in Valle d’Aosta, con Plaisirs de culture 2026, le Giornate europee del patrimonio (a cui partecipano 50 Paesi) durano nove giorni, tra castelli, musei e patrimonio materiale e immateriale, con visite, incontri ed eventi.
Dal 19 al 27 settembre coinvolge le località dell’intera regione. Il 18 settembre l’inaugurazione è ad Aosta, con uno spettacolare evento di ricostruzione visiva della chieda di San Francesco, in Piazza Chanoux. Il tema di quest’anno richiama responsabilità, impegno e nuove soluzioni: “Patrimonio a rischio. Rinnovare, resistere, reinventare”.
Nove giorni invece di un solo fine settimana
La prima caratteristica di Plaisirs de culture è dunque la durata. In Italia o in Francia le Giornate europee del patrimonio del 2026 si svolgono per un weekend: la Valle d’Aosta amplia invece l’iniziativa a nove giorni consecutivi, mettendo insieme le proposte della Regione, dei Comuni, dei musei, delle fondazioni, delle associazioni e di altri soggetti culturali.
Il risultato è un calendario di aperture straordinarie e di eventi per ogni giorno e molti luoghi.
Castelli, siti archeologici e musei convivono con chiese, archivi, case rurali, piccoli edifici storici, percorsi nel paesaggio e luoghi legati alla memoria delle comunità, come al cimitero storico di Sant’Orso ad Aosta, o al Santuario di Notre-Dame de la Garde a Perloz, o alla chiesa di Saint-Léger a Aymavilles. In molti casi le visite sono gratuite, in altri a tariffa ridotta, e alcune iniziative permettono di entrare in spazi normalmente non accessibili o di osservare restauri ancora in corso.
I castelli raccontati attraverso restauri e trasformazioni
I castelli costituiscono uno degli assi principali del programma, e vengono presentati soprattutto come edifici che cambiano, vengono restaurati e acquistano nuovi significati. Al Castello di Issogne diverse visite sono dedicate alla Fontana del melograno e al restauro delle decorazioni del cortile e del giardino; a Pont-Saint-Martin il Castello dei Signori apre il proprio cantiere, mostrando scavi archeologici, consolidamenti e lavori in corso.
Al Castello di Introd il tema è invece la trasformazione continua di un edificio segnato nei secoli dagli incendi e dalle ricostruzioni. Il Castello di Ussel ospita le visite alla mostra sui disegni di Francesco Corni, mentre il programma raggiunge anche la Tour de l’Archet di Morgex, il Castello di Saint-Germain a Montjovet e Châtel-Argent a Villeneuve, dove le rovine diventano esse stesse materia di riflessione sul valore del patrimonio.
Dai musei ai luoghi che normalmente restano ai margini
Accanto ai monumenti più conosciuti, Plaisirs de culture allarga lo sguardo a un patrimonio diffuso. Il MAV di Fénis racconta il territorio attraverso oggetti e lavorazioni dell’artigianato valdostano; l’Ecomuseo Walser di Gressoney-La-Trinité apre le case tradizionali e le collezioni dedicate alla cultura locale, mentre a Jovençan la Maison e il Jardin des Anciens Remèdes riportano l’attenzione sugli usi tradizionali delle piante officinali.
Ci sono poi luoghi tutti da scoprire. A Gignod un granaio del 1462, restaurato e oggi utilizzato come essiccatoio per piante officinali, diventa un “edificio documento”; a Champorcher la Maison de Thomas conserva un antico telaio per la canapa e il vicino Moulin du Glair ricorda la lavorazione tradizionale dei cereali. Il programma comprende inoltre le incisioni rupestri di Chenal a Montjovet, il Cimetière du Bourg di Aosta, la Maison Gargantua di Gressan, la Maison de Mosse di Avise e perfino la centrale idroelettrica di Montjovet.
Un patrimonio fatto anche di saperi, lingue e memoria
Nel patrimonio proposto dalla rassegna ci sono anche tessitura, artigianato, conoscenza delle piante, cultura Walser, archivi, memoria linguistica e racconti delle comunità con una dimensione immateriale che accompagna quella materiale e monumentale.
In questa prospettiva vanno letti gli incontri dedicati al Conseil des Commis, alla presenza francescana in Valle d’Aosta, alla storia dei monumenti cittadini o all’evoluzione dei bivacchi d’alta quota. Il programma comprende inoltre passeggiate, percorsi in bicicletta, concerti, mostre e iniziative nelle quali la trasmissione delle conoscenze diventa parte della tutela stessa.
Nello stesso fine settimana di apertura, il 19 e 20 settembre, la bassa Valle partecipa inoltre alla 18ª Fête romande et internationale des Patoisants, il raduno quadriennale delle associazioni della Fédération romande et internationale des patoisants. Plaisirs de culture si associa proponendo viste al patrimonio locale di Donnas e Pont-Saint-Martin e si lega all’evento portatore di cultura immateriale, compresa la premiazione del Concours Littéraire Romand.
La chiesa perduta di San Francesco
La rassegna comincia venerdì 18 settembre alle 21 piazza Émile Chanoux ad Aosta con Echi francescani, spettacolo inaugurale con interventi teatrali, musica e proiezioni dedicato alla chiesa di San Francesco, costruita nel medioevo con il convento francescano e scomparsa all’inizio dell’Ottocento, dopo le guerre napoleoniche. I suoi resti sono ancora nel sottosuolo della piazza.
L’iniziativa, inserita anche nelle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di Francesco d’Assisi, non propone una ricostruzione archeologica dell’edificio, ma la sua percezione nello spazio urbano come esperienza immersiva. Si tratta del messaggio di Plaisirs de culture di quest’anno: il rischio non riguarda soltanto la perdita di un edificio, ma anche dimenticarlo.
Il programma dettagliato, con orari, modalità di prenotazione e condizioni di accesso, è disponibile nel calendario di Plaisirs de culture 2026 (che abbiamo qui riportato in immagini) che si ritrova sul portale Valle d’Aosta Heritage.
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