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    Home » Articoli » Cosa ho visto a Bruxelles alla Settimana europea delle Regioni e delle città
    Europa e Alpi

    Cosa ho visto a Bruxelles alla Settimana europea delle Regioni e delle città

    Giorgia GambinoGiorgia Gambino20 Ottobre 2025
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    Un moment à RegioStars à la Semaine européenne des Régions et des villes 2025, à Bruxelles - Un momento di RegioStars alla Settimana europea delle Regioni e delle città 2025 (c) Nos Alpes Giorgia Gambino
    Un moment à RegioStars à la Semaine européenne des Régions et des villes 2025, à Bruxelles - Un momento di RegioStars alla Settimana europea delle Regioni e delle città 2025 (c) Nos Alpes Giorgia Gambino

    Giorgia Gambino ci racconta in prima persona Settimana europea delle Regioni e delle città che si è tenuta a Bruxelles e a cui ha assistito insieme alla squadra di Typicalp, progetto Interreg Italia-Svizzera finalista dei Regiostars Awards.

    **

    La mia esperienza alla alla Settimana europea delle Regioni e delle città 2025 è esordita nel pomeriggio di lunedì 13 ottobre scorso a seguito del mio approdo a Bruxelles dopo una domenica di viaggio tra auto e aereo. A posteriori, ho modo di proporre tale racconto in prima persona poiché ho preso parte a tale evento di risonanza europea assieme ai colleghi del progetto Interreg Italia-Svizzera 2014/2020 Typicalp, di cui è capofila l’Institut Agricole régional della Valle d’Aosta.

    La Settimana europea delle Regioni e delle Città

    La Settimana europea delle Regioni e delle Città, o European Week of Regions and Cities, e nota anche come #EURegionsWeek, è un grande evento annuale dedicato alla politica di coesione dell’Unione Europea, organizzato congiuntamente dalla Commissione Europea e dal Comitato europeo delle Regioni. Essa si svolge abitualmente ogni ottobre a Bruxelles e riunisce rappresentanti delle istituzioni europee, amministratori locali e regionali, esperti, accademici e semplici cittadini interessati alle tematiche trattate.

    Nel corso della settimana sono organizzati seminari, conferenze, laboratori e sessioni di networking che affrontano tematiche quali la coesione economica, sociale e territoriale, la sostenibilità ambientale, l’innovazione, la transizione digitale e le strategie di sviluppo. Il tutto sulla scorta di uno specifico filo conduttore, quest’anno nello specifico “Disegnare il domani, insieme”, ovverosia una serie di azioni volta a sostenere i territori più periferici come possono essere alcune aree delle stesse Nostre Alpi, nella crescita a contrasto allo spopolamento.

    The square bruxelles alla settimana europea delle regioni e delle città 2025 (c) european union
    The Square Bruxelles alla Settimana europea delle Regioni e delle città 2025 (c) European Union

    Panel e workshop

    Durante le tre giornate della European Week of Regions and Cities 2025 ho avuto l’occasione di partecipare a sessioni e discussioni che coprivano sia aspetti tecnici sia aspetti politici della coesione territoriale europea.

    In un panel dedicato alle “Cities Building Tomorrow” (Le città che costruiscono il domani) si è per esempio trattato del ruolo urbano quale laboratorio di resilienza e sostenibilità, mentre una sua controparte ha affrontato la tematica del “Right to Stay” (il diritto a rimanere) ovverosia come garantire servizi, infrastrutture e opportunità anche nei territori lontani dai grandi poli economici.

    Si sono tenuti, tra i molteplici appuntamenti in programma, laboratori come “Cities leveraging data for impact – showcasing real-life success stories” (Città che sfruttano i dati per ottenere risultati concreti: storie di successo nella vita reale) e “European Youth Capitals – Turning brain drain upside down” (Capitali europee della gioventù: invertire la direzione della fuga dei cervelli).

    Altri sono per contro stati di natura più specificatamente rivolta a un pubblico esperto, come possono essere stati “Connected to stay: Investing in digital connectivity for Europe’s rural, remote and outermost regions” (Connessi per rimanere: Investire nella connettività digitale per le regioni rurali, remote e ultraperiferiche dell’Europa), promosso dall’Agenzia esecutiva europea per la salute e il digitale (HaDEA) assieme alla Direzione generale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale (AGRI) (DG AGRI).

    Image
    “Uniti per una forte politica di coesione dell’Unione europea”, al Comitato delle Regioni a
    Bruxelles, l 13 ottobre 2025 (c) European Union Octavian Carare

    Il Comitato europeo delle Regioni

    In parallelo alla Settimana europea delle Regioni e delle città, si è riunito il Comitato delle Regioni, l’assemblea politica che a oggi riunisce e rappresenta 329 membri tra presidenti di Regione, sindaci e rappresentanti eletti a livello territoriale. Il suo compito principale è di esprimere pareri su proposte legislative europee che incidono direttamente sulle competenze regionali e locali, garantendo che le decisioni dell’UE rispettino il principio di sussidiarietà, ovverosia che vengano prese il più vicino possibile ai cittadini.

    Nell’edizione 2025, la presidente Kata Tüttő ha aperto i lavori assieme a Roberta Metsola, presidente del Parlamento Europeo, e a Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione Europea con delega alla coesione e alle riforme. Lunedì 13 ottobre è stata presentata la Relazione 2025 sulla situazione delle Regioni e delle città dal punto di vista delle tre priorità politiche di coesione, resilienza e prossimità. Nei giorni successivi la sessione plenaria ha trattato della riforma dei fondi strutturali, di diritti sociali e del quadro finanziario pluriennale post-2027.

    Proprio tale ultimo aspetto ha destato più di una critica alla proposta di bilancio pluriennale 2028-2034 dell’Unione Europea, che ha suscitato reazioni unanimi di preoccupazione per l’eccessiva centralizzazione dei fondi strutturali proposta. Di qui dunque l’approvazione di una risoluzione congiunta di tutte le Regioni europee a respingere la bozza di bilancio e a denunciare il rischio di una progressiva “nazionalizzazione” delle politiche di coesione, della pesca e dell’agricoltura.

    All’ordine del giorno e tra i pareri approvati figuravano anche, per citarne alcuni, “Una strategia dell’UE contro la povertà” (Yonnec Polet, Belgio), e “Preparazione della difesa europea 2030” (Ricardo Rio, Portogallo).

    Avevano un tema di prospettiva anche “Relazioni tra l’UE e la Svizzera: una dimensione territoriale” (Matteo Luigi Bianchi, Italia) e “Rafforzare i diritti delle donne nell’UE: una prospettiva locale e regionale” (Carina Ohlsson, Svezia).

    La mia esperienza

    Dopo la giornata di preparazione e la cerimonia di lancio di lunedì 13 ottobre alla presenza di autorità europee tra cui la stessa Tüttő, martedì 14 la Settimana europea delle Regioni e delle Città 2025 ha potuto entrare a tutti gli effetti nel vivo. Una settantina di stand ha popolato lo Square Brussels, attirando centinaia di visitatori alla scoperta di enti pubblici (piattaforma di statistica Eurostat), programmi (Interreg), iniziative (EU Diversity Initiatives) e progetti (lo stesso Typicalp).

    L’ampio spazio era un melting pot di lingue e di culture differenti, una commistione ricca e arricchente che aumentava l’accessibilità dell’evento ma anche le sue potenzialità di accrescimento personale e valorizzazione dei territori. Aggirandosi tra i banchi dei diversi Paesi, dalle isole del Mediterraneo alle aree alpine, si percepiva la varietà di una Europa che accetta le proprie differenze nello sforzo di costruire qualche cosa di congiunto in termini di innovazione e cittadinanza.

    Ho partecipato anche a momenti di networking formale (al nostro stand) e informale (chiacchierando con gli altri espositori), dove la dimensione politica lasciava spazio alle relazioni personali tra scambi di idee, contatti, esperienze sul campo. Ultima chicca sono ancora state le degustazioni di prodotti tipici provenienti da differenti e variegati territori tra cui formaggi dalla Sicilia, dolci dall’Ucraina, carni dalla Germania e molto altro da Peloponneso, Nicosia, Moldavia e Transilvania.

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    Alla Settimana europea delle Regioni e delle Città 2025 (c) Nos Alpes Giorgia Gambino

    Il premio dei Regiostars Awards

    Durante la Settimana europea delle Regioni e delle città, uno dei momenti che davvero ho vissuto come speciale ha coinciso con la cerimonia di assegnazione dei Regiostars Awards, premi istituiti per i progetti più innovativi della Commissione Europea. Entrando nella Gold Hall dello Square Bruxelles, un grande auditorium la cui penombra era già sferzata da giochi di luci e trapassata da raggi di colore, la trepidazione della vittoria dei concorrenti permeava l’aria rendendola al contempo lieve come la soddisfazione e pesante come la speranza.

    Sapere che il progetto Typicalp, al quale ho offerto il mio supporto comunicativo a supporto e nel quadro dell’Institut Agricole Régional, è stato selezionato come uno dei 25 finalisti tra ben 266 candidature provenienti da tutta Europa, era una riprova che il lavoro dei ricercatori è stato riconosciuto oltre al contesto locale, quale esempio e ispirazione per altri territori.

    Al momento dell’annuncio del premio

    Vedere presentata l’iniziativa dinnanzi a una giuria internazionale da parte dei referenti Sabina Valentini e Luca Vernetti-Prot è poi stato un mix di orgoglio per ciò che i colleghi sono stati in grado di fare lungo il quinquennio 2018-2023 ma anche di un briciolo di responsabilità per l’impegno comunicativo da me profuso lungo questi mesi.

    Quando, però, la sala non ha risuonato dell’annuncio dei nostri nomi per la categoria “A smart and competitive Europe” (Un’Europa intelligente e competitiva) e per il Public choice award, non ho nascosto una punta di delusione, inevitabile, dopo un percorso così intenso per tutti, persino per me che ho vissuto di persona soltanto la coda finale dell’iniziativa.

    Ma è durata poco. L’applauso della sala, gli sguardi di chi avevamo incontrato nei giorni precedenti, il riconoscimento espresso da tanti colleghi e partner europei hanno reso quel mancato riconoscimento in un segnale positivo di visibilità, ascolto e apprezzamento.

    Il Palais Royal a Bruxelles (c) Nos Alpes Giorgia Gambino
    Il Palais Royal a Bruxelles (c) Nos Alpes Giorgia Gambino

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    Giorgia gambino
    Giorgia Gambino
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    Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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