Non tutto il vino prodotto quest’anno in Piemonte finirà in bottiglia: una parte di esso, soprattutto dei rossi più difficili da collocare sul mercato come la Barbera, potrebbe trovare una seconda vita trasformandosi in vermouth, aceto o altri derivati. È una delle principali strategie individuate dalla filiera vitivinicola regionale per affrontare l’accumulo di scorte nelle cantine e contenere gli effetti di una crisi che sta mettendo sotto pressione ambedue viticoltori e Consorzi.
Accanto alla ricerca di nuovi sbocchi commerciali, la Regione ha annunciato uno stanziamento straordinario di 1,7 milioni di euro destinato alle aziende costrette a mantenere i prodotti in giacenza. L’obiettivo è duplice, da un lato alleggerire il peso economico dello stoccaggio, dall’altro lato evitare che l’eccesso di offerta provochi un ulteriore deprezzamento sul mercato.
La Barbera di Asti apre la strada alla riconversione
A promuovere per primo in Piemonte tale nuovo approccio è il Consorzio Barbera di Asti e vini del Monferrato, che ha avviato un percorso per individuare destinazioni alternative per il vino invenduto.
Tra le opzioni considerate vi sono il vermouth, prodotto simbolo della tradizione piemontese, e l’aceto, settore nel quale si punta a valorizzare maggiormente il vino regionale anziché ricorrere a materia prima proveniente dall’estero. L’iniziativa potrebbe coinvolgere anche aziende specializzate nella produzione di quest’ultimo, con l’obiettivo di favorire accordi commerciali che rendano economicamente sostenibile la trasformazione delle eccedenze.
Contributi per lo stoccaggio delle giacenze
Le risorse messe a disposizione dalla Regione Piemonte serviranno, oltre che ad avviare produzioni sperimentali di aceto e vermouth, ad attenuare i costi sostenuti dalle imprese per conservare il vino ancora privo di sbocchi commerciali. Esse saranno parametrate ai quantitativi custoditi in cantina e alla durata dello stoccaggio, permettendo alle aziende di affrontare spese legate all’acquisto di nuovi serbatoi o all’affitto di spazi aggiuntivi.
Secondo le stime iniziali, la misura è stata pensata prendendo come riferimento circa 40 mila ettolitri di vino invenduto comunicati dalla filiera nei mesi scorsi, anche se l’entità del sostegno effettivo dipenderà dal numero di richieste presentate.
Una crisi che coinvolge tutto il comparto
Nel corso dell’ultima audizione davanti alla Commissione regionale competente, i Consorzi hanno descritto una situazione di particolare gravità, ritenuta da molti la più complessa dai tempi della crisi finanziaria del 2008 e della pandemia. Le difficoltà non concernono più soltanto alcune denominazioni considerate più deboli bensì anche vini di grande prestigio come Barolo e Barbaresco, segno di un rallentamento diffuso della domanda.
Tra gli indicatori più preoccupanti figurano la riduzione del valore delle uve, i cui prezzi sono scesi tra il -15% e il -30% anche per denominazioni piemontesi quali Barbaresco, Nebbiolo d’Alba, Langhe Nebbiolo, Barbera d’Asti, Arneis e Dolcetto. Inoltre, laddove a livello nazionale le scorte in giacenza hanno superato i 61 milioni di ettolitri, in Piemonte si osserva un incremento delle bottiglie immagazzinate in particolare di Barolo e Barbaresco.
Le ragioni del rallentamento del mercato
Le cause della crisi, che rende difficile per il mercato assorbire la produzione annuale di vino piemontese, sono numerose e vanno ad alimentarsi reciprocamente, compromettendo la sostenibilità economica di migliaia di aziende agricole. Alla progressiva diminuzione dei consumi di vino si aggiungono le difficoltà sul piano internazionale, aggravate dalle tensioni geopolitiche e dall’introduzione di nuovi dazi commerciali in alcuni Paesi strategici.
Sul fronte interno incidono anche l’aumento del costo della vita, che ha modificato le abitudini di spesa delle famiglie, e una crescente attenzione agli aspetti sanitari legati al consumo di alcol. Parallelamente, il cambiamento climatico sta modificando le caratteristiche delle produzioni, con vini rossi mediamente più alcolici e dunque meno richiesti durante estati sempre più calde.
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