È attorno a una specifica domanda che si sviluppa “Cento cime. Una storia di vita e montagne” di Giancarlo Telloli: che cosa hanno in comune una crisi personale, una scelta difficile, una sconfitta e la conquista di una vetta? Al di là della semplice passione per l’alpinismo, il testo utilizza l’esperienza di alta quota come chiave narrativa per parlare di ciò che accade nella vita reale, su pareti ben più impervie e sentieri ben più scoscesi.
Il volume, un ibrido a metà strada tra vero e proprio romanzo e più semplice raccolta di racconti, è stato pubblicato da Echos Edizioni nel 2024 nella collana “Territori” ed è acquistabile sul sito web dedicatoal prezzo di 16,00 euro per la versione cartacea.
Le “Cento cime” di Giancarlo Telloli
In “Cento cime” la montagna diviene per Giancarlo Telloli una sorta di linguaggio parallelo con il quale interpretare l’esistenza: l’ascesa è una prova per misurarsi con i propri limiti, mentre la discesa è una difficoltà che fa perdere l’orientamento. Lungo tale percorso fanno la loro comparsa alcune delle montagne più note al mondo, dal Monte Bianco al Kilimangiaro sino al Fuji Yama, ma anche avventure come discese a corda doppia, pareti di natura tecnica e sci di alta quota.
Accanto ai traguardi raggiunti con soddisfazione, però, tra le pagine trovano spazio anche le cime rimaste fuori portata, comprendendo nella metafora della scalata anche la fatica e il rischio di non arrivare. È proprio l’interpretazione della vetta come un luogo ambiguo di incidenti sfiorati, paura e precipizi, confronto con la possibilità della morte a rendere la lettura meno prevedibile.
Il paesaggio come memoria
In “Cento cime” la dimensione naturale – l’acqua di un torrente, il vento, gli animali, la vegetazione – accompagna il protagonista e contribuisce a riportare alla superficie ricordi, sensazioni e passaggi della sua storia personale. Essa conserva difatti una caratteristica che la rende particolarmente adatta alla narrazione: mentre chi la percorre cambia, il paesaggio sembra rimanere come punto di riferimento, configurandosi così quale sorta di archivio dei ricordi.
Non manca poi un riferimento spirituale esplicito, che emerge laddove ambiente ed esperienze vissute in quota sono messe in relazione con una ricerca di significato che va oltre la semplice sfida sportiva. Ne risulta un testo nel quale l’alpinismo costituisce l’ossatura stessa della narrazione e nel quale le montagne sono al contempo luoghi concreti e ancore alla perdita, al desiderio di raggiungere qualcosa e alla necessità di ripartire.
Giancarlo Telloli tra musica, cultura e narrativa
Nato ad Aosta nel 1950, Giancarlo Telloli ha una formazione in Materie letterarie ed è stato insegnante oltre che musicista e direttore di bande, attivo sul versante culturale attraverso conferenze, eventi, ricerche, saggi e recensioni.
Nel 2019 egli ha pubblicato “Gène e gli altri al confine della notte”, vincitore del Premio letterario “Alpini Sempre”, dal quale è tratto il cortometraggio “La bas, au front” diretto da Alessandro Stevanon. Nel 2022 è seguito “Thérèse l’altro confine”, anche esso premiato al medesimo concorso, mentre “Cento cime” si è classificato quinto al “Premio nazionale Mario Arpea” nel 2025.
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