La diffusione sempre più ampia dei sistemi di climatizzazione emerge come uno degli elementi più rilevanti nella trasformazione del clima e della qualità dell’aria nelle valli delle Alpi franco-italiane. Il nuovo report del progetto “Alp’Aera” mette in luce come il raffrescamento, spinto dall’aumento delle temperature e delle ondate di calore, sia destinato a incidere in maniera crescente sui consumi energetici e sulle conseguenti emissioni.

Lo studio analizza tale fenomeno in parallelo rispetto ad altre fonti inquinanti in evoluzione, come le emissioni biogeniche e il settore residenziale, delineando un quadro in cui il cambiamento climatico modifica i comportamenti energetici. Pubblicato nei giorni passati, esso approfondisce il ruolo della climatizzazione, valutandone l’impatto in Francia, in Italia e a livello globale con uno sguardo alle prospettive future di tale settore chiave.

Climatizzazione nelle Alpi tra necessità e impatto climatico

Il report evidenzia come il ricorso alla climatizzazione sia in costante aumento sia nelle abitazioni sia negli edifici del settore terziario su tutto il territorio delle Alpi tanto italiane quanto francesi. Tale crescita risulta strettamente legata alla maggiore frequenza di episodi di caldo estremo anche alle quote più elevate, che rendono il raffrescamento sempre più necessario.

I sistemi di climatizzazione contribuiscono alle emissioni attraverso due canali principali, ovverosia le perdite di gas refrigeranti con elevato potenziale climalterante e il consumo di energia elettrica per il loro funzionamento. Anche a livello globale, il numero di apparecchi è destinato a crescere rapidamente, con una espansione marcata nei Paesi emergenti, un trend che rende il settore uno dei principali osservati nelle politiche climatiche dei prossimi decenni.

Evoluzione dei refrigeranti e quadro normativo

Lo studio ricostruisce il passaggio dai vecchi fluidi refrigeranti – come Clorofluorocarburi (CFC) e Idroclorofluorocarburi (HCFC), eliminati per il loro impatto sull’ozono – agli idrofluorocarburi (HFC). L’incremento del loro uso ha comportato tuttavia negli ultimi due decenni la crescita esponenziale delle emissioni complessive dei gas fluorurati a effetto serra, aspetto che li pone ora all’attenzione delle politiche climatiche europee e mondiali.

Negli ultimi anni sono state introdotte normative internazionali per limitarne la fruizione e favorire per contro soluzioni alternative come gli idrofluoro-olefine (HFO) e i refrigeranti naturali. Tuttavia, la transizione verso tale tipologia di soluzione caratterizzata da un impatto ambientale quasi nullo richiede tempo e investimenti oltre che presentare differenze significative tra territori.

Consumi energetici e scenari futuri

Le proiezioni indicano che, senza cambiamenti significativi nei comportamenti e nelle politiche energetiche, i consumi legati alla climatizzazione nelle Alpi potrebbero aumentare sensibilmente entro il 2050. A fronte dell’insufficienza del solo miglioramento tecnologico a contenere tale crescita, il report “Alp’Aera” sottolinea l’urgenza di intervenire sulla regolazione delle temperature interne e sulla durata di funzionamento degli impianti.

Inoltre, il raffrescamento contribuisce all’effetto “isola di calore urbana”: il calore espulso all’esterno dagli impianti può aumentare ulteriormente le temperature nelle città, aggravando le condizioni durante le ondate di calore. Oltre che, se non gestito in modo sostenibile, rivestire un ruolo negativamente importante nel peggioramento della qualità dell’aria con conseguenze anche sulla salute umana.

Il progetto “Alp’Aera” in breve

“Alp’Aera” è un progetto finanziato dal programma Interreg Alcotra VI-A Francia-Italia 2021-2027, con l’obiettivo di supportare le strategie di adattamento ai cambiamenti climatici nelle valli alpine. Esso mira a migliorare la conoscenza delle interazioni tra clima e qualità dell’aria, sviluppando indicatori condivisi e strumenti operativi per il monitoraggio tra cui un cruscotto destinato ai decisori pubblici per orientare le politiche ambientali.

L’iniziativa si articola in tre ambiti principali, ovverosia l’analisi dell’impatto climatico sulla qualità dell’aria, lo studio delle emissioni e la modellizzazione degli scenari futuri sino al 2050 e al 2070. Il partenariato è guidato dall’agenzia AtmoSud Provence-Alpes-Côte d’Azur e coinvolge la controparte Atmo Auvergne-Rhône-Alpes e le filiali dell’agenzia per la protezione ambientale ARPA Valle d’AostaARPA Piemonte e ARPA Liguria.

Il budget complessivo è di 2 milioni di euro circa, di cui oltre 1,5 milioni finanziati dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR); di questi 955 mila euro circa sono stati erogati all’Italia e i restanti 104 mola euro circa sono stati erogati alla Francia.

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Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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