Le Giornate europee del patrimonio sulle Alpi italiane si tengono il 26 e 27 settembre, una settimana dopo quelle francesi del 19 e 20 settembre: la manifestazione è europea, ma le date non coincidono neppure tra i due versanti della frontiera, e malgrado il Trattato del Quirinale.
La Valle d’Aosta è un caso a parte: visto che i Plaisirs de culture durano nove giorni, riescono a coincidere sia con le Giornate italiane che con quelle francesi.
Dopo le cinque proposte di Nos Alpes per giornate sulle Alpi francesi, abbiamo scelto sei uscite tra Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, privilegiando archeologia alpina, antichi Stati sabaudi e non sabaudi, paesaggi di montagna e siti normalmente poco accessibili.
Susa, sette nuove sale per raccontare una valle di passaggio
A Susa le Giornate del patrimonio coincidono con l’apertura di sette nuove sale del Museo civico archeologico nel Castello di Adelaide. Il percorso comincia dal neolitico e dall’età del Ferro e mostra come la Valle di Susa fosse inserita nelle relazioni attraverso le Alpi già nel secondo millennio avanti Cristo; prosegue poi con il regno di Cozio, l’accordo con Augusto e la trasformazione di Segusio in città romana. Oggi Susa è percepita come un luogo anche troppo moderno sull’asse transalpino, tra treni e trafori. Beh, ha invece uan grande profondità storica, e ha svolto questa funzione di luogo di viaggio da millenni.
Sabato 26 alle 17 ci sarà la presentazione delle nuove sale, e poi dalle 18.30 alle 22.30 la visita sarà libera. Domenica 27 sono previste visite alle aree archeologiche alle 10.30 e alle 11.30 e al castello alle 15 e alle 16; l’ingresso è gratuito. Nella stessa domenica la Giornata del patrimonio archeologico della Valle di Susa apre siti in quattordici Comuni, dalla villa romana di Almese alla miniera Rugèt di Gravere e alla Certosa di Montebenedetto.
Mompantero, le pietre raccontano il Rocciamelone
Pochi chilometri più a monte, Mompantero propone invece un patrimonio costruito direttamente nel paesaggio. Sabato 26 viene inaugurata la Via delle Pietre Parlanti, itinerario dedicato alle tracce lasciate nei secoli sulle pendici meridionali del Rocciamelone: terrazzamenti, muri a secco, antichi coltivi, incisioni e pitture rupestri.
La visita parte alle 10 dalla cappella della Madonna dell’Ecovà e dura circa due ore e mezza, su terreno di mezza montagna per il quale sono richieste calzature adatte. Nel pomeriggio, alle 14.30 nel Municipio, sarà presentata anche una piattaforma digitale. Tra le testimonianze studiate ci sono i petroglifi della Rocca del Chiodo e il fregio medievale dei balestrieri: si vedono quindi insieme archeologia, uso agricolo della montagna e trasformazione del paesaggio. La prenotazione per l’escursione è consigliata.
Saluzzo, dentro la corte di un piccolo Stato alpino
A Saluzzo l’uscita porta invece nella storia politica: Casa Cavassa, uno degli edifici più rappresentativi del Rinascimento saluzzese, apre sabato 26 e domenica 27 con visite guidate alle 11 e alle 16.30.
La casa consente di entrare nell’ambiente della corte del Marchesato di Saluzzo, Stato indipendente (relativamente indipendente) che per secoli occupò un territorio chiave tra pianura piemontese e vallate alpine prima di entrare definitivamente nei domini degli Stati di Savoia all’inizio del Seicento. La residenza appartenne alla famiglia Cavassa, che ricoprì incarichi presso i marchesi, ed è oggi uno dei luoghi nei quali si può cogliere la cultura figurativa e politica della piccola corte alpina.
Le visite sono a numero chiuso, con prenotazione obbligatoria, e costano 2 euro oltre al biglietto d’ingresso al museo.
Albenga, sotto la strada c’è una necropoli romana

Nel Ponente ligure, sabato 26 alle 16.30 viene aperta per questa sola occasione la Necropoli romana settentrionale di Albenga. Si trova lungo viale Pontelungo, sotto uno degli assi più trafficati, e la visita guidata permetterà di vedere gli scavi e alcuni dei ritrovamenti, tra cui il cosiddetto Piatto Blu. La prenotazione è obbligatoria.
È anche un’occasione per guardare Albenga oltre il suo noto centro medievale. L’antica Albingaunum è diventata in età romana un nodo della Via Iulia Augusta, nata nel 13 avanti Cristo per collegare la Liguria con la Gallia meridionale. Attorno alla città rimangono terme, acquedotto, anfiteatro e aree funerarie: un paesaggio patrimoniale tra costa, vie verso l’interno e grandi itinerari lungo le Alpi. Poi, visto che vi trovate ad Albenga, andata e bere un caffé in piazza San Michele, anche per apprezzare la dimensione medievale della città.
A Genova una fornace romana riemersa con la metropolitana
A Genova Certosa, durante gli scavi per il prolungamento della metropolitana tra Brin e Canepari, nel 2022, è stata scoperta una fornace per ceramica di età romano-imperiale, testimonianza di un insediamento nella Val Polcevera. La struttura è stata trasferita e ricostruita nel MuCe, il Museo Certosa di Genova.
Sabato 26, dalle 15 alle 19, archeologi e restauratori racconteranno lo scavo e il lavoro di conservazione. Si potrà vedere anche un documentario e ricostruzioni dedicate alla vita e alle tecniche dell’età romana. Domenica 27, dalle 11 alle 12.30, è prevista un’attività per famiglie dedicata all’alimentazione romana. Il luogo parla anche qui di viaggi e trasporti: la Val Polcevera è da secoli uno dei principali corridoi tra Genova, il Piemonte e il nord delle Alpi.
Gressoney, dai Walser alla regina Margherita
L’ultima proposta è per Gressoney-La-Trinité, a oltre 1.600 metri di quota: l’Ecomuseo Walser propone visite gratuite sabato 26 alle 15, 16 e 17 e domenica 27 alle 10 e alle 11. Nella Puròhus, casa rurale settecentesca, si possono vedere la Wohngade, la tradizionale stalla-abitazione, la cantina e il fienile; nella Pòtzschhus il percorso prosegue con il costume walser e una sezione dedicata al Monte Rosa, ai ghiacciai e alla storia dell’alpinismo.
La giornata può continuare pochi chilometri più a valle a Gressoney-Saint-Jean, dove Castel Savoia è aperto dalle 9 alle 19 e ospita l’esposizione Una Regina tra i Walser, con la cuffia tradizionale indossata dalla regina Margherita. Frequentava Gressoney dal 1889 e fece costruire qui, tra Otto e Novecento, la propria residenza estiva ai piedi del Monte Rosa. In una sola uscita si incontrano così cultura walser, alpinismo e storia sabauda.
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