Il 23 aprile 2026, 80 operatori del settore del patrimonio della Savoia – enti locali, musei, associazioni, società scientifiche, ricercatori e professionisti del restauro e della valorizzazione – si sono riuniti al castello di Miolans, a Saint-Pierre-d’Albigny, per una seconda giornata di lavoro dedicata alla creazione di una rete di operatori del patrimonio della Savoia a livello dipartimentale. Governance, strumenti e modalità di finanziamento hanno strutturato gli scambi del pomeriggio.

Il patrimonio e la cultura figurano tra i primi settori colpiti dai tagli di bilancio. È in questo contesto che si è posta la questione di strutturare una rete e di avere un peso collettivo.

Rete del patrimonio della Savoia (c) Franck Monod

Un secondo incontro per creare collettivamente una rete

Il castello di Miolans, fortezza medievale immersa nei vigneti del Cœur de Savoie e addossata al massiccio dei Bauges, accoglie ogni anno circa 20.000 visitatori.

È in questo contesto che il servizio di Conservazione del patrimonio del Dipartimento della Savoia e Patrimoine Aurhalpin, un’associazione regionale dedicata alla valorizzazione del patrimonio in Auvergne-Rhône-Alpes, hanno organizzato questo secondo incontro, in applicazione della convenzione firmata tra le due strutture nel 2025.

Questo incontro, tenutosi lo scorso 23 aprile, mirava a tracciare un bilancio collettivo del primo incontro di ottobre 2025, ad approfondire le piste intraprese e a costruire insieme le prossime tappe della rete. Il programma, strutturato nel pomeriggio, ha alternato speed-dating tra gli attori, una sessione plenaria sulle sfide di governance e workshop di co-costruzione. L’accoglienza è stata curata dal signor Dor, proprietario del castello di Miolans, mentre la co-organizzazione è stata affidata ad Amandine Dibilly per il Dipartimento della Savoia e a Céline Bardin per Patrimoine Aurhalpin.

Tre workshop, tra cui uno sulla governance

Il pomeriggio si è articolato in tre workshop di co-costruzione: il primo sugli strumenti di supporto agli attori, il secondo sulle tematiche e le missioni da sviluppare, il terzo sulla governance della futura rete.

Per quanto riguarda questa futura governance, sono stati elaborati tre scenari. Lo scenario minimalista affida la governance al 100% al Consiglio dipartimentale della Savoia. Quello intermedio immagina una governance mista che associ la Conservazione, le associazioni, le strutture turistiche e culturali. Quello massimalista propone una rete autonoma con un finanziamento che si baserebbe su una ricerca attiva di fondi, ipotesi che gli stessi partecipanti hanno definito ottimistica.

Educare il pubblico e i politici

Un’osservazione è emersa al termine delle discussioni sulla futura governance. Diversi partecipanti hanno sottolineato la necessità di esercitare la pedagogia in entrambe le direzioni: verso il grande pubblico, ma anche verso i decisori politici. La sfida, secondo loro, è far comprendere che la conservazione del patrimonio produce effetti concreti sull’economia locale. Dal turismo al dinamismo dei centri urbani e dei villaggi, passando per i settori artigianali e l’offerta culturale, il patrimonio alimenta settori che i rappresentanti politici faticano ancora ad associare alla questione del patrimonio. Eppure è proprio questo legame che la futura rete dovrebbe essere in grado di articolare, rivolgendosi sia ai territori che alle istituzioni che li finanziano.

Feedback dalla giornata di lavoro per definire le prossime tappe

Gli scambi avvenuti durante la giornata devono ancora essere oggetto di una sintesi consolidata. Questa dovrà consentire di individuare le prossime tappe concrete nella strutturazione della rete degli attori del patrimonio in Savoia.

La giornata ha visto anche la presentazione della FAPI (Federazione delle associazioni per il patrimonio dell’Isère), a cura di Geneviève Balestrieri. Il modello dell’Isère, dipartimento confinante con la Savoia, è servito da punto di riferimento concreto per illustrare ciò che una rete strutturata può produrre a livello territoriale.

In un dipartimento che cerca di diversificare la propria offerta turistica di fronte al previsto calo dello sci, il patrimonio è presentato come una carta importante da giocare.

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