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    Publiredazionali

    Come cambia la percezione delle Alpi: le Metamorfosi dello sguardo in una mostra al Forte di Bard

    Redazione / RédactionRedazione / Rédaction7 Luglio 2026
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    Angelo Abrate (Torino, 1900 - Sallanches, 1985) Il Cervino, 1934 Olio su tela / Huile sur toile, cm 79 x 90 La Salle, Comune di La Salle – Collection Plassier
    Angelo Abrate (Torino, 1900 - Sallanches, 1985) Il Cervino, 1934 Olio su tela / Huile sur toile, cm 79 x 90 La Salle, Comune di La Salle – Collection Plassier
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    Con il titolo “Metamorfosi dello sguardo, Alpi e paesaggio montano” il Forte di Bard, in Valle d’Aosta, propone una mostra per tutta l’estate e fino al 1° novembre 2026 dedicata all’evoluzione nella pittura del modo di rappresentare le alpi e la montagna.

    Curata da Aldo Audisio negli alloggiamenti del Museo delle Alpi, l’esposizione riunisce oltre 70 opere per raccontare come lo sguardo su Valle d’Aosta e valle di Chamonix sia cambiato tra la fine del settecento e la metà del novecento, intrecciando arte, scienza, alpinismo, turismo e trasformazioni climatiche.

    Il tema del cambiamento della percezione delle Alpi ricorre nella letteratura contemporanea e in alcune mostre, ma certamente l’esposizione al Forte di Bard costituisce un nuovo contributo, particolarmente vivo nell’esprimere questa evoluzione attraverso diversi tipi di rappresentazione, dalla pittura più classica al manifesto promozionale del Novecento.

    Una mostra sul cambiamento della percezione delle Alpi

    La mostra Metamorfosi dello sguardo. Le Alpi immaginifiche nasce nell’ambito del progetto transfrontaliero Interreg Italia-Francia “DAHU, Développement et Adaptation des occupations HUmaines en montagne”, che coinvolge la Regione autonoma Valle d’Aosta, il Comune di Issime, il Forte di Bard, il Dipartimento dell’Alta Savoia e la Comunità dei Comuni della Valle di Chamonix Mont-Blanc.

    Il progetto studia, nel territorio alpino tra Italia e Francia, la relazione tra variazioni climatiche, paesaggio e comunità umane, partendo dalle tracce materiali e immateriali arrivate fino a oggi.

    L’esposizione traduce questi temi in un percorso artistico e scientifico, con un approccio che mette in dialogo storia dell’arte, archeologia, iconografia e cultura della montagna.

    Il percorso di visita è articolato in sei sezioni e raccoglie dipinti, disegni, manoscritti e manifesti. Le opere documentano la trasformazione dell’immaginario alpino: dalle rappresentazioni della vita pastorale e degli elementi naturali alle immagini legate al turismo, all’alpinismo e agli sport invernali.

    La ricerca iconografica da cui nasce la mostra ha individuato più di 400 opere conservate in istituzioni pubbliche e collezioni private, soprattutto tra Valle d’Aosta, valle di Chamonix e Piemonte. La selezione esposta restituisce un racconto corale delle Alpi, osservate da artisti, scienziati, viaggiatori e alpinisti. Ne emerge una montagna non fissata in un’immagine da cartolina, ma letta come spazio abitato, trasformato e continuamente reinterpretato.

    Joseph-Victor Communal (Châtelard-en-Bauges,1876 - Chambéry, 1962) La Dent de Peterel, l’aiguille Blanche vus du refuge Torino (col du Géant), 1924 Tempera su cartone / Gouache sur carton, cm 64,9 x 45,8 Chamonix-Mont-Blanc, Collection Musée du Mont-Blanc
    Joseph-Victor Communal (Châtelard-en-Bauges,1876 – Chambéry, 1962) La Dent de Peterel, l’aiguille Blanche vus du refuge Torino (col du Géant), 1924 Tempera su cartone / Gouache sur carton, cm 64,9 x 45,8 Chamonix-Mont-Blanc, Collection Musée du Mont-Blanc
    Gino Boccasile (Bari, 1901 - Milano, 1952) Val d’Aosta. Sport invernali, 1940 Offset a colori su carta / Offset en couleurs sur papier, manifesto / affiche. Milano, Stab. Pezzini, cm 98 x 69 Torino, Centro Documentazione Museo Nazionale della Montagna - CAI Torino
    Gino Boccasile (Bari, 1901 – Milano, 1952) Val d’Aosta. Sport invernali, 1940 Offset a colori su carta / Offset en couleurs sur papier, manifesto / affiche. Milano, Stab. Pezzini, cm 98 x 69 Torino, Centro Documentazione Museo Nazionale della Montagna – CAI Torino

    Da Turner a Bagetti, le Alpi diventano un luogo moderno

    Tra le opere in mostra figurano gli acquerelli di Giuseppe Pietro Bagetti dedicati alla discesa dell’armata francese dal Gran San Bernardo nel maggio 1800 e un’opera di William Turner sul Gran San Bernardo. Accanto a questi lavori compaiono vedute rurali e paesaggi montani di autori come Mario Calderini, Italo Mus, Mario Reviglione, Alessandro Lupo, Giuseppe Camino, Cesare Maggi e Giuseppe Antonio Levis.

    La mostra segue anche il passaggio culturale che ha trasformato la montagna da luogo temuto e marginale a spazio di meraviglia, avventura, identità e libertà. In questo processo hanno avuto un ruolo decisivo non solo pittori e viaggiatori, ma anche imprenditori, pubblicitari e divulgatori che hanno contribuito alla nascita di un nuovo immaginario alpino.

    Una parte del percorso è dedicata alla valle di Chamonix e al Monte Bianco, luoghi centrali nella costruzione dell’immagine moderna delle Alpi. Tra gli oggetti esposti compare anche un ventaglio con una litografia che riassume le tappe dell’ascesa al Monte Bianco compiuta nell’agosto 1851 da Albert Richard Smith, medico, scrittore e showman molto noto nell’età vittoriana.

    Smith contribuì a diffondere in Gran Bretagna la cosiddetta “Mont Blanc Mania”, un entusiasmo per il Monte Bianco che modificò la percezione della montagna. Da ambiente ostile e remoto, l’alta quota cominciò a essere raccontata come destinazione desiderabile, accessibile e spettacolare. Questo cambiamento dello sguardo è uno dei fili conduttori dell’esposizione.

    La montagna tra arte, scienza e rilievi topografici

    Un capitolo specifico riguarda Paul Helbronner, topografo, alpinista, fotografo e acquerellista nato a Compiègne nel 1871 e morto a Parigi nel 1938. Helbronner realizzò la Description géométrique détaillée des Alpes françaises, pubblicata in dodici volumi tra il 1910 e il 1939 dall’editore parigino Gauthier-Villars & Cie.

    Il suo nome è oggi associato anche alla Punta Helbronner, sulla linea di confine tra Italia e Francia, punto d’arrivo della funivia Skyway Monte Bianco. La mostra ne ricorda il contributo alla conoscenza delle Alpi, mostrando come la rappresentazione del paesaggio montano non appartenga solo alla storia dell’arte, ma anche alla scienza, alla misurazione del territorio e alla documentazione delle sue trasformazioni.

    Per le istituzioni coinvolte, la mostra offre l’occasione di riflettere sul significato dell’abitare la montagna. L’assessore regionale Erik Lavevaz sottolinea che le Alpi e i territori in quota non sono un territorio da cartolina, ma uno spazio fisico in cui il rapporto tra luoghi e comunità è profondo e richiede consapevolezza.

    Da suo canto, Ornella Badery, presidente dell’Associazione Forte di Bard, richiama il valore della ricerca condotta negli archivi pubblici e privati della Valle d’Aosta e della valle di Chamonix. Secondo Badery, l’esposizione mostra come l’evoluzione del paesaggio alpino sia stata influenzata dalla presenza umana e come il tema del riscaldamento globale sia ormai centrale nel dibattito culturale, politico e sociale.

    09 [92]
    Alberto Rossi (Torino, 1858-1936) La mietitura ai piedi del Monte Bianco, 1909 Olio su tela / Huile sur toile, cm 128 x 122 Aosta / Aoste, Collezione privata / Collection privée

    Un percorso aperto fino a novembre

    Metamorfosi dello sguardo. Le Alpi immaginifiche è aperta al pubblico al Forte di Bard dal 29 maggio al 1° novembre 2026. L’esposizione è accompagnata da un volume bilingue in italiano e francese, pensato come strumento di approfondimento e come restituzione del lavoro di ricerca.

    La mostra si inserisce nel ventennale della riapertura del Forte di Bard dopo i restauri e prosegue un percorso di attenzione alla cultura della montagna. Attraverso opere d’arte, documenti, rilievi e immagini, il progetto invita a leggere le Alpi come un paesaggio storico: un luogo in cui natura, presenza umana e cambiamento climatico si intrecciano nel tempo.

    LEGGI ANCHE: A Sion, 23 stele neolitiche del Vallese in mostra nell’ex chiesa dei Gesuiti, dal 20 giugno

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