La seconda sessione dell’Eductour SavoiaExperience si è svolta dal 25 al 27 marzo 2026 in provincia di Cuneo, in Piemonte, riunendo una sessantina di professionisti del turismo e del patrimonio della Savoia e del Piemonte per completare i sei giorni di formazione itinerante previsti dal progetto transfrontaliero Interreg Francia-Italia ALCOTRA.

Dopo la sessione del 2025 in Savoia, è stato il Piemonte ad accogliere i partecipanti: Racconigi, Savigliano, Saluzzo, La Manta, Pollenzo e Govone. Sei luoghi, tre giorni, per costruire una nuova destinazione turistica condivisa.

Racconigi: un itinerario al femminile per Casa Savoia

La prima giornata si è aperta al Castello di Racconigi, una quarantina di chilometri a sud di Torino, con una conferenza del professor Pierangelo Gabriele dedicata alle donne di Casa Savoia. Dalla figura di Cristina di Francia, reggente nel XVII secolo che impose la sua autorità con la diplomazia piuttosto che con la forza, alla regina Margherita, definita “motore della nazionalizzazione dell’Italia”, fino a Elena del Montenegro, la regina-infermiera che si prese cura del suo popolo in tempo di guerra.

Il workshop che ne è seguito ha posto una domanda concreta: come tradurre queste figure in un itinerario turistico? I partecipanti hanno lavorato per rendere visibili donne che raramente sono protagoniste nell’offerta del patrimonio culturale odierno. La visita al castello, guidata dalla direttrice Alessandra Giovannini Luca e dalla dottoressa Laura Gallo, ha proseguito il tema: la visita si è estesa ai bagni Carlo Alberto, solitamente chiusi al pubblico, e al parco del castello, dove le cicogne hanno stabilito la loro colonia da diverse stagioni.

Saluzzo e Manta: una particolarità dell’area Sabauda

Il secondo giorno ha portato i partecipanti a Savigliano e poi a Saluzzo, cittadina medievale ai piedi delle Alpi Cozie, e al castello di Manta, gestito dal FAI (Fondo per l’ambiente italiano). Il Marchesato di Saluzzo occupa un posto speciale nella storia degli Stati sabaudi: entrato tardivamente, nel 1601, dopo un secolo di resistenza tra Francia e Savoia, conserva un’identità culturale distinta che gli affreschi del Castello della Manta illustrano.

La giornata si è articolata in due workshop. Il primo, “L’hub del know-how”, mirava a mappare le competenze presenti in sala: quali competenze potrebbero contribuire i partecipanti a una destinazione transfrontaliera condivisa? Il secondo, “Lo stemma moderno”, ha affrontato il tema dell’identità visiva condivisa, lavorando sul nodo sabaudo, simbolo araldico comune.

Pollenzo e Govone: da tenuta reale a università gastronomica

La terza giornata è iniziata a Pollenzo, un borgo agricolo ristrutturato nell’Ottocento dal re Carlo Alberto di Savoia in un complesso neogotico destinato a modernizzare l’agricoltura piemontese. Lo stesso complesso è oggi sede dell’Università di Scienze Gastronomiche, fondata nel 2004 da Carlo Petrini, originario della vicina Bra e fondatore del movimento Slow Food.

Il pomeriggio è stato trascorso al Castello di Govone, patrimonio mondiale dell’UNESCO e una delle Residenze Reali dei Savoia. L’obiettivo del workshop era quello di gettare le basi per la futura governance della destinazione: quali strutture, quali finanziamenti, quali strumenti subentreranno al progetto Alcotra? Diversi strumenti digitali sviluppati durante il progetto sono stati presentati come risorse già disponibili per sostenere questa transizione.

Uno spazio Sabaudo da promuovere e un’associazione che lo segua

La cerimonia di chiusura a Govone ha dato vita a una serie di interventi che sono andati oltre la valutazione dei tre giorni. Jérôme Durand, responsabile della conservazione del patrimonio del Dipartimento della Savoia, e Chloé Jobert, responsabile del progetto SavoiaExperience, hanno annunciato un evento conclusivo previsto per novembre, destinato a “pensare al futuro” e a preparare una seconda generazione di progetti Alcotra. Elena Cerutti, dell’associazione Le Terre dei Savoia, e Silvia Cavallero, direttrice del FAI Castello della Manta, hanno sottolineato come dalle due sessioni sia nata un’idea condivisa di ospitalità nei due territori.

Séverin Duc, dottore in Storia e specialista in strategia territoriale alpina, ha offerto una prospettiva a lungo termine nelle sue osservazioni conclusive. Ha descritto l’area Sabauda come un sistema integrato, deliberatamente costruito per lavorare insieme, che il confine del 1860 ha separato: “Chambéry era collegata a Parigi, Torino era collegata a Roma, e abbiamo perso questo sistema vivente”. Tra le strade suggerite: residenze per artisti su entrambi i versanti delle Alpi, per lavorare su un immaginario condiviso, e una rete di siti selezionati per la coerenza dell’insieme piuttosto che per la loro quantità. Séverin Duc ha concluso che lo spazio Sabaudo ha senso solo come sistema interconnesso e non come semplice inventario di monumenti.

Per quanto riguarda la continuità istituzionale, le discussioni sono confluite sulla creazione di un’associazione transfrontaliera che si faccia carico dei finanziamenti europei alla scadenza del progetto Alcotra. La forma giuridica deve ancora essere definita. L’annuncio di chiusura a Govone, fatto in italiano da Séverin Duc, ha riassunto lo stato del progetto: “Il cantiere Sabaudo è aperto”.

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