La fine del mese di giugno di quest’anno è stata caratterizzata da una delle più intense anomalie termiche marine osservate negli ultimi anni nel Mar Mediterraneo in generale e nella sua zona occidentale in particolare. I dati del servizio europeo Copernicus evidenziano come la superficie del mare abbia raggiunto valori eccezionalmente elevati, con scarti che in alcune aree arrivano a circa 6 gradi oltre la media climatica del periodo.
Tra le zone maggiormente colpite figurano il Golfo del Leone, al largo delle coste della Francia meridionale, oltre al Mar Ligure e al Mar Tirreno, lungo il versante occidentale italiano. Tuttavia, alcuni altri bacini europei, come il Mare del Nord meridionale e il Mar Baltico, mostrano un sensibile aumento delle temperature superficiali rispetto alla fine del mese di maggio.
Due ondate di calore in poche settimane
L’attuale situazione di giugno rappresenta il diretto prosieguo di un fenomeno iniziato già alla fine di maggio, quando il Mar Mediterraneo aveva sperimentato le prime ondate di calore marine. L’intensa cupola anticiclonica che ha successivamente investito larga parte dell’Europa occidentale e meridionale ha favorito un ulteriore riscaldamento delle acque, a sua volta alimentato dalle temperature eccezionalmente elevate.
Nell’ultima sezione del mese passato, difatti, le massime hanno frequentemente superato i 35 gradi in vaste aree dell’Europa meridionale e centrale, tra cui Italia, Spagna e Francia con picchi di 40 gradi. L’accumulo di tali vaste e intense masse di calore nell’aria ha così accelerato anche l’aumento di calore della superficie marina, generando un surriscaldamento diffuso delle acque.
Le conseguenze per ecosistemi e territorio
Temperature dell’acqua similari o superiori rispetto a quelle del Mar Mediterraneo nel mese di giugno scorso rischiano di modificare gli equilibri degli ecosistemi marini e di rappresentare dunque un pericolo concreto per la biodiversità. Questo perché tali ondate di calore influenzano la distribuzione delle specie, aumentano lo stress per flora e fauna e generano condizioni favorevoli alla proliferazione di alcuni organismi.
Parallelamente, il persistente deficit di precipitazioni e l’elevata evaporazione mantengono alta l’attenzione sul rischio siccità e incendi, soprattutto nei Paesi che si affacciano sul mare. Per tale ragione, il monitoraggio continuo svolto dal programma europeo Copernicus rappresenta uno strumento fondamentale per seguire l’evoluzione di tali fenomeni e valutarne gli effetti.
Anche le Alpi alle prese con temperature eccezionali
L’ondata di calore non riguarda esclusivamente le coste mediterranee poiché tali medesime masse di aria subtropicale hanno raggiunto nelle settimane passate anche l’arco alpino occidentale.
Nei fondovalle e nelle principali conche delle Alpi le temperature hanno raggiunto valori normalmente associati alle pianure, con punte vicine ai 38 gradi tra Torino, Aosta, Ginevra, Chambéry e Grenoble. A rendere particolarmente gravosa la situazione sono soprattutto le temperature minime elevate, che durante la notte impediscono un efficace raffrescamento soprattutto nelle aree urbane e periurbane.
Alle quote più alte, lo zero termico ha raggiunto soglie comprese tra i 4.500 metri e i 4.800 metri, condizioni che favoriscono una accelerazione della fusione di neve e ghiacciai e alterano profondamente l’ambiente.
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