La Stampa di oggi, 19 gennaio 2026, dedica un’analisi alla presenza di operatori cinesi nella filiera della produzione di automobili in Piemonte e a Torino, con un focus sul ruolo crescente degli investimenti nel tessuto produttivo locale.
L’approfondimento offre una lettura in parte diversa, o quanto meno complementare, rispetto al panorama rassicurante sulle grandi imprese estere nella Regione Piemonte, presentato mercoledì 14 gennaio alla Camera di commercio di Torino, e di cui abbiamo parlato.
In quello schema l’approccio era sui numeri generali. Il totale “occidentale” nella presenza di grandi gruppi esterni arrivava al 91%, di cui il 79% per cento europeo e un 12 % statunitense. La Cina era poco evidente nel rapporto e inclusa nella categoria dell’Estremo oriente. A prima vista aveva un peso limitato – visto che sul 6% dell”Estremo oriente” il Giappone pesava già per il 2%.
Il ritratto dell’analisi delle pagine di Torino de La Stampa indica invece una presenza cinese piuttosto attiva. Il panorama presenta quindi una certa analogia con quanto avviene in Regione Rhône-Alpes.
160 operazioni di fusione o acquisizione in Italia
Secondo i dati riportati, negli ultimi quindici anni gli investitori cinesi hanno concluso in Italia circa 160 operazioni di fusione o acquisizione, per un valore complessivo di almeno 27,8 miliardi di euro, secondo un’elaborazione Kpmg. Le acquisizioni più consistenti hanno riguardato i settori energia, industria e beni di consumo, ma il comparto automotive sta assumendo un peso crescente, soprattutto nel Nord-Ovest.
Il Piemonte, con il suo patrimonio industriale e competenze tecniche, è diventato un polo d’interesse per il capitale cinese.
Giorgio Airaudo, segretario generale della Cgil Piemonte, ha sottolineato al giornale come la Regione abbia già vissuto cicli di investimenti stranieri, e vede in questa nuova ondata un segnale della vulnerabilità strutturale del sistema produttivo locale. Diverse aziende strategiche dell’indotto automobilistico, da Blue Engineering a Baomarc, sono già passate sotto la guida di gruppi cinesi.
Stellantis, Leapmotor e la filiera
Al centro dell’attenzione si trova l’universo Stellantis, attorno al quale ruota buona parte dell’economia manifatturiera piemontese.
Il segnale più visibile della trasformazione è allo stabilimento Mirafiori, con la joint venture tra Stellantis e la cinese Leapmotor. Dal 2026, le linee torinesi ospitano l’assemblaggio di nuovi modelli elettrici, come la city-car T03, destinata al mercato europeo. In un comunicato del 2 gennaio, Stellantis indicava come la T03 fosse il modello elettrico più venduto in Italia nel mese di dicembre.
La Cina è entrata inoltre nella filiera attraverso fornitori diretti e indiretti che operano dentro o in prossimità degli impianti torinesi. È il caso di Baomarc, azienda con sede a Chivasso che produce componenti in acciaio e strutture leggere per veicoli e che collabora da anni con Stellantis. Dopo essere passata sotto il controllo di un gruppo cinese, l’azienda ha mantenuto il legame industriale con il polo produttivo torinese, rifornendo le linee di montaggio di Mirafiori e Cassino.
Allo stesso modo, Baosteel Tailored Blanks, insediata a San Gillio, fornisce lamiere sagomate ad alta resistenza, utilizzate nelle scocche delle vetture. Si tratta di lavorazioni specializzate che rispondono a requisiti di leggerezza, rigidità e sicurezza per le piattaforme modulari su cui si basano i modelli elettrici e ibridi.
Secondo la Stampa, la presenza di aziende a capitale cinese all’interno delle catene di fornitura locali è destinata ad aumentare, in parte per ragioni di competitività sui costi, e per la disponibilità di know-how e materie prime strategiche da parte degli investitori asiatici. È un’integrazione e strutturata nei processi produttivi.
Omikron e Officine Vica: nuovi ingressi nella filiera
Negli ultimi mesi, il gruppo cinese Orinko ha acquisito il 70 per cento di Omikron, azienda con sede a Robassomero, specializzata nella trasformazione del polipropilene per componenti plastici impiegati nei cruscotti, pannelli interni e altri elementi funzionali delle automobili. Il materiale prodotto da Omikron rientra nella catena di approvvigionamento di vari costruttori europei. L’operazione, del valore di circa 20 milioni di euro, prevede il mantenimento del management locale e nuovi investimenti tecnologici.
A Rivoli, Officine Vica, impresa attiva da oltre ottant’anni nella meccanica di precisione, sta passando sotto il controllo del gruppo cinese Haoxin, che punta a trasformare il sito in un centro europeo per la lavorazione di componenti meccanici. Il nuovo piano industriale prevede il potenziamento delle linee produttive e una maggiore capacità di rispondere alla domanda di componenti per l’auto elettrica.
Nei settori dell’ingegneria e del design
L’interesse cinese si estende anche al comparto ingegneristico e creativo. Blue Engineering, società con sede sempre a Rivoli, specializzata in progettazione e simulazione per veicoli, è partecipata da un’azienda statale di Pechino. A livello di progettazione, anche Changan Auto e BYD – due dei principali produttori cinesi di veicoli elettrici – hanno avviato contatti con fornitori e studi torinesi, puntando a integrare competenze di design e ingegneria italiane nei loro progetti globali.
Changan Automobile, presente dal 2011 con il suo European Designing Center a Rivoli, ha fatto da apripista. Oggi è affiancata da nuovi soggeti come Chery, che ha avviato in città un polo di ricerca e sviluppo per l’adattamento dei marchi Omoda e Jaecoo ai requisiti tecnici e normativi europei. JAC Group, dal canto suo, poco prima di Natale ha dato vita a Torino alle propria filiale italiana, che dovrebbe svolgere un ruolo anche a livello europeo.
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