Il referendum del 27 settembre su neutralità e agricoltura è stato accompagnato, nel Canton Vaud, da un voto popolare sulla riduzione delle imposte. Con una partecipazione del 49,9% degli aventi a diritto, il 53,1% dei votanti l’ha fatto vincere, a favore di una riduzione del 12% delle imposte cantonali sia sul reddito sia sul patrimonio.
La riduzione (nel linguaggio cantonale “lo sconto”) entrerà in vigore nel 2027. Il governo, che aveva raccomandato di respingerlo, dovrà cercare ambiti di minore spesa per 272 milioni di franchi, in un bilancio già in disavanzo.
La destra vince, ma il PLR si divide
L’iniziativa è stata promossa dalla Camera di commercio, dalla Camera immobiliare e dalla Federazione padronale vodesi, quindi da ambienti economici, che si sono presto saldati con la destra estrema, L’UDC, che l’ha sostenuta fin dal 2023. Nel successivo dibattito, il Partito liberale radicale (PLR), la destra tradizionale, si è progressivamente schierato a favore.
I delegati del partito hanno raccomandato il sì con 137 voti favorevoli, 20 contrari e 8 astensioni, il 24 giugno 2026, in occasione del congresso di Begnins. Viceversa i tre rappresentanti PLR nel governo cantonale — la presidente Christelle Luisier Brodard, Isabelle Moret e Frédéric Borloz — hanno invece sostenuto il no.
L’accordo fra ambienti economici, destra nazionalista e destra nazionalista richiama alleanze che si frenano oppure di costruiscono anche altrove in Europa.
Nel Vaud, l’esito del referendum è una sconfitta per un governo già a maggioranza di centrodestra: tre PLR e una rappresentante del Centro, accanto a due socialisti e un verde. Tuttavia il messagio è più forte: la nuova alleanza ancora più a destra può avere successo anche in altre occasioni.
L’UDC al momento rimane fuori dalla composizione del governo, ma dispone di 23 deputati su 150, e bisognerà osservare la possibile progressione.
Il 7% era già previsto
Poi, al di là della situazione politica, il risultato della riduzione fiscale va osservata con un po’ di distacco, per notare con non è particolarmente forte. Intanto, si tratta di un fenomeno che dura da qualche tempo.
Nel dicembre 2024, su un emendamento UDC concordato con il PLR, il parlamento aveva stabilito uno sconto sull’imposta cantonale sul reddito del 4% nel 2025, del 5% nel 2026 e del 7% nel 2027. Il nuovo 12% prende il posto del 7%: sul reddito, lo sconto aumenta quindi di cinque punti. La riduzione del 12% sul patrimonio è invece intera e nuova.
Inoltre, il beneficio è più contenuto di quanto possa sembrare a prima vista, a calcolare il 12% su valori assoluti: riguarda soltanto le imposte cantonali e non l’insieme dell’imposizione, diretta e indiretta. Una simulazione KPMG, realizzata con la Camera di commercio, dice che una coppia con due figli a Losanna e 100.000 franchi di reddito lordo vedrebbe passare l’imposizione dal 6,08% al 5,75% del reddito, con una differenza di circa 330 franchi l’anno. I valori cambiano evidentemente secondo il reddito, il patrimonio e la situazione familiare: in termini assoluti e percentuali sono maggiori per un reddito loro di 250.000 euro.
Inoltre anche altri cantoni hanno applicato o prevedono analoghe riduzioni: Ginevra ha abbassato le imposte dell’8% in media dal 2025; il Vallese ha introdotto nuovi sgravi e maggiori deduzioni. A Neuchâtel, rappresentanti di UDC, PLR e Centro hanno depositato un’iniziativa per ridurre progressivamente fino al 10% l’imposizione delle persone fisiche entro il 2030. Anche in questo contesto, il Vaud resterà fra i cantoni con una intensità di prelievo fiscale superiore alla media svizzera.
Dove trovare i soldi, e senza tagliare i servizi?
I 272 milioni di minori entrate si aggiungono a un disavanzo previsto per il 2027 di 356 milioni di franchi. Il progetto di bilancio del Cantone di Vaud prevedeva già 440 milioni di entrate straordinarie: senza nuove misure, il deficit salirebbe infatti a 628 milioni. Il bilancio presenta delle entrate complessive per circa 12,8 miliardi di franchi.
Nel comunicato successivo al voto, il governo cantonale non ha ancora indicato gli ambiti di intervento nella minore spesa. Il PLR, anche dopo la vittoria, ha detto che la riduzione fiscale dovrà avvenire senza peggiorare i servizi e senza scaricare costi sui Comuni: e siamo ancora sul piano delle dichirazione dei principi.
Il comitato del no, formato da oppositori politici e sindacali, ha colto il messaggio e ha chiesto appunto che non ci siano tagli: il referendum farà pagare meno imposte, ma non ha dato un mandato per ridurre i servizi.
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