A decorrere dal mese di marzo e lungo i prossimi sei mesi, nella parrocchia di Sankt Moritz (Cantone dei Grigioni) non sarà più celebrata la consueta messa domenicale in lingua italiana. La comunicazione del bollettino parrocchiale, firmata da Don Hipolito Garcia Robles, motiva la scelta con l’intento di favorire una maggiore coesione tra i fedeli, rassicurando circa la continuità della funzione bilingue italiano-tedesco del sabato.

Tale riorganizzazione, che secondo la parrocchia dovrebbe rispondere a esigenze di unità pastorale, ha finito con il suscitare evidenti reazioni critiche all’interno della comunità italofona locale. Nonostante la lontananza dalla zona di attinenza di Nos Alpes, tale notizia riveste per noi una netta importanza in virtù delle sue implicazioni in termini di identità linguistica e culturale nonché di rapporti transfrontalieri tra comunità confinanti.

La reazione della comunità dopo lo stop alla messa in italiano a Sankt Moritz

La notizia dello stop alla messa in italiano a Sankt Moritz ha generato malcontento tra i fedeli di lingua italiana, che vedono nella sospensione un segnale di progressiva marginalizzazione. In una lettera indirizzata anche al vescovo della diocesi di Coira e alla presidente del Comune parrocchiale, un comitato spontaneo parla di scelta penalizzante sotto il profilo spirituale e identitario.

Secondo i promotori dell’iniziativa, la messa non rappresenta soltanto un rito religioso bensì un momento di riconoscimento culturale e linguistico, ciò che porta a percepire l’attuale decisione come un ingiusto ridimensionamento. La comunità italofona nella Valle dell’Engadina comprende difatti residenti storici, frontalieri, personale stagionale e turisti, per la quale in passato era prevista anche una celebrazione feriale sospesa durante la pandemia e mai più ripristinata.

Un confronto ancora aperto

I rapporti tra una parte dei fedeli e il comitato parrocchiale a seguito della sospensione della messa in italiano a Sankt Moritz risultano al momento tesi, anche se è stato annunciato un prossimo incontro volto a valutare alternative. Da un lato è stata avviata una raccolta firme per chiedere il mantenimento della celebrazione in italiano, mentre dall’altro la presidenza della parrocchia ha sottolineato l’opportunità di un dialogo interno prima di ricorrere alla ribalta mediatica.

Tra le ipotesi circolate vi è anche il coinvolgimento di sacerdoti provenienti da aree italofone limitrofe, così da garantire continuità liturgica senza rinunciare alla dimensione linguistica. Questo anche al fine di salvaguardare e mantenere la funzione di coesione sociale svolta dalle celebrazioni nelle comunità minoritarie, parte di una riflessione più ampia sul pluralismo linguistico e sul riconoscimento dell’identità.

L’italiano in Svizzera: il quadro generale e il caso di Sankt Moritz

La vicenda della sospensione della messa in italiano a Sankt Moritz si inserisce in un contesto più ampio, dove esso veste il ruolo di una delle quattro lingue della Svizzera, riconosciuta a livello federale insieme a tedesco, francese e romancio. Tuttavia, la diffusione territoriale di tale idioma risulta disomogenea: esso è lingua ufficiale nel Canton Ticino e co-ufficiale nei Grigioni ma diviene minoritaria in molte aree del Paese.

Nello stesso Cantone di cui fa parte la Valle dell’Engadina, convivono tre lingue ufficiali, ovverosia tedesco (circa il 74% dei parlanti), romancio (circa il 14% dei parlanti) e appunto italiano (circa il 13% dei parlanti). Il territorio è suddiviso linguisticamente, con il tedesco che prevale nelle zone nord e centro, il romancio in Engadina e zone grigionesi centrali e l’italiano nelle valli meridionali (Mesolcina, Calanca, Bregaglia, Poschiavo). 

A Sankt Moritz, centro turistico di rilievo internazionale, la presenza italiana è storicamente significativa ma numericamente inferiore rispetto alla componente germanofona. L’uso della lingua è dunque legato sia alla tradizione locale sia ai flussi migratori interni ed esteri che hanno caratterizzato la regione nel corso del Novecento e degli ultimi decenni.

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Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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