Il 2026 è stato proclamato Anno internazionale dei pascoli e dei pastori dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, risoluzione avanzata dalla Mongolia e sostenuta da circa sessanta Stati membri, poi approvata il 28 gennaio del 2022. La proposta, supportata da 102 Paesi e 409 organizzazioni, vuole riconoscere il contributo strategico di tali elementi alla sostenibilità ambientale, allo sviluppo economico e alla sicurezza dei mezzi di sussistenza di milioni di persone nel mondo.

Gli obiettivi dell’Anno internazionale dei pascoli e dei pastori

L’Anno internazionale dei pascoli e dei pastori mira a rafforzare la consapevolezza pubblica e politica circa l’importanza della salute dei pascoli e della pastorizia sostenibile. Tra gli obiettivi principali di tale iniziativa figurano il miglioramento della produttività del settore zootecnico, la promozione di investimenti responsabili e il sostegno a una gestione del territorio coniugante tutela degli ecosistemi e redditività economica.

Centrale è anche la tematica dell’equità di accesso ai mercati, ai servizi sanitari e alle risorse per l’allevamento, che rappresentano condizioni essenziali per la resilienza delle comunità pastorali. Questo al fine di rafforzare il riconoscimento economico, sociale e culturale dei pascoli e dei loro custodi, sottolineando come la loro sostenibilità sia una risorsa strategica non soltanto per le comunità bensì anche per l’intera società globale.

Pascoli, ecosistemi e culture

I pascoli sono sistemi complessi in cui natura, cultura e storia convivono, un intreccio che le pratiche pastorali, spesse volte basate sulla mobilità stagionale, rispettano con un uso adattivo dei territori e un equilibrio con ambienti naturali dinamici. Essi garantiscono sicurezza alimentare e mezzi di sussistenza alla popolazione mondiale e forniscono benefici che vanno oltre l’allevamento, dalla conservazione della biodiversità al sequestro del carbonio, sino alla protezione delle risorse idriche.

Negli ultimi anni, i sistemi pastorali sono sempre più esposti a pressioni crescenti tra cui eventi climatici estremi, degrado del suolo, diffusione di malattie animali e competizione per l’uso dei terreni che ne stanno mettendo a rischio la produttività. Tali criticità incidono sulle economie rurali e possono aggravare fenomeni di povertà e marginalizzazione, questioni che l’Anno internazionale dei pascoli e dei pastori si propone di riportare al centro dell’agenda globale.

Il ruolo della pastorizia nelle Alpi

Anche nelle Nostre Alpi la pastorizia rappresenta un elemento fondante del paesaggio e dell’identità culturale oltre che un sapere antico a oggi chiamato a confrontarsi con le sfide della modernità e del cambiamento climatico. Pratiche come la transumanza, lo spostamento stagionale delle mandrie tra fondovalle e alpeggi, hanno modellato territori e comunità, aiutando a preservare prati di alta quota e mantenendo la biodiversità.

Tra Francia, Italia e Svizzera, i pascoli occupano una quota rilevante del territorio alpino e ospitano ogni estate milioni di capi di bestiame, in prevalenza bovini e ovicaprini. Tale sistema è riconosciuto come patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, insieme alla stagione dell’alpeggio, sottolineando il valore culturale e sociale oltre che economico e agricolo di tali attività.

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Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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