Ritorniamo con un contributo di Robert Louvin al convegno di Bard sui temi delle aree post-glaciali, tra diritto e analisi scientifica.
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La XIV edizione di Meteolab e Climalab si è tenuta sabato 15 novembre scorso, come ogni anno, nella Sala Olivero del Forte di Bard, in Valle d’Aosta.
L’appuntamento di divulgazione ambientale e climatica, ideato dal climatologo Luca Mercalli, presidente della Società metereologica italiana e ambasciatore per il clima dell’Unione Europea, non poteva che essere consacrata, nell’anno 2025 proclamato dall’ONU “Anno Internazionale per la Conservazione dei Ghiacciai”, ai nostri giganti bianche e alla loro condizione critica.
Guardando oltre alla pura difesa delle masse glaciali, legata all’impegno mondiale oggi purtroppo largamente insufficiente per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, gli studiosi presenti si sono confrontati soprattutto sui rischi connessi alla de-glaciazione e sul destino delle aree post-glaciali.
L’attenzione dei relatori è stata rivolta alla gestione delle crisi, fra cui spiccava quest’anno la gigantesca frana di Blatten, in Vallese, vicenda quantomai ricca di spunti per migliorare la reattività degli enti di governo del territorio e delle comunità nella gestione delle catastrofi.
Oltre agli aspetti tecnici della prevenzione e della protezione dai rischi delle catastrofi, il tema del diritto glaciale è stato poi sviluppato anche da un nutrito panel di giuristi che hanno affrontato i profili internazionali, europei e nazionali della tutela dei ghiacciai.
Un ponte fra le scienze ambientali e il diritto
Nel corso della tavola rotonda, presieduta da chi scrive, in ragione anche del suo ruolo di professore dell’Università di Trieste, si è gettato un ponte fra le scienze ambientali e il diritto: le forze vive del diritto non devono operare solo secondo una funzione ‘notarile’ rispetto ai cambiamenti in atto, ma devono svolgere un ruolo pro-attivo, suggerendo strategie giuridiche nuove per far fronte ai cambiamenti in atto nella criosfera.
Sei giovani ricercatori italiani e stranieri si sono quindi confrontati – in una chiave comparatistica che ha coinvolto le legislazioni italiana e svizzera oltre alle norme internazionali e dell’Unione europea – in un dialogo critico sui regimi di protezione dei ghiacciai, sulla loro conservazione e sul ripristino degli ecosistemi montani dopo la fusione di ghiacciai.
L’analisi è partita dalle indicazioni esplicitate sia nei documenti programmatici internazionali che nelle norme costituzionali e ha puntato anche all’approfondimento dei momenti della cooperazione transfrontaliera intorno alle dorsali montane sia alpine che himalayane, per arrivare a momenti di proposta per un ‘risveglio’ dei giuristi intorno ad un tema spesso ignorato dalla dottrina.
La traiettoria suggerita propone dunque un’evoluzione da un “diritto glaciale” ancora da completare a tutela dei ghiacciai ad un prossimo e necessario “diritto post-glaciale” che stabilisca forme efficaci di tutela delle aree de-glacializzate.
Il convegno si è concluso con un appello per una mobilitazione larga, una vera e propria “chiamata alle armi” dei giuristi a difesa dei ghiacciai, affinché si lascino coinvolgere sempre più attivamente nel movimento internazionale della scienza a tutela della criosfera.
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