Dopo una estate torrida e siccitosa, la tematica della perdita idrica torna al centro del dibattito in Francia, dove una parte dell’acqua potabile immessa nelle reti di distribuzione non raggiunge gli utenti. Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio nazionale dei servizi pubblici dell’acqua (Sispea), pubblicato nel giugno di quest’anno sulla base di dati del 2024, circa un litro su cinque di essa è sprecato ogni anno.
Sono proprio le condizioni climatiche recenti, caratterizzate da precipitazioni scarse e deboli nonché da prolungati periodi di caldo e temperature sopra la media, a rendere evidente la vulnerabilità del sistema. Il ritiro e il rigonfiamento dei terreni argillosi ma secchi, le variazioni della pressione sulla rete e gli episodi estremi possono contribuire a provocare rotture su infrastrutture già degradate.
Qualche numero per comprendere il fenomeno
Il sistema idrico francese si innesta su di una rete di circa 980 mila chilometri, il cui rendimento medio è stato stimato al 79,2%, dato che implica che circa il 20,8% dell’acqua è andato perduto prima di arrivare al consumatore. Il volume complessivamente disperso è dell’ordine di grandezza di un miliardo di metri cubi all’anno, una quantità paragonabile al volume contenuto nel Lago di Annecy, che è di circa 1,12 miliardi di metri cubi.
Le cifre datate 2024 segnano peraltro un peggioramento rispetto agli anni immediatamente precedenti, quando il rendimento era stato dell’81,2% (2023) e dell’81,3% (2022). Il confronto deve però essere letto con cautela e tenendo conto della copertura statistica e delle modalità di raccolta dei numeri, dato che l’ultima rilevazione Sispea riguarda servizi che coprono il 99% della popolazione.
Reti vecchie e manutenzione insufficiente
Le perdite di acqua, in Francia come altrove, dipendono per larga parte da rotture, usura delle condotte, corrosione dei materiali e invecchiamento degli impianti, cui si si aggiungono movimenti del terreno, gelo e traffico stradale. La problematica assume caratteristiche particolari nei territori rurali e montani, dove lunghezza e complessità delle tubazioni aumentano di pari passo rispetto al rapporto tra infrastrutture da mantenere e utenti da servire.
A pesare, tuttavia, è soprattutto il ritmo con cui le infrastrutture sono sostituite, che nel Paese è stimato con un tasso medio annuo di rinnovo calcolato sulla media degli ultimi cinque anni attorno allo 0,65%. Seguendo tale tendenza, stando agli esperti il ricambio dell’intero patrimonio richiederebbe molti decenni, mentre una parte significativa delle condotte esistenti si avvicina progressivamente alla fine della propria vita utile.
La situazione tra Région Sud e Auvergne-Rhône-Alpes
Nella Région Sud il rendimento idrico indicato per gli anni recenti si colloca attorno all’80%, ma le situazioni locali sono molto diverse e i territori alpini più rurali dove le perdite possono raggiungere livelli superiori rispetto alle grandi aree urbane. Nel dipartimento delle Hautes-Alpes, per esempio, Briançon ha registrato nel 2024 un rendimento del 58%, con circa 1,05 milioni di metri cubi non arrivati agli utenti, seguito poi da un miglioramento al 62% indicato dal gestore.
Nella Région Auvergne-Rhône-Alpes il quadro è altrettanto articolato e differente poiché rileva circa il 21% di perdite nelle reti di acqua potabile e un tasso di rinnovo ancora inferiore all’1%. Anche all’interno della regione le differenze possono essere marcate poiché un chilometro di rete che serve decine di utenti presenta costi di manutenzione e rinnovo molto diversi da una condotta urbana con una elevata concentrazione di utenze.
Francia, Italia e Svizzera: tre situazioni difficili da sovrapporre
Il confronto sulla situazione idrica con i Paesi vicini delle Nostre Alpi deve essere effettuato con cautela dato che gli anni di riferimento e gli indicatori disponibili non coincidono perfettamente.
In Italia, gli ultimi dati nazionali completi sulla dispersione nelle reti comunali sono riferiti al 2022, quando l’Istituto nazionale di statistica Istat stimava 3,4 miliardi di metri cubi persi, pari al 42,4% dell’acqua immessa in rete. Nel successivo 2024, per contro, sono state registrate per i soli capoluoghi perdite medie del 35,2%, cifra che non è direttamente confrontabile con quella nazionale francese.
La Svizzera presenta un quadro differente ancora poiché dispone di risorse idriche complessivamente abbondanti, con oltre l’80% dell’acqua potabile che proviene dalle acque sotterranee, ma la distribuzione delle risorse non è uniforme. Durante l’estate 2026 numerosi comuni hanno quindi introdotto raccomandazioni o restrizioni temporanee sui consumi, soprattutto nelle aree più esposte alla siccità, problematiche che i cambiamenti climatici potranno rendere più evidenti ancora.
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