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    Home » Articoli » L’estate torrida accelera la fusione dei ghiacciai sul Monte Bianco
    Ambiente e territorio

    L’estate torrida accelera la fusione dei ghiacciai sul Monte Bianco

    Giorgia GambinoGiorgia Gambino20 Luglio 2026
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    La Mer de Glace, uno dei ghiacciai più minacciati del Massiccio del Monte Bianco; La Mer de Glace, l’un des glaciers les plus menacés du Massif du Mont Blanc (c) CC BY-SA 2.0, SNappa2006 , Wikimedia Commons
    La Mer de Glace, uno dei ghiacciai più minacciati del Massiccio del Monte Bianco; La Mer de Glace, l’un des glaciers les plus menacés du Massif du Mont Blanc (c) CC BY-SA 2.0, SNappa2006 , Wikimedia Commons

    Le temperature eccezionalmente elevate registrate nelle ultime settimane anche oltre i 4 mila metri di quota stanno aggravando una situazione già critica per i ghiacciai del Massiccio del Monte Bianco. I dati raccolti dalle reti di monitoraggio italiane e francesi mostrano difatti come il riscaldamento non interessi più soltanto le vallate alpine ma coinvolga ormai stabilmente anche le quote più elevate.

    Il caso più emblematico è quello della Mer de Glace, ma il fenomeno interessa anche altri grandi ghiacciai del francesi (Argentière, Bossons e Taconnaz) e italiani (Miage, Brenva, Triolet e Pré de Bar).

    Zero termico sopra i 4 mila metri e pioggia in cima al Cervino

    Uno dei segnali più evidenti dell’intensificazione dello scioglimento dei ghiacciai proviene dalla stazione meteorologica dell’agenzia di protezione ambientale ARPA Valle d’Aosta installata sulla vetta del Monte Bianco, a circa 4.750 metri di altitudine. Nel corso della seconda metà del mese di giugno, essa ha registrate a più riprese temperature medie orarie superiori agli 0 gradi, tra cui +0,8 gradi lo scorso giovedì 18 giugno e il preoccupante picco di +2 gradi la successiva domenica 24 giugno.

    Si tratta di valori eccezionali per quella quota, dove normalmente le temperature restano abbondantemente sotto lo zero anche in estate, che avvicina l’estate corrente ai mesi di agosto e settembre dell’anno passato. L’innalzamento dello zero termico tra i 4.300 metri e i 4.800 metri ha favorito persino precipitazioni liquide sulle montagne più elevate delle Alpi occidentali, tra cui la parete nord del Cervino, dove la pioggia è caduta oltre i 4 mila metri di quota.

    Fusione accelerata di neve, ghiaccio e permafrost

    L’intensa fusione del manto nevoso sul Monte Bianco alimenta con settimane di anticipo i torrenti alpini, mentre i ghiacciai stanno registrando tassi di ablazione tipici del pieno dell’estate già all’inizio della stagione. Tali condizioni estreme si inseriscono nel solco in una tendenza oramai consolidata che da decenni interessa il tetto di Europa e che, secondo gli esperti, sta modificando profondamente il suo paesaggio glaciale.

    Le misurazioni effettuate in Valle d’Aosta indicano abbassamenti della superficie glaciale che possono raggiungere la fascia compresa tra i 3 centimetri e i 5 centimetri al giorno durante le fasi più calde. Parallelamente, cresce anche la temperatura del permafrost, il terreno permanentemente gelato che tiene “incollate” molte pareti rocciose di alta quota, il cui progressivo disgelo aumenta l’instabilità dei versanti e favorisce frane e crolli di roccia.

    Monte Bianco, un sistema glaciale sempre più fragile

    Il Massiccio del Monte Bianco ospita circa 65 ghiacciai, distribuiti tra Italia, Francia e Svizzera, che coprono complessivamente circa 170 chilometri quadrati, il più vasto complesso glaciale delle Alpi occidentali. Negli ultimi 20 anni, secondo i glaciologi francesi, l’intero arco alpino ha già perso circa un terzo del proprio volume di ghiaccio, mentre la sua vetta simbolo registra un assottigliamento sempre più marcato anche alle quote superiori ai 4 mila metri.

    Dopo il minimo storico registrato nel 2023, quando la calotta sommitale era scesa a 4.805,59 metri a causa della scarsità di neve accumulata, la misurazione ufficiale effettuata nel dicembre del 2025 ha riportato la quota a 4.807,30 metri. Ciò però non significa che il ghiacciaio si stia riprendendo poiché l’altezza della vetta varia soprattutto in funzione dell’accumulo di neve e vento, mentre il bilancio dei ghiacciai del massiccio continua a rimanere fortemente negativo.  

    La Mer de Glace continua a perdere volume

    Uno dei simboli di tale lenta ma inesorabile trasformazione sul Monte Bianco resta la Mer de Glace, il più esteso ghiacciaio del suo versante francese, la cui lunghezza raggiunge circa sette chilometri. Le ultime analisi di Legambiente datate fine 2024 mostrano un arretramento impressionante che, dal termine della Piccola Età Glaciale, supera i 2,7 chilometri, mentre nei pressi della stazione ferroviaria di Montenvers lo spessore del ghiaccio si è ridotto di circa 300 metri.

    La fase più critica è esordita negli Anni Novanta, a decorrere da quando sono andati perduti circa 190 metri di spessore, arrivando tra il 2022 e il 2023 a registrare una diminuzione di circa 30 metri. Oggi la superficie è scesa al di sotto dei 30 chilometri quadrati e continua a ridursi anno dopo anno, mentre aumenta la copertura di detriti rocciosi, conseguenza della fusione del ghiaccio e dei numerosi crolli provenienti dalle pareti circostanti.

    Anche i ghiacciai italiani mostrano segnali di sofferenza

    Il Ghiacciaio del Miage, il più esteso ghiacciaio vallivo italiano del Monte Bianco, continua a perdere massa nonostante la caratteristica copertura detritica che ne rallenta parzialmente la fusione in estate. Anche i Ghiacciai della Brenva, del Brouillard, del Triolet e del Pré de Bar mostrano da anni un progressivo arretramento delle fronti e una riduzione dello spessore, in linea con la riduzione di circa un terzo della superficie glaciale rispetto agli Anni Sessanta.

    Nel settore centrale del massiccio, poi, il progressivo disgelo del permafrost ha provocato un forte incremento dell’instabilità delle pareti: dal 2007 sono stati censiti oltre 1.700 crolli rocciosi, con un picco di circa 300 eventi nel solo 2022. È una delle conseguenze dirette dell’aumento delle temperature in alta quota e rappresenta una crescente criticità sia per gli alpinisti sia per le infrastrutture montane.

    LEGGI ANCHE: Sulle Alpi persi 170 chilometri quadrati di ghiacciai in 60 anni

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    Giorgia gambino
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    Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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