Fino al 14 giugno 2026, alla Fondation Pierre Gianadda di Martigny, in Vallese, si potrà vedere De Manet à Kelly. L’art de l’empreinte, un’esposizione dedicata all’arte dell’incisione tra Ottocento e Novecento, con 178 opere provenienti dalla biblioteca dell’Institut national d’histoire de l’art (INHA) di Parigi.
Il percorso espositivo si sviluppa attraverso temi e tecniche, proponendo un nuovo sguardo su due secoli di pratiche incisorie, dalla visione pionieristica di Jacques Doucet alle esperienze contemporanee più sperimentali.
Due secoli di incisioni
La mostra presenta una selezione di stampe che attraversano due secoli di storia dell’arte e raccontano l’evoluzione della grafica d’autore attraverso approcci, tecniche e finalità differenti. Da Francisco de Goya a Ellsworth Kelly, passando per Édouard Manet, Käthe Kollwitz, Edvard Munch, Mary Cassatt, Odilon Redon, Marcel Duchamp e Vera Molnár, le opere testimoniano una sorprendente varietà espressiva e concettuale.
Le 178 opere esposte provengono dalla collezione dell’Institut national d’histoire de l’art, costruita a partire dalla donazione iniziale di Jacques Doucet (1853–1929), figura centrale nella storia del collezionismo francese e fondatore della Biblioteca d’arte e d’archeologia, poi confluita nell’attuale INHA. L’esposizione, realizzata in collaborazione con l’istituto parigino, segna un ritorno a Martigny oltre trent’anni dopo la mostra De Goya à Matisse, anch’essa basata sulla raccolta Doucet, presentata nel 1992 alla Fondation Pierre Gianadda.
Temi e percorsi
Il percorso espositivo è suddiviso in sequenze tematiche che esplorano l’opera incisa come linguaggio artistico autonomo e articolato. La mostra si apre con una sezione dedicata alla figura di Doucet, alla sua visione collezionistica e al primo nucleo della biblioteca, con opere di Manet, Goya, Braque, Cassatt e Matisse, selezionate per restituire lo spirito innovativo che animava le scelte iniziali della raccolta.
Seguono otto sezioni tematiche intitolate “Énergies”, “Figures”, “Regards”, “Paysages”, “Hommages”, “Situations”, “Combats” e “Visions”. I capitoli mettono in relazione opere di epoche e stili differenti attraverso nozioni comuni ma aperte all’interpretazione: la rappresentazione del corpo, la tensione sociale, il paesaggio come spazio simbolico, la memoria storica, la riflessione sul gesto artistico.
In questo modo, la mostra invita il pubblico a leggere le opere non solo nella loro dimensione storica, ma anche come tracce di interrogazioni ancora attuali.
Tecniche e materiali: l’incisione come arte del segno e della materia
Una sezione specifica è dedicata alla varietà delle tecniche incisorie – dalla litografia alla xilografia, dall’acquaforte alla serigrafia – con l’obiettivo di restituire la complessità materiale di un linguaggio artistico spesso considerato secondario.
L’attenzione si concentra sulla capacità dell’incisione di esplorare il rapporto tra gesto e materia, tra riproducibilità e unicità, tra segno e forma.
La mostra si chiude con un’ultima sezione, intitolata “Au fil d’une collection”, che ripercorre le scelte curatoriali e le politiche d’acquisizione dell’INHA dal tempo di Doucet fino ai nostri giorni, mostrando documenti d’archivio e opere emblematiche donate o acquisite di recente.
Un confronto tra poetiche e sguardi
L’allestimento, pensato per favorire il confronto diretto tra opere distanti nel tempo, mette in dialogo l’astrazione radicale di Ellsworth Kelly con le figure inquietanti di Edvard Munch, o le immagini oniriche di Odilon Redon con la documentazione sociale di Käthe Kollwitz e Manet.
La mostra propone una narrazione alternativa del modernismo, letta attraverso il filtro dell’incisione, considerata non come genere ancillare, ma come linguaggio centrale nella produzione di molti artisti moderni.
In questo senso, l’“arte dell’impronta” non è solo un riferimento tecnico: è anche una metafora del segno che si imprime nella storia, della ripetizione come variazione, del rapporto complesso tra visibile e invisibile.
L’incisione diventa così un mezzo privilegiato per interrogare il ruolo sociale delle immagini, la funzione dello sguardo, la costruzione del reale attraverso la rappresentazione.
Un progetto condiviso e una lunga collaborazione
La realizzazione della mostra alla Fondation Pierre Gianadda ha un significato particolare per l’INHA, grazie al legame storico con Léonard Gianadda, sostenitore della biblioteca e mecenate determinante per il consolidamento della collezione.
Il suo contributo ha reso possibili importanti interventi di restauro, oltre all’acquisizione di opere di artisti come Marcel Duchamp, Mary Cassatt e Théophile Alexandre Steinlen. L’esposizione si propone anche come riconoscimento del ruolo svolto da Gianadda nella valorizzazione del patrimonio grafico dell’istituzione parigina.
La mostra sarà visitabile tutti i giorni, dalle 10.00 alle 18.00, dal 12 dicembre 2025 al 14 giugno 2026, negli spazi della Fondation Pierre Gianadda, a Martigny, in Vallese.
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