Nel 2025, le multinazionali estere in Piemonte rafforzano il proprio ruolo economico attraverso investimenti, occupazione e attenzione alla sostenibilità. Un’indagine della Camera di commercio di Torino e di Unioncamere Piemonte analizza la presenza e l’impatto delle aziende a controllo estero nella Regione, evidenziando un radicamento crescente nel tessuto produttivo locale.
Lo studio si basa su una rilevazione effettuata nell’ottobre 2025 su un campione di 227 imprese (circa 37.000 addetti) e restituisce un’immagine della presenza internazionale in Piemonte: oltre 1.300 multinazionali, con più di 5.600 sedi e 183mila addetti, operano in settori della manifattura, del commercio e in alcuni settori con forte innovazione, dall’ICT all’aerospazio.
I risultati dell’indagine sono stati presentati mercoledì 14 gennaio a Palazzo Birago, la sede della Camera di commercio di Torino. nell’incontro pubblico ci sono stati gli interventi del presidente della Camera di commercio di Torino Massimiliano Cipolletta, delle responsabili degli uffici studi Barbara Barazza e Sarah Bovini, del presidente di Ceipiemonte Dario Peirone e dell’assessore regionale Andrea Tronzano.
Lo studio – ed è alla seconda edizione – ha una sua ragione di fondo: comprendere l’attrattività del territorio, lo sviluppo indotto dalle imprese esterne sul sistema economico complessivo, i settori di attività, le relazione economiche internazionali del territorio, anche in relazione al complicato contesto geopolitico ed economico attuale, comprese le politiche dei dazi statunitensi.
Distribuzione geografica e settori prevalenti
Intanto, è importante comprendere la concentrazione: la città metropolitana di Torino ospita il 72 per cento delle multinazionali estere attive in Piemonte, seguita da Novara, Alessandria e Cuneo.
Le sedi sono perlopiù unità produttive e uffici commerciali, con qualche sede legale per l’Italia di gruppi esteri, dopo Milano e Roma. Questa distribuzione riflette la prossimità alle infrastrutture, alle reti logistiche e alla disponibilità di manodopera qualificata. Si tratta in altri termini di centri produttivi distaccati o di unità commerciali, attive per il Nord Ovest o per l’insieme del Paese.
I settori maggiormente rappresentati sono automotive (32 per cento), chimica-gomma-plastica e metalmeccanica (13 per cento ciascuno): con il 58% ci troviamo nell’ambito classico della manifattura in Piemonte, con le competenze nate intorno all’auto, alla meccanica e ai materiali corrispondenti. Poi ci sono la distribuzione commerciale (18 per cento) ed emergono i comparti ad alta intensità tecnologica come ICT, aerospazio e logistica. Sono le zone con i segnali di innovazione più significativi.
Origine del capitale e modalità di ingresso
Gli investimenti provengono in prevalenza dall’Europa (Unione europea e altri Paesi europei, il 79 per cento), con Francia (20 per cento) e Germania (19 per cento) in prima linea. Gli Stati Uniti sono il principale investitore extra-Ue, con il 12 per cento delle partecipazioni, mentre l’Estremo oriente arriva al 6%, con al suo interno un 2% del Giappone. Una configurazione quindi piuttosto classica, senza pesi importanti di economie globali come Cina (presente invece con investimenti in Rhône-Alpes) e India.
Le modalità di ingresso sul territorio vedono una prevalenza di acquisizioni (57 per cento, il cosiddetto brownfield), mentre il 43 per cento ha realizzato investimenti nuovi, cioè greenfield, in particolare prima del 2010.
C’è quindi una tendenza alla valorizzazione o di inserimento nelle risorse esistenti sul territorio. Le situazioni possono essere varie, di recupero, rilancio oppure di semplica presa di controllo di imprese esistenti, con le relativa competenze, impianti e filiere locali.
Investimenti e transizione digitale
Nel triennio 2022-2024, l’80 per cento delle imprese ha effettuato investimenti. La propensione è più alta tra le aziende medio-grandi, con il 100 per cento di quelle oltre i 250 addetti coinvolte. Le principali aree sono macchinari, formazione, tecnologie per l’industria 4.0 ed energie rinnovabili. L’Intelligenza Artificiale è presente nel 9 per cento dei casi, segnale di una trasformazione ancora iniziale, anche in queste imprese estere.
Tale sviluppo ha una certa coerenza con il relativo ritardo rispetto alla media europea nell’uso dell’IA generativa.
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