Al castello di Ferney-Voltaire, vicino all’aeroporto di Ginevra, fino al 10 febbraio 2026 una mostra ricorda i gendarmi dell’Ain che hanno scelto di opporsi all’occupante tra il 1940 e il 1944, nonostante i rischi. Siamo quindi agli ultimi giorni, ma è importante parlarne.
La mostra ripercorre il percorso di uomini che, nel contesto del regime di Vichy, tra repressione e sorveglianza, hanno sostenuto la Resistenza, in particolare all’interno dei partigiani dell’Ain. Il percorso proposto mira a ripercorrere la storia del loro impegno, e un dossier con dettagli, spiegazioni e foto aiuta a comprendere la portata della loro azione, tra sorveglianza, obblighi, collaborazioni e impegno personale.
Una memoria ritrovata
Il progetto è nato da un incontro nel 2021 tra Martial Zanetta, cultore di storia e presidente dell’associazione Mémoires de l’Ain, e il colonnello Yannick Bellemin-Laponnaz, allora a capo del gruppo della Gendarmeria dipartimentale.
Quest’ultimo gli ha proposto di coordinare una commissione incaricata di ricostruire la vicenda dei gendarmi del dipartimento coinvolti nella resistenza. Non essendo uno storico di professione, ma con familiarità con gli archivi e il lavoro sul campo, Martial Zanetta ha avviato le sue ricerche, affiancato da Florence Gherardi, direttrice dipartimentale dell’Office national des combattants et des victimes de guerre..
A margine di una conferenza tenuta nel 2022, durante il festival Rétro Folies, l’idea di una mostra ha preso forma, su impulso del generale Rudy Gaspard. Martial Zanetta ha quindi lavorato con due curatori, Florence Gherardi e Patrick Subreville, per costruire il percorso espositivo.
L’obiettivo stato di mostrare, accanto al ruolo della gendarmeria sotto Vichy, la parte dei suoi membri che ha scelto un’altra strada rispetto all’occupazione tedesca. Tra questi, si trovano figure come Marcel Appriou, ucciso dai tedeschi nel 1944, o Jean-Marie Guy, ucciso dalla Gestapo, ma anche donne, mogli di gendarmi, spesso coinvolte nell’ombra.
103 gendarmi
Tra il 1940 e il 1944, dei 457 gendarmi in servizio nel dipartimento, 103 sono stati identificati come partecipanti ad azioni di resistenza, attive o passive. Alcuni facilitavano i lanci con il paracadute, altri chiudevano un occhio sulle requisizioni, consentendo ai giovani di sfuggire al servizio di lavoro obbligatorio.
La brigata di Nantua, in particolare, pagò un pesante tributo a questo impegno, con molti dei suoi membri morti in deportazione. Ma anche altre brigate contavano figure importanti.
Oltre ai gendarmi della brigata di Nantua, si ricordano anche di quelli di Brénod, decorati con la Croce di guerra, e di Saint-Rambert-en-Bugey. Si tratta del gendarme Marcel Appriou, alias “Tenente Roland”, torturato prima di essere giustiziato dai tedeschi il 12 luglio 1944, o dell’aspirante Jean-Marie Guy, anch’egli torturato e ucciso dalla Gestapo di Chambéry nel giugno 1944, che nel 2023 ha dato il nome a una promozione di allievi ufficiali di riserva (EOR).
A Hauteville-Lompnes o a Trevoux
Sono anche le mogli di questi gendarmi, nell’ombra, che hanno corso dei rischi per trasmettere messaggi, nascondere i resistenti o proteggere i loro figli durante le retate. Ci sono anche figure come il maresciallo capo Jean Revers, di stanza a Hauteville-Lompnes, che facilitò la fuga dei renitenti al servizio del lavoro obbligatorio, o il gendarme André Bouvier, a Trévoux, che organizzò reti di fuga verso la Svizzera. Tante traiettorie individuali compongono una memoria collettiva ancora in costruzione, attraverso ricerche, testimonianze e archivi.
Prima di essere presentata al castello di Ferney-Voltaire, la mostra è stata ospitata anche al castello degli Allymes ad Ambérieu-en-Bugey, alla prefettura dell’Ain a Bourg-en-Bresse durante le Giornate del Patrimonio, al Fort l’Écluse a Léaz e al museo militare di Lione – Cercle Bellecour.
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