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    Home » Articoli » Ostana con 85 abitanti a 1280 metri: il villaggio alpino della rinascita
    Nos Alpes alla scoperta…

    Ostana con 85 abitanti a 1280 metri: il villaggio alpino della rinascita

    Enrico MartialEnrico Martial7 Marzo 2026
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    Il municipio di Ostana (c) CC BY SA 4_0 Silvia Pasquetto Wikimedia Commons
    Il municipio di Ostana (c) CC BY SA 4_0 Silvia Pasquetto Wikimedia Commons

    Ostana, a 1280 metri di quota di fronte al Monviso, in Piemonte, è diventato un laboratorio di iniziative e un caso di ripopolamento di una località di montagna.

    Vi sono storie personali, architettura, paesaggio, cultura tradizionale, ritorni a casa, e nuovi insediamenti di gente di città. Nel 2004, i residenti reali erano pochissimi, ora sono 85.

    Un villaggio alpino davanti al “Re di pietra”

    Ostana, come altre località alpine, è composta da una serie di villaggi e distribuiti lungo il versante della montagna, tra sentieri, prati, boschi e pascoli. Il paesaggio è notevole: lo spopolamento ha lasciato un patrimonio costruito intatto, anche se in abbandono, e il recupero recente ha evitato le nuove costruzioni.

    Ci sono dunque molte case tradizionali in pietra e legno, con tetti in lose. Si affacciano su un paesaggio ampio, con il Monviso che domina l’orizzonte, con la sua piramide.

    Le origini di Ostana risalgono almeno al Medioevo: nel XIV secolo fu feudo di diverse signorie locali, tra cui gli Enganna consignori di Barge, i marchesi Del Carretto e Azzone Saluzzo, figlio del marchese Tommaso II. Nel 1425 ottenne i propri statuti comunali e vide probabilmente la diffusione della religione di Valdo. I luoghi ne parlano: il villaggio Bernardi era detto “Ruà cristiana”, e la frazione Miribrart era chiamata “Ebréou” (luogo ebreo) perché vi abitavano dei valdesi.

    Ci sono molte cappelle e piloni votivi: tra i più noti la di San Nicolao, costruita su una rupe e all’ombra di un grande faggio. Si trova nella borgata Bernardi, fu la prima parrocchia del paese e durante la peste sarebbe stata utilizzata come lazzaretto. C’è un pilone con la crouç da Pouzëtto, una croce scolpita in un unico blocco di pietra.

    La vita quotidiana è raccontata nel Museo civico etnografico, ospitato nel vecchio palazzo comunale, dove sono conservate copie degli statuti e fotografie storiche. si racconta anche della pettinatura della canapa, che dava origine nell’Ottocento a un’emigrazione stagionale. Per secoli Ostana è stata anche legata alla transumanza, allo spostamento estivo verso i pascoli in quota.

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    Per capire meglio la struttura del costruito, bisogna anche visitare l’Ecomuseo dell’Architettura e del Paesaggio Alpino nella borgata Miribrart, che racconta l’evoluzione dell’architettura alpina tra tradizione e contemporaneità.

    Si può andare per sentieri a piedi e lungo itinerari per mountain bike. In inverno diventano itinerari per sci alpinismo e con racchette da neve o ramponcini. Ci sono belle pareti di roccia durante l’estate e cascate di ghiaccio d’inverno, che richiamano circuiti di alpinisti e scalatori, con dei passaparola attraverso gli ambienti sportivi.

    Ostana quasi scomparsa e poi rinata

    Nel 1921 gli abitanti di Ostana erano quasi 1.200, ma non poteva durare, con l’industrializzazione in corso. Le città del Piemonte o la stessa Francia diventarono la destinazione dei giovani. Nel 1985 si arrivò a una decina di abitanti. Fu l’anno in cui divenne sindaco Giacomo Lombardo, che guiderà il comune per dieci anni.

    Lombardo, con le sue radici famigliari a Ostana, aveva un’esperienza da imprenditore a Torino, e aveva viaggiato parecchio. Aveva un progetto di riqualificazione degli edifici tradizionali, per ricostruire la base materiale del ripopolamento. Era in controtendenza con l’epoca, tutta orientata a costruire nuove seconde case.

    Dal 1995, la situazione ha seguito alterne vicende, ma la ripresa non c’è stata. Nel 2004, Giacomo Lombardo è tornato ad essere sindaco, e il paese era quasi alla fine. Le attività economiche erano scomparse: il vecchio emporio aveva chiuso e restava soltanto un bar trattoria aperto saltuariamente. I residenti permanenti erano pochissimi, restavano solo sei residenti reali, quelli che ci vivevano tutto l’anno e ci dormivano: i cosiddetti “dormienti”.

    Ostana, una via del paese, con al pavimentazione in perfetto ordine (c) CC BY SA 4 0 Silvia Pasquetto Wikimedia Commons
    Ostana, una via del paese, con al pavimentazione in perfetto ordine (c) CC BY SA 4 0 Silvia Pasquetto Wikimedia Commons

    La nuova amministrazione si presentò con l’obiettivo di riportare almeno cento abitanti nel villaggio. Il progetto si appoggiava su tre elementi: il paesaggio (con il Monviso), la cultura occitana e il patrimonio architettonico tradizionale. Lombardo aveva la sue reti, e la Regione Piemonte venne ampiamente coinvolta nel progetto, così come diverse persone, come Lido Riba, già presidente del Consiglio regionale del Piemonte, e Valter Giuliano, già assessore alla cultura della Provincia di Torino. Si trattava di far venire gente, di far conoscere, di partecipare a bandi e finanziamenti, di realizzare progetti.

    Un progetto di rinascita

    Nel 2005 Ostana aveva già ottenuto la Bandiera Verde di Legambiente, la nuova amministrazione si era già messa in moto. In poco tempo, sviluppava anche il tema culturale. Lombardo e il gruppo intorno ad Ostana, con molto contatti nel 2008 dava vita al Premio Ostana – Scritture in lingua madre. L’idea era di “internazionalizzare” la località, appoggiandosi sulle radici occitane, per metterla al centro di una rete di saperi collegati. A Ostana son progressivamente arrivati scrittori e autori dal Queyras e delle Alpi marittime e poi dall’Europa e da mezzo mondo. Nello stesso anno Ostana entrava nell’elenco dei Borghi più belli d’Italia, un importante elemento di valorizzazione turistica.

    Oltre al premio Ostana, bisognava però creare altro. Nel 2012, il regista e sceneggiatore Fredo Valla avviava una scuola di cinema. Tra libri, video, riunioni, eventi, il nome del paese circolava dunque come piattaforma culturale e sede di incontri. Un film di Fredo Valla, Il vento fa il suo giro, racconta di diversi luoghi. Nel frattempo, anche diversi collegamenti tra i villaggi, le vie d’Oustano, che erano diventati impercorribili per l’abbandono, venivano risistemati dall’associazione I Rënèis.

    La gente doveva però mangiare e dormire. Per gli eventi ci si organizzava con l’accoglienza e strutture provvisorie, ma ci voleva qualcosa di più stabile. Nel 2011, ha aperto il rifugio Galaberna, che unisce ristorante, bar, negozio e piccolo albergo. E’ diventato, come in altre località alpine, un punto di riferimento per la vita sociale del paese. A gestirlo è Silvia Rovere, che ha deciso di lasciare il lavoro da funzionaria della Regione Piemonte per trasferirsi a Ostana insieme al marito José, fisioterapista spagnolo, e alle loro due figlie. Da questo trasloco, di vita e di lavoro, è nato un bambino, nel 2016. Il primo nato nel paese dopo ventotto anni. La notizia è stata ripresa da diversi media internazionali, tra cui BBC e CNN.

    Oggi Ostana conta circa 85 residenti, tra ritorni e persone che hanno scelto di lasciare la città per la montagna.

    La nuova economia del villaggio si intreccia con l’accoglienza e con le produzioni locali: oggi ci sono piccoli b&b e agriturismi, appunto un rifugio con ristorante, un centro wellness e la Casa Alpina del Welfare. Ospita biblioteca, uffici e il forno Quel Po di Pan, dove Flavio Appendino, 34 anni, e la moglie Chiara Pautasso, 26 anni, hanno ripreso un’antica attività puntando sui prodotti locali.

    Ci sono anche piccole imprese agricole come L’Orto di Ostana, fondata da Serena Giraudo, specializzata in tecniche erboristiche e impegnata nel recupero delle coltivazioni fino a 1.500 metri di quota, da cui arrivano verdure e piccoli frutti per le cucine del territorio. Li impiega anche l’agriturismo A nostro Mizoun, con una cucina di carni, salumi e formaggi degli alpeggi – e piatti della tradizione accompagnati da contorni di verdure.

    Il paese resta comunque al centro di nuove iniziative, che ne rilanciano il nome. Ha ottenuto altri riconoscimenti, per esempio nel 2016, il comune di Ostana ha ottenuto il premio “Fare Paesaggio” dell’Osservatorio del Paesaggio della Provincia autonoma di Trento. Nel 2017 dal ministero italiano della Cultura (allora in sigla MIBACT) nell’ambito delle candidature del premio del Consiglio d’Europa per il paesaggio, e nello stesso anno il Cresco Award, premio per la sostenibilità dei Comuni, attribuito dalla Fondazione Sodalitas, creata da Assolombarda.

    Ma ancora, e per esempio, Ostana è stata di recente oggetto di un Mockumentary, cioè di un falso documentario, prodotto per un festival creativo e divertito nato nel 2011, il Piemonte DocuMenteur FilmFest. E’ carino da guardare.

    Il Premio Ostana e le lingue del mondo

    Uno degli eventi che hanno contribuito a far conoscere e sviluppare la località è il Premio Ostana – Scritture in lingua madre. Ogni anno, all’inizio di giugno, il villaggio accoglie scrittori, poeti, musicisti e registi che lavorano nelle lingue minoritarie dei loro territori. Il festival è diventato negli anni un punto di riferimento per la biodiversità linguistica, sostenuto anche dall’UNESCO nell’ambito del Decennio internazionale delle lingue indigene e collegato a reti europee come la European Language Equality Network (ELEN) e la Network to Promote Linguistic Diversity (NPLD).

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    L’edizione del 2025 mostra bene la sua dimensione internazionale: tra i riconoscimenti figurano lo scrittore bretone Kristian Braz, l’autrice Soulama Maténé Martine “Téné Tina”, che si produce in lingua cerma del Burkina Faso, la scrittrice Francesca Sammartino per la minoranza croata in Italia, la poeta occitana Estelle Ceccarini, il traduttore irlandese Éamon Ó Ciosáin, la giovane autrice galiziana Berta Dávila, l’artista del Madagascar Marie Olga Sohantenaina, che canta in lingua malagasy tsimihety, e il regista curdo Mano Khalil.

    Nel corso degli anni il premio ha ospitato lingue provenienti da tutta Europa – dal basco al gallese, dal friulano al romancio al ladino, dal francoprovenzale (è stata premiata Liliana Bertolo nel 2023) al bretone – ma anche lingue africane, asiatiche e amerindie, dal yoruba al tibetano, dal navajo al guaraní.

    Visitare Ostana durante il festival è una bella esperienza. Ci sono lingue dal mondo, e il villaggio diventa un posto che mescola il locale e il globale sulla linea delle minoranze linguistiche e della diversità. Il clima che si respira è particolare e, per capirlo, bisogna andarci.

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    LEGGI ANCHE: “Sensa raïtz pas de flors”, senza radici non ci sono fiori, il Premio Ostana 2025

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    Enrico martial
    Enrico Martial
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    Direttore di Nos Alpes, giornalista. Ha collaborato in tempi diversi con varie riviste e giornali, da Il Mulino a Limes, da Formiche a Start Magazine.

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