Specialista delle dinamiche alpine, Séverin Duc si basa sulla storia e sulle forze vive locali per accompagnare lo sviluppo strategico dei territori montani. È autore di Les Alpes du futur (Éditions Inverse, 2024-2025, 2 vol.) e fondatore della newsletter alpina Back/Future. L’Histoire est notre Alliée !
Ripubblichiamo da questa newsletter, con il suo gentile consenso, il suo articolo del 16 febbraio, e vi invitiamo a leggerlo.
***
La via vallesana (2/3). Come il quadro giuridico del Decreto Blatten trasforma la tradizionale gestione dei rischi in una strategia di rinascita comunitaria.
Per la seconda volta in un secolo, la Lötschental è teatro di un cambiamento storico1. Nel 1913, lo scavo del tunnel del Lötschberg portò la potenza industriale e la velocità ferroviaria nel cuore di una valle considerata “marginale”2. Nel 2025, la catastrofe di Blatten riporta le Alpi «idilliache» a una realtà senza sceneggiature: siamo ospiti di un mondo geofisico radicalmente fuori controllo.
L’abitabilità della montagna non si negozia (solo) con prodezze tecniche, ma attraverso il riconoscimento della vulnerabilità della nostra vita in alta quota. La ricchezza del Decreto Blatten3 risiede proprio nella presa consapevolezza di questa vulnerabilità (“la possibilità di essere feriti”, in latino)4.
Laddove il diritto classico definisce il contesto sociale con concetti disincarnati, il Decreto Blatten parla di una “voce diversa”5. Illustra ciò che Joan Tronto e Berenice Fisher chiamano care:
«Un’attività caratteristica della specie umana che include tutto ciò che facciamo per mantenere, continuare e riparare il nostro “mondo” in modo da potervi vivere nel miglior modo possibile»6.
È proprio questo cambiamento di paradigma nel nostro rapporto con l’Alpe che esploreremo nella seconda parte della serie «La via vallesana».
Le Décret Blatten : une voie valaisanne pour les Alpes ? Leggi la newsletter di Séverin Duc
1/11/13. Proponendo di «proteggere i gruppi vulnerabili e fornire sostegno alle popolazioni e alle collettività pubbliche colpite » (art. 1, cpv. 3, lett. b), il Decreto Blatten riconosce che la catastrofe non colpisce una massa uniforme, ma comunità la cui sopravvivenza dipende dallo Stato.
Lontano dai discorsi lineari sull’adattamento sotto controllo (che sono forme di negazione del cambiamento climatico in atto), il decreto accetta la vulnerabilità di una valle. In questo modo, apre l’accesso, per una comunità danneggiata, a quello che propongo di chiamare un diritto alla cura del territorio. Il Lötschental non è più quella risorsa ambita dai turisti, ma un paziente che deve essere riportato alla piena salute.
2/13. Laddove il diritto tradizionale si concentra sugli aspetti materiali – dighe, strade, cemento – il Decreto Blatten si interessa al «tessuto sociale» e propone di «ripristinare, nella misura giustificata dalle circostanze e dalle esigenze, le strutture economiche, sociali, sanitarie o ambientali danneggiate» (art. 1, cpv. 3, lett. c).
Ripristinare queste strutture, materiali e non, suggerisce che sarà necessaria una strada cantonale, ma che questa non sarà sufficiente. Ci vorrà di più. Sarà necessario ripristinare la salute fisica e mentale degli abitanti, nonché il tessuto produttivo e il loro ambiente di vita. In altre parole, ripiantare alberi significa prendersi cura dei servizi che la montagna offre agli esseri umani.
3/13. Per estrapolazione, è lecito chiedersi se la particolare cura riservata a Blatten non contenga un (inconscio) ritorno alle origini (religiose) del territorio inteso come corpo vivente di cui occorre ripristinare le funzioni vitali.
Esagero se dico che il Lötschental è diventato un territorio sacro? Nell’antichità, il sacer era ciò che era intoccabile. Qui, lo Stato del Vallese rifiuta di “profanare” il villaggio abbandonandolo; lo salva attuando una sua ricostruzione intelligente e il ripristino della sua comunità.
4/13. Il potere evocativo della teologia politica ci ha fatto andare oltre le nostre argomentazioni. A meno che non si tratti qui di una questione fondamentale…
Ma torniamo, se volete, all’interpretazione concreta e contestualizzata del Decreto Blatten. Il decreto riconosce pienamente che il comune di Blatten non può cavarsela da solo e che l’azione del Cantone ha senso solo se il suo potere è messo al servizio del territorio locale. Il decreto prevede di «garantire un coordinamento efficace ed efficiente tra le autorità cantonali e comunali» (art. 1, cpv. 3, lett. a).
Si esce dal diritto procedurale per entrare in un «diritto della sollecitudine» in cui ogni livello dello Stato si riconosce legato all’altro dal bisogno di una comunità. Si può pensare che questo coordinamento non sia una semplice questione di efficienza burocratica, ma anche la creazione di una struttura decisionale che si assuma le proprie responsabilità.
5/13. In risposta a una questione esistenziale (benlontana dai normali ambiti legislativi), il Decreto Blatten è stato elaborato in tempi record (giugno-dicembre 2025). All’indomani della catastrofe, il Gran Consiglio del Vallese ha presentato una mozione che richiedeva una risposta giuridica rapida.
Subito dopo, il Servizio amministrativo e giuridico (diretto da Rachel Duroux, che ringrazio per il tempo che mi ha dedicato) del Dipartimento della mobilità, del territorio e dell’ambiente si è occupato della redazione del testo.
A settembre, il Consiglio di Stato svizzero ne ha preso visione e ha poi preso la parola7. Nelle settimane successive, una commissione ad hoc del Gran Consiglio del Vallese ha discusso ogni articolo e ha proposto degli emendamenti. Infine, il 18 dicembre, il testo emendato è stato sottoposto al voto del Gran Consiglio, che lo ha adottato all’unanimità8.
La vigilia di Natale, il testo è stato pubblicato sul sito ufficiale del Cantone del Vallese, 210 giorni dopo la catastrofe.
6/13. Sembra che si fosse consapevoli di una cosa: se la ricostruzione avesse richiesto dieci anni, la comunità di Blatten si sarebbe dispersa e il villaggio sarebbe morto una seconda volta. La rapidità può quindi essere compresa, non tanto come una fretta, quanto piuttosto come una lotta contro l’erosione del legame sociale.
A titolo di confronto, vent’anni dopo Katrina, New Orleans soffre ancora delle dolorose conseguenze della politica di abbandono del potere federale, caratterizzata da immobilismo e disprezzo per i più deboli9.
Il Decreto Blatten ha scelto la tempestività della decisione e ha reintrodotto la rapidità come virtù politica e forma di sollecitudine verso coloro la cui vita è in sospeso. Il Cantone ha accettato di adattare il proprio ritmo decisionale alla realtà fisica del pendio.
7/13. L’unanimità del voto (112-0) non deve trarre in inganno: non si tratta di un plebiscito debole. Ogni articolo del decreto è stato sottoposto a un attento esame durante il dibattito, come dimostrano i numerosi emendamenti che hanno affinato il testo iniziale.
L’assenza di “no” nel quadro finale sottolinea che il ripristino della comunità è un imperativo categorico che richiede una cultura politica comune.
Ad esempio, gli articoli 18 e 20 (oggetto di numerosi dibattiti) riducono certamente i termini di ricorso, ma soprattutto riorganizzano i tempi per salvare una comunità. La cura non è un passaggio forzato, ma un’accelerazione coordinata per preservare le funzioni vitali.
8/13. Il concetto di “rischio ragionevole” (art. 26-27) consente, d’altra parte, di inquadrare le misure straordinarie delle autorità competenti, senza dare loro carta bianca. Infatti, l’accelerazione del processo di ripristino non significa l’assenza di procedura né la scomparsa della clausola generale di polizia.
Questo procedimento pone implicitamente la questione fondamentale dello Stato di diritto. Fino a che punto si può correre un “rischio ragionevole” in nome della salvezza pubblica senza sacrificare le garanzie individuali? È il tragico dilemma della cura: a volte, per salvare il corpo, bisogna decidere.
Laddove alcuni potrebbero temere la legalizzazione di una sorta di Far West, è lecito vedere una lotta contro una seconda morte, questa volta attraverso la procedura.
9/13. Lo Stato si prende cura di una delle tredici stelle del Vallese. Senza dirlo in modo così esplicito, mi viene da dire che sta riattivando il contratto sociale vallesano: lo Stato è sovrano solo grazie alla vitalità delle sue componenti storiche.
Riparando una valle, il legislatore non si limita a fare ingegneria civile, ma si assume le proprie responsabilità garantendo la sopravvivenza di un modello in cui ogni distretto (le sotriche “decine” in cui era in passato suddiviso il territorio ddel Vallese) costituisce una cellula autonoma e indissociabile dall’orgoglio cantonale.
10/13. L’attenzione non si ferma alle vittime dirette della frana, ma risale la catena di comando fino ai responsabili del ripristino.
Di fronte agli sconvolgimenti geologici, i dirigenti alpini saranno sempre più esposti al rischio di paralisi o esaurimento mentale. Solo un sistema di coordinamento elaborato e dotato di risorse finanziarie sufficienti può proteggere l’istituzione da un burn out collettivo.
È una delle audacie più sottili del testo: riconoscere la vulnerabilità delle istituzioni ordinarie, uscire dall’era della gestione settoriale frammentata e trattare su misura la complessità territoriale di un disastro fuori dal comune.
11/13. La volontà di agire si traduce nella creazione del Gruppo di coordinamento cantonale Blatten 2030 (art. 5), operativo dal 13 febbraio 202610. Centralizzare le misure nelle mani di una task force permette di trasformare un’amministrazione reattiva in una sentinella lucida.
Rendere possibile la capacità e la lucidità decisionale significa garantire che lo Stato rimanga in piedi, anche quando il terreno viene meno. La sfida sarà quella di coordinare gli sforzi del gruppo cantonale con quelli della commissione comunale di Blatten incaricata di essere forza propositiva (scelta del nuovo sito, ricostruzione del villaggio, ecc.).
12/13. La cura non può essere una forma di tutela. L’articolo 5 lo dimostra mantenendo il comune come stesso come artefice del proprio destino, con una propria commissione. È qui che si può mobilitare il concetto di «tuilage», una forma di sovrapposizione protettiva tra più istituzioni.
Lo Stato presta il suo scudo giuridico e finanziario, ma lascia alla comunità di Blatten il compito di definire il futuro invece di infantilizzarla o mantenerla in una posizione di vittima. Per curare un paziente, è necessario dargli la capacità di agire, perché la cura autentica mira all’autonomia.
Del resto, senza comunità locali in grado di «fare da sole», lo Stato non gestirebbe altro che comunità in fin di vita e territori moribondi. Non può essere una strategia a lungo termine, soprattutto per un territorio millenario come il Lötschental, il cui colle è un luogo di passaggio fondamentale da almeno 4000 anni.
13/13. Un territorio alpino non è una cartolina da usare a scopo ricreativo, ma uno spazio organizzato da e per una comunità umana. Affinché questa possa resistere fino alla ricostruzione, è necessario proteggere la continuità del legame sociale.
Indipendentemente da dove si trovino oggi gli abitanti di Blatten, il comune deve continuare a esistere. Questo è il significato dell’articolo 11 (che consente alle autorità di sedere fuori dal loro territorio se questo è impraticabile) e dell’articolo 25 (gli alunni rimpatriati a Wiler e Kippel, indipendentemente dal loro numero, non vedranno chiudere le loro classi).
In sintesi, il decreto protegge la comunità umana di Blatten in attesa del suo ritorno un po’ più in alto, ma nell’unico luogo che conta: sul pendio.
Al servizio di una valle abitata fin dal Neolitico, l’energia del Decreto Blatten proietta il Vallese all’avanguardia giuridica della cura del territorio. Il «ritorno alla normalità» sancito dall’articolo 1 è superato dal potere trasformatore del dispositivo: d’ora in poi, nella Lötschental, solo una presenza attenta e coraggiosa di fronte al rischio permetterà alle popolazioni di sopravvivere.
Scommettiamo che ci riusciranno.
Attraverso quella che io chiamo la «politica del pendio» – quella verticalità che impone un ritmo territoriale radicalmente diverso da quello della pianura – il Decreto dà vita a un mondo alpino che non aspetta più il ritorno alla calma, ma impara a convivere con l’instabilità con dignità.
Al di là del caso locale, questo testo delinea i contorni della gestione delle Alpi di domani. Questo sarà l’oggetto del nostro terzo e ultimo articolo dedicato alla «via vallesana».
Nel frattempo, vi auguro ogni bene.
- Questo articolo originale è pubblicato sotto licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International (CC BY-NC-ND 4.0). È possibile condividere liberamente questo articolo originale, a condizione che se ne citi l’autore e la fonte, che non venga modificato e che non venga utilizzato per scopi commerciali. (c) Séverin Duc — Back/Future — 2026. [Nota di Nos Alpes: ripubblicato con il suo gentile consenso] ↩︎
- Werner Bellwald, «Lötschental», Dizionario storico della Svizzera (link): «Nel 1913, l’apertura del tunnel del Lötschberg collegò la valle alla rete ferroviaria internazionale. La strada carrozzabile fu prolungata fino a Kippel nel 1918-1920» ↩︎
- Cantone del Vallese, Decreto per la gestione delle conseguenze degli eventi naturali che hanno colpito il Lötschental adottato «in unica lettura con 112 voti contro 0 e 16 astensioni», 18.12.2025 (link). ↩︎
- «Vulnerabile», Trésor de la Langue française (link). ↩︎
- Per riprendere una famosa espressione di Carol Gilligan, Une voix différente. Pour un éthique du care, Parigi, Flammarion, 2008 (1ᵉ ed. inglese, 1982). ↩︎
- Per la citazione, Joan Tronto, “Care démocratique et démocraties du care”, in Pascale Molinier, Sandra Laugier e Patricia Paperman (dir.), Qu’est-ce que le Care ? Souci des autres, sensibilité, responsabilité, Parigi, Éditions Payot & Rivages, 2021, p. 37 (link). Per osservare le traduzioni spaziali della cura, cfr. Michel Lussault, “Porter attention aux espaces de vie anthropocènes. Vers une théorie du spatial care”, in Rémi Beau e Catherine Larrère, Penser l’Anthropocène, Parigi, Presses de Sciences Po, pp. 199-218 (link). ↩︎
- Cantone del Vallese, Gestione degli eventi naturali che hanno colpito il Lötschental – Progetto di decreto adottato dal Consiglio di Stato, Comunicato, 30.09.2025 (link). ↩︎
- Cantone del Vallese, Seduta del Gran Consiglio, 18.12.2025, Mattina (link). ↩︎
- «Vent’anni dopo Katrina, New Orleans ancora segnata dall’uragano»,Courrier international/Youtube, 29.08.2025 (link). ↩︎
- Cantone del Vallese, Gruppo di coordinamento cantonale Blatten 2030, comunicato stampa, 13.02.2026 (link) ↩︎
