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    Home » Articoli » Quest’autunno il Traforo del Monte Bianco non chiude, per i prossimi anni si vedrà
    Trasporti

    Quest’autunno il Traforo del Monte Bianco non chiude, per i prossimi anni si vedrà

    Giorgia Gambino - Enrico MartialGiorgia Gambino - Enrico Martial31 Agosto 2026
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    Traforo del Monte Bianco, piazzale italiano in inverno - Tunnel du Mont-Blanc, plateforme italienne en hiver (c) Nos Alpes Enrico Martial
    Traforo del Monte Bianco, piazzale italiano in inverno - Tunnel du Mont-Blanc, plateforme italienne en hiver (c) Nos Alpes Enrico Martial

    Nell’autunno 2026 il Traforo del Monte Bianco non chiude, come invece era avvenuto tra settembre e dicembre nel 2024 e 2025.

    La mancata chiusura vale, secondo le indicazioni attuali, solo per quest’anno, perché è in corso, su più anni, una serie di lavori di rinnovamento della galleria. Con l’esperienza raccolta nei due anni precedenti, il GEIE del Traforo del Monte bianco ha sottoposto alla conferenza intergovernativa italo-francese due opzioni.

    La prima prevede una chiusura continuativa di circa tre anni e mezzo a partire dal 2030, mentre la seconda mantiene circa 15 settimane di stop ogni autunno per un periodo di quindici anni, fino al 2045.

    Soltanto, con l’esperienza dei lavori realizzati, questo periodo potrebbe protrarsi anche oltre quest’ultima data. Il problema, infatti, anche se non dichiarato, riguarda la rapidità delle esecuzioni.

    Forse si torna alla normalità nel 2060

    Il programma iniziale per il risanamento della volta del Traforo del Monte Bianco prevedeva infatti interventi su circa 600 metri per ciascuna campagna annuale di chiusura, per un totale potenziale di circa 1.200 metri tra il 2024 e il 2025.

    I risultati sono stati però inferiori alle attese: nel 2024 sono stati completati tra 328 e 340 metri, mentre nel 2025 il secondo cantiere-test ha realizzato 254 metri. Nel biennio sono stati quindi risanati complessivamente tra 582 e 594 metri, circa la metà rispetto ai 1200 metri previsti sui due anni.

    Svolgere questi lavori in un periodo di chiusura totale e prolungata permetterebbe di evitare di montare e smontare il cantiere ogni anno, ma avrebbe un evidente impatto negativo sui collegamenti italo-francesi e sulla comunicazione di prossimità, tra Piemonte, Valle d’Aosta, Pays de Savoia e Ginevra, oltre che spostare il traffico sull’asse stradale del Fréjus.

    Inoltre, con questi dati di realizzazione nei due cantieri test, sugli 11.600 metri di lunghezza del traforo, a 350 metri di media all’anno (il risultato migliore) a far due conti ci vorrebbero non 15 anni ma tra i 30 e i 33 anni di chiusure autunnali, non fino al 2045, ma fino e oltre il 2060.

    La durata della stessa chiusura completa potrebbe anch’essa quasi raddoppiare, anche se mancano i dati per fare delle stime anche indicative.

    L’ipotesi di seconda canna

    Sullo sfondo, vi è la possibilità di realizzare una seconda canna che rimarrebbe per decenni soltanto di servizio.

    Infatti, una volta realizzata la seconda canna, si potrebbe chiudere la prima canna e fare i lavori richiesti per i tempi necessari, quindi per tre-quattro anni o per sette-otto anni nell’ipotesi peggiore.

    Peraltro, i tempi non sarebbero rapidi: anche ipotizzando progetto e approvazione (con ratifiche parlamentari) in quattro o cinque anni, ci vorrebbero altri cinque anni per realizzarla (al Fréjus, per la seconda canna, inaugurata nel 2025, hanno impiegato 15 anni).

    Chiudendo la prima canna per fare i lavori alla volta, e per 6 o 7 anni, il traforo del Monte Bianco funzionerebbe con una canna sola come minimo fino al 2045-2050, e nella peggiore delle ipotesi (la durata dei lavori al Fréjus) almeno fino al 2060.

    Tra l’altro, il traforo ferroviario di base Lione-Torino dovrebbe essere già in servizio dal 2035 (doveva essere dal 2033), con relativo spostamento delle merci.

    La risoluzione del problema del traforo del Monte Bianco è dunque già largamente in ritardo.

    Il vertice di Antibes, i governi nazionali e le opposizioni locali in Francia

    Su questo argomento vi sono stati prudentissimi avanzamenti al Vertice intergovernativo di Antibes del 25 giugno 2026, che ha previsto uno studio, anche riguardo agli impatti ambientali, sull’insieme dei collegamenti italo-francesi e non solo sul traforo del Monte Bianco.

    Nel frattempo, ci sono state varie conferme dell’opposizione locale francese alla creazione della seconda canna. In ultimo, lo scorso giovedì 30 luglio, il consiglio comunale di Passy ha approvato una mozione contraria al progetto. I soggetti locali valdostani e piemontesi sono invece a favore.

    Quest’autunno si potrà andare ad Annecy per il Retour des Alpages

    Per intanto, in questo autunno 2026, durante le vacanze scolastiche francesi delle ultime due settimane di ottobre, e in varie settimane a seconda del calendario dei cantoni svizzeri, si potrà transitare dal Monte Bianco verso la Valle d’Aosta, il Piemonte e l’Italia.

    Sarà anche possibile ai partecipanti savoiardi della festa internazionale del francoprovenzale di Pont-Saint-Martin e Carema, 19 e 20 settembre 2026 di non fare il lungo percorso dal Col des Montets, tra Trient, Martigny e dal Gran San Bernardo.

    E sarà anche possibile, andare con tranquillità ad assistere alla Fête du Retour des Alpages ad Annecy, il 10 ottobre o alla Festa internazionale del Pan Ner a Morgex, il 17 e 18 ottobre 2026.

    LEGGI ANCHE: 

    Traforo Monte Bianco, silenzio con la stampa al vertice Italia-Francia di Antibes, ma qualcosa si muove

    Monte Bianco, due studi italiani divergono sui danni da chiusura: 12 milioni oppure 11 miliardi di euro

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