Immergetevi nel secondo episodio del racconto in quattro parti “Il templare”, di Jacques Martinet.


Almo trova coraggio in un sorso di vino e poi si alza. Lascia il posto sicuro e defilato davanti al bancone e si dirige verso il tavolo dei tre cavalieri, con il boccale in una mano e tutti i suoi averi nell’altra.

«Siete Templari?»

I tre interrompono il loro pasto, sono divertiti dalla domanda e dall’esile figura di Almo.

«Questo è lo stemma degli Challant, ragazzo. Non dei cavalieri del tempio.» Risponde uno dei tre scatenando una risata.

«Sapete dove posso trovarli?»

«Saranno su qualche sentiero ad accompagnare i pellegrini o in qualche chiesa a fare i loro riti e a contare tutte le offerte che ricevono, ma di sicuro non li trovi in un campo di battaglia.»

La risata questa volta è corale, l’intera locanda sembra divertita, tutti ridono con le pance piene e i boccali vuoti, tranne un uomo seduto in disparte.

«Tu non hai mai visto combattere un Templare.» Dice con voce grave senza guardare verso i cavalieri.

Ha un grosso vestito grigio che non basta a riparare tutta la sua immensa figura. Si copre il capo pelato con un cappuccio, bianco come la neve, raccoglie un pesante sacco e lascia la locanda.

I tre cavalieri restano seri per qualche istante seguendolo con lo sguardo, e una volta che l’uomo dal mantello bianco è abbastanza lontano tornano a ridere tra loro.

Almo è incuriosito da quell’uomo, è l’unico che ha incontrato fino ad ora a sapere qualcosa sui templari. Posa il boccale di vino sul tavolo dei tre cavalieri ed esce di corsa, seguendolo da lontano senza farsi vedere.

È un pellegrino esperto. Il giovane fatica a stargli dietro e dopo qualche ora di cammino incessante arrivano in città, ad Aosta.

Carri e carrette, uomini, donne e animali da ogni parte, si muovono per le strade e se non fosse per l’uomo misterioso Almo si fermerebbe ad ascoltare e a guardare tutto, senza perdersi niente.

Passano l’Arco di Augusto e imboccano la via romana, l’esile ragazzo si fa largo tra la gente a fatica. Svoltano a destra e dopo qualche metro il pellegrino entra nella Chiesa di Sant’Orso. Almo lo segue.

La Chiesa risulta immensa ai suoi giovani occhi. Gli affreschi sulla parete della navata centrale lo lasciano sbalordito. Il pellegrino scompare dietro una porta al fondo della navata laterale. Almo non ha tempo per perdersi a guardare un mondo che non ha mai visto prima. Lo segue e si ritrova in un chiostro magnifico. Inizia a percorrere i quattro lati ammirando senza fiato la serie di affreschi su tutte le pareti, i capitelli istoriati di ogni colonna con incise scene bibliche. Ogni tanto si sofferma a toccare il marmo bianco, con un tocco furtivo, per paura di essere visto. Si rende conto di aver percorso tutto il chiostro ma del pellegrino non c’è traccia. Nonostante non abbia una meta e il buio stia per calare guardando il prato ben curato all’interno del chiostro, un quadrato di verde perfetto, viene pervaso da un senso di pace improvviso.

Rientra con il calar del sole e se ne va in giro per la chiesa. All’altezza dell’altare, sul pavimento, nota un bellissimo mosaico: un cavaliere lotta contro un leone, un cerchio intorno alla scena contiene delle parole. “Rotas” è l’unica che riesce a decifrare poi la porta della Chiesa si apre rompendo il silenzio. Entra un monaco, Almo guardandolo pensa tra sé di non aver mai visto un uomo così vecchio, ma sa che sono i più saggi.

Si avvicina e gli parla in Patois sottovoce.

«Buonasera, io sono Almo e sto cercando i Templari.»

Il monaco continua la sua lenta camminata verso l’altare senza mai fermarsi. Almo prova in Latino, anche se è molto tempo che non lo parla.

«Ubi Sunt Templarii?»

Il vecchio monaco si ferma. Ha i piedi a ridosso del grande mosaico, lo fissa per qualche istante prima di girarsi verso l’esile ragazzo sorridendo e aggrottando ancora di più il volto rugoso. Poi a fatica si accovaccia a terra e si ritira in preghiera.

Almo si abbandona alla stanchezza, non ha le forze per cercare un luogo dove passare la notte, e anche se non ha nessuna certezza qualcosa gli dice che la chiesa di Sant’Orso è il posto in cui dovrebbe trovarsi. Si rannicchia in un angolo e si abbandona al sonno timorato del pellegrino.

Quando apre gli occhi la luce filtra appena dalle finestre della chiesa. È stato un rumore a svegliarlo. Davanti a lui l’uomo misterioso che ha seguito dalla locanda sta affilando una spada con una pietra.

«Ti ho già visto a te ragazzo.» Parla un Francese reso burbero dalla possente voce. Ha le braccia scoperte e sul suo fisico da guerriero scorrono i segni dalle battaglie.

«Latinus.» Dice Almo con la sua debole voce.

«Parli Latino e non francese?»

«Sì signore, sono Almo e ho imparato il Latino quando volevo diventare prete. Ci siamo visti alla Locanda.»

«Chiedevi dei templari…»

«Esatto signore», risponde Almo.

«E cosa cerchi da loro?»

«Voglio diventare anche io un templare.»

All’uomo scappa una risata.

«Scusa se rido ragazzo ma ti vedrei più adatto in altri ordini della sacra chiesa.»

L’uomo guarda l’esile ragazzo, con quel sacco malridotto nella mano.

«Perché non sei diventato un prete?»

«Mia madre è morta partorendo mio fratello minore e io sono tornato a casa.»

«Hai perso la fede?»

Almo abbassa la testa e i suoi occhi cadono sulla spada del pellegrino, ha già visto le parole incise sulla lama.

«Allora mi farai diventare un templare?»

Il pellegrino ride ancora.

«Perché pensi che io possa farti diventare uno di loro?»

«Tu sai come combattono, quindi li conosci.»

«Sei sveglio… Almo è il tuo nome?»

«Sì, signore.»

«Almo da…?»

«Prarayer.»

«Mai sentito.»

«È su, su in montagna.» Almo indica il cielo.

«Almo da Su…» Ripete il pellegrino guardando il giovane. «Sei di nobile famiglia?»

«No.»

«Sai leggere e scrivere?»

«Poco ma sì.»

«Guerre Sante sono state e vengono combattute dai Cavalieri del Tempio, essere uno di loro è un privilegio e una sacra missione. Perché i Templari avrebbero bisogno di uno come te, Almo da Su?»

Per quasi tutto il suo pellegrinare Almo si era posto quella stessa domanda, ma quando ha incontrato quell’uomo ha smesso di chiederselo.

«Ieri vi ho seguito, siete stato voi a portarmi in questa chiesa.»

«Mi hai seguito? Dalla Locanda?»

«Sì, sono silenzioso signore può essere questa la mia dote.»

«Almo da Su, il silenzioso.» Il pellegrino si alza, rinfodera la spada e lo guarda con la dolcezza di un padre. «Ti auguro di trovare la tua strada, che sia tra i templari o tra i semplici pellegrini.»

L’uomo se ne va e Almo guarda la sua grande figura che toglie luce all’intera chiesa. È rimasto deluso ma è convinto di avere ancora una possibilità con quel pellegrino.

«La sto cercando la mia fede!» Almo non sa dove ha trovato quelle parole.

L’uomo si gira e ammicca un sorriso.

«Torna in questa chiesa a mezzanotte, Almo da Su.»

IL TEMPLARE, DI JACQUES MARTINET, TUTTO IL RACCONTO

TUTTI I RACCONTI DI JACQUES MARTINET

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Ha studiato al Dams a Torino e poi all’Alma Mater a Bologna. Nel 2022 un tirocinio lo ha portato a Roma, a lavorare inizialmente nella produzione della serie Suburræterna e poi in altre produzioni cinematografiche. Appassionato di letteratura e sceneggiatura ha pubblicato il suo primo racconto sul sito Racconti nella rete dell'associazione LuccAutori.

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