Riccardo Rigacci, fino a pochi giorni fa direttore del GEIE del Traforo del Monte Bianco, è stato condannato in primo grado a quattro anni e sei mesi di reclusione nel processo per il crollo del ponte Morandi di Genova, in cui sono stati giudicati numerosi altri funzionari, tecnici e amministratori. La sentenza è al primo grado di giudizio e quindi non è definitiva nel caso di ricorso.
Rigacci aveva presentato le dimissioni dal GEIE alla vigilia del verdetto. La direzione dell’organismo è stata affidata temporaneamente a Cédric Petitcolin, fino ad allora responsabile dei progetti tecnici e informatici.
Il GEIE-TMB è l’organismo comune costituito in modo paritario dalle due società concessionarie del traforo, l’italiana SITMB e la francese ATMB, e assicura la gestione unitaria di diverse attività dell’infrastruttura fra Courmayeur e Chamonix.
Ingegnere civile, Rigacci guidava il GEIE dall’aprile 2020. In precedenza aveva svolto una lunga carriera nel gruppo Autostrade e, dal 2011 al 2015, era stato direttore del Primo Tronco di Genova, competente anche per il viadotto sul Polcevera. La condanna riguarda le responsabilità attribuitegli per gli incarichi ricoperti in quel periodo.
Il ponte Morandi, a Genova, parte dell’autostrada A10, crollò alle 11.36 del 14 agosto 2018, durante un temporale. Cedettero la pila 9 e una parte dell’impalcato: automobili e mezzi pesanti precipitarono sull’area industriale, sul greto del Polcevera e sulle strade sottostanti. Morirono 43 persone e 566 abitanti furono costretti a lasciare le proprie case.
Secondo l’accusa, il disastro fu preceduto da anni di controlli insufficienti, manutenzioni rinviate e segnali di deterioramento non adeguatamente affrontati. Le difese hanno invece sostenuto che il cedimento dipese principalmente da un difetto originario di progettazione e costruzione del viadotto.
Il processo è iniziato il 7 luglio 2022 ed è durato quattro anni, con 284 udienze, 282 testimoni e quattro periti. Gli imputati erano 57, fra ex dirigenti e tecnici di Autostrade per l’Italia e Spea, funzionari e dirigenti del ministero delle Infrastrutture.
La sentenza di primo grado ha disposto 32 condanne, mentre 25 imputati sono stati assolti o hanno beneficiato della prescrizione. La pena più alta, dodici anni, è stata inflitta all’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci. L’ex dirigente Michele Donferri Mitelli è stato condannato a undici anni; Paolo Berti e l’ex amministratore delegato di Spea Antonino Galatà a cinque anni e sei mesi. Cinque anni sono stati inflitti anche a Mauro Coletta, già direttore della vigilanza sulle concessionarie autostradali del ministero.
Al Monte Bianco Rigacci aveva seguito negli ultimi anni anche i cantieri di risanamento della volta e dell’impalcato del traforo.
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