Con le sue acque dalle tonalità che alternano verde e turchese nonché le sue rive punteggiate di spiagge e boschi, il Lago di Sainte-Croix potrebbe parere un elemento naturale e genuino del paesaggio provenzale. Invece esso, una delle principali destinazioni estive della zona, si configura quale bacino artificiale nato dallo sbarramento del Verdon e dalla costruzione della omonima diga entrata in funzione nel 1973.
Con una superficie di circa 2.200 ettari, pari a circa 22 chilometri quadrati, è il quarto più grande lago artificiale della Francia metropolitana per estensione, dopo i laghi del Der-Chantecoq, di Serre-Ponçon e d’Orient. Esso si trova al confine tra il dipartimento del Var e il dipartimento delle Alpi dell’Alta Provenza, proprio nel punto in cui il noto fiume esce dalle sue spettacolari e maestose gole.

Un lago costruito dall’uomo
Il primo capitolo della storia del Lago di Sainte-Croix si apre già all’inizio del Novecento, quando studiosi e autorità locali comunicano a studiare la possibilità di sfruttare il corso del Verdon attraverso una serie di opere idrauliche. Nel 1908 Georges Clemenceau, allora presidente del Consiglio, percorre a dorso di asino una parte del corso del fiume, in un territorio nel quale sono al vaglio le varie ipotesi di sbarramento.
Dopo decenni rimasta fermo alla carta e un passo indietro sul coinvolgimento della società Schneider tra le due guerre mondiali, l’idea torna concretamente all’ordine del giorno negli Anni Sessanta con il progetto di un grande invaso. Alla prima versione, poi modificata a causa di problematiche idrogeologiche e dell’opposizione degli abitanti di Bauduen e Sainte-Croix-du-Verdon i cui villaggi sarebbero stati sommersi, ne fa seguito una seconda e meno ambiziosa.

Il villaggio sommerso di Les Salles-sur-Verdon
Alla fine degli Anni Sessanta la quota prevista per il Lago di Sainte-Croix è abbassata a 482 metri, così da evitare di coinvolgere Bauduen e Sainte-Croix-du-Verdon, che quindi rimangono abitabili e abitati. Differente è per contro la sorte di Les Salles-sur-Verdon, che, poiché direttamente collocato nella valle destinata a essere occupata dal nuovo bacino, è progressivamente abbandonato prima della messa in acqua.
La prima fase di riempimento del bacino esordisce nell’agosto del 1973 e si conclude definitivamente il 15 novembre dello stesso anno, ciò che rende l’attuale villaggio un centro completamente ricostruito in seguito alla realizzazione del lago. Restano invece gli abitati originari di Sainte-Croix-du-Verdon, sito sulla sponda occidentale e in posizione rialzata rispetto all’acqua, e Bauduen, ubicato sulla riva meridionale e ancora immobile nell’impronta di un antica località lacustre provenzale.

Un affaccio mozzafiato sulle Gole del Verdon
Il Lago di Sainte-Croix beneficia di una posizione suggestiva e memorabile che lo vede affacciato immediatamente all’uscita delle Gole del Verdon, uno dei cosiddetti Canyon della Provenza. Dall’alto, esso appare come una grande superficie blu incastonata tra rilievi e altopiani, che raccolgono le acque del suo fiume omonimo dopo il passaggio tra le pareti calcaree.
Alle spalle del bacino si incontrano alcuni dei paesaggi più caratteristici dell’Alta Provenza, tra cui l’Altopiano di Valensole con le sue coltivazioni di lavanda, i suoi boschi mediterranei e i suoi rilievi calcarei. Sulla riva la percezione è di un vero e proprio specchio di acqua interno, con spiagge e insenature che durante l’estate rammentano quasi il mare senza per questo obliare il proprio carattere di entroterra mediterraneo.

Barche, Canadair, sport e viaggi
Sul Lago di Sainte-Croix la navigazione tramite imbarcazioni dotate di motore a combustione è vietata, mentre possono circolare barche a vela o elettriche e mezzi come canoe, kayak, paddle e pedalò. A bordo di esse è possibile attraversare il bacino, raggiungere alcune insenature oppure risalire per un tratto l’ingresso delle Gole del Verdon, talvolta incappando vis à vis con un Canadair impegnato in interventi contro gli incendi che qui fa rifornimento.
Lungo l’estate e nei fine settimana primaverili e autunnali più clementi, poi, le rive del bacino divengono una destinazione per la balneazione e per le attività all’aperto, dove le semplici spiagge si alternano a tratti più selvaggi e boschivi. Non sono rari nemmeno gli avventurieri che si spingono su strade e sentieri che consentono di osservare il paesaggio da diverse prospettive, così come automobilisti che ne percorrono il perimetro di circa 60 chilometri tra boschi, rocce e abitati.

Un ambiente artificiale divenuto ecosistema
La nascita del Lago di Sainte-Croix ha trasformato radicalmente la valle ma nel corso dei decenni il nuovo ambiente ha sviluppato proprie dinamiche ecologiche, andando a ospitare diverse specie di uccelli, insetti e pesci come lucci, carpe, persici e sandri. La vegetazione circostante riflette il carattere mediterraneo della zona, con pini, lecci e piante aromatiche tipiche della Provenza, alcuni dei quali siti all’interno di aree sottoposte a forme di tutela ambientale.
Ma Sainte-Croix, che chiude visivamente il sistema delle Gole del Verdon con la sua immagine di acque turchesi e sponde verdeggianti, è soltanto il più grande dei cinque bacini artificiali associati al sistema fluviale. Mentre Esparron è più raccolto e si sviluppa tra le Basses Gorges, Quinson presenta un ambiente più appartato e Castillon è circondato da un paesaggio più montano; chiude il cerchio Chaudanne, più piccolo e dal carattere più selvaggio.
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