Nelle Nostre Alpi condizioni quali pareti impervie, vallate strette, strade esposte alla caduta di massi o impianti a fune sospesi nel vuoto impongono condizioni di “cantieri verticali” molto diverse rispetto a un ambiente urbano. Eppure, nonostante le difficoltà imposte dalla montagna, lavori di questo tipo sono portati avanti sviluppando e specializzando tecniche che permettono di portare uomini, macchinari e materiali dove l’accesso a mezzi convenzionali è impossibile.
Tale articolo si propone quale esemplificazione di una serie di interventi che, coinvolgendo operatori su fune, rocciatori, specialisti della sicurezza e piloti, mirano ad adattare il cantiere alla montagna della quale esso è soltanto ospite. Presenteremo quindi casistiche di disgaggi, ancoraggi, installazioni di reti paramassi, piccoli mezzi cingolati arrampicati su un versante e, più di recente, droni per il trasporto dei materiali in alta quota.
Saint-André de Maurienne e il cantiere del Fréjus
Una delle casistiche più significative di “cantieri verticali” nelle Alpi si trova a Saint-André, nella Valle della Maurienne (Savoia), dove la frana del 27 agosto 2023 scorso aveva interrotto la linea ferroviaria internazionale del Fréjus. Oltre alla pendenza considerevole del versante che sovrasta la ferrovia, la vicinanza dell’autostrada ha reso particolarmente complessa la possibilità di intervenire con grandi mezzi o attraverso esplosioni di ampia portata.
Dopo il disgaggio e la realizzazione di una pista per raggiungere la sommità, i lavori sono proseguiti dall’alto verso il basso con operatori specializzati su fune, che hanno rimosso materiale e installato ancoraggi e reti direttamente sulla roccia. Ci si è serviti anche di mezzi difficilmente trasportabili con modalità tradizionali, tra cui piccolo escavatore cingolato cosiddetto “ragno”, condotto in più parti tramite elicottero e successivamente assemblato in parete.
Le difficoltà principali del cantiere, che nei periodi di maggiore attività ha coinvolto diverse decine di operatori su di un fronte di circa 250 metri, hanno riguardato l’influenza delle condizioni stagionali sulle operazioni. Stando ai dati trasmessi dal Dipartimento della Savoia, sono stati completati 4 chilometri di ancoraggi e installati 23 mila metri quadri di reti su di una superficie verticale che in alcuni punti superava i 200 metri di altezza.
Funivie e impianti di risalita tra Monte Bianco e Alpi svizzere
Una larga parte dei “cantieri verticali” allestiti in quota concerne peraltro la manutenzione ordinaria di stazioni e funivie dalla posizione estremamente difficoltosa da raggiungere. Diversamente da ciò che accadeva in Maurienne, si tratta qui di mantenere una infrastruttura in condizioni operative particolarmente impegnative, tenendo conto di altitudine, meteo, sicurezza degli operatori e presenza dei visitatori.
È il caso, per esempio, di Skyway Monte Bianco, impianto di risalita funiviario sito in Valle d’Aosta che da Courmayeur permette di arrivare a Punta Helbronner, il luogo più vicino alla vetta del Monte Bianco. Essa si serve dal 2023 di operatori specializzati nei lavori su fune, che si occupano di interventi su superfici sulle quali sarebbe difficile installare ponteggi o utilizzare piattaforme tradizionali.
Analogamente gli impianti a fune sono costruiti su piloni, cavi, stazioni e sostegni ubicati frequentemente in luoghi dove l’accesso via terra richiederebbe la costruzione di nuove piste o l’impiego di mezzi pesanti. Nella sola Svizzera l’Ufficio federale dei trasporti indica circa 2.400 infrastrutture di questo genere in esercizio, dato che rende evidente la necessità di impiegare operatori su fune e trasporto aereo di materiali anche soltanto per il mantenimento.
Strade e ferrovie: la manutenzione dei versanti
Un altro settore nel quale i “cantieri verticali” assumono un ruolo centrale è quello della viabilità su strade e ferrovie che, particolarmente nelle Alpi, attraversano spesse volte gole e versanti instabili nonché soggetti a distacchi e cadute massi. Qui è richiesto di combinare tecniche differenti tra cui il trasporto di materiale in elicottero, l’arrivo in parete con corde ad hoc e l’installazione di chiodature, tiranti, reti e sistemi di protezione collocati in funzione della conformazione del terreno.
Sul versante del Défilé Sainte-Marie, tratto ostico della Route Blanche che dall’Alta Savoia porta al Traforo del Monte Bianco, sono stati rimossi circa 2 mila metri cubi di roccia attraverso micro-mine e consolidate murature di sostegno. Nel settembre del 2025, poi, un cantiere sulla RD902 nelle Hautes-Alpes lavora su corda sospeso sulle Falaises des Crèches, gole con pareti alte tra i 150 metri e i 250 metri dove il materiale giunge in elicottero.
Per ciò che concerne invece le linee ferroviarie alpine, accanto al già citato caso emblematico di Saint-André, SNCF Réseau sta programmando interventi importanti sulla linea Aix-en-Provence-Briançon. La tratta di montagna a binario unico sarà soggetta a rinnovo di circa 120 chilometri di tragitto, consolidamento di oltre 85 infrastrutture per la messa in sicurezza e riqualificazione di diverse stazioni.
Il caso della Svizzera tra droni e smontaggio
Anche il comparto del trasporto del materiale, che si serve tradizionalmente di elicotteri preposti anche al trasferimento in quota di intere strutture come piccoli bivacchi, è divenuto fondamentale per i cosiddetti “cantieri verticali”. Il Touring Club Suisse, in aggiunta, ha avviato in chiave sperimentale un servizio dedicato ai droni per lo spostamento di oggetti destinato anche a contesti difficilmente accessibili.
Ovviamente le macchine utilizzate hanno capacità di carico molto inferiori rispetto a un elicottero, ma possono divenire uno strumento complementare per determinati lavori. Tra i vantaggi citiamo la possibilità di effettuare una missione di piccole dimensioni senza costruire una strada di accesso o predisporre infrastrutture temporanee particolarmente invasive.
Un altro filone svizzero degno di nota riguarda il programma “Remove”, coordinato dall’Ufficio federale dell’aviazione civile per smantellare impianti a fune, linee elettriche e telefoniche abbandonate potenzialmente pericolose per i mezzi da volo. Sin dal 2001, dunque, diverse installazioni inutilizzate sono state eliminate nelle Alpi svizzere, in una ottica inversa che, oltre a costruzione manutenzione, tiene in conto anche la rimozione delle strutture obsolete.
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