in America latina, a Buenos Aires, in Cile e in Perù. Ha interagito con altre lingue, tra cui il còrso.

Nel 1998 parlavano ancora il tabarchino, una variante del ligure, l’87% degli abitanti di Carloforte e il 68% degli abitanti di Calasetta, nel sud della Sardegna. Molte vicende sono legate alla repubblica marinara. L’Unesco ha inserito il ligure nell’Atlante delle lingue del mondo in pericolo.

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Direttore di Nos Alpes, giornalista. Ha collaborato in tempi diversi con varie riviste e giornali, da Il Mulino a Limes, da Formiche a Start Magazine.

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