Le strade alpine francesi si trovano autunno con molti cantieri e chiusure, dal Colle dell’Agnello alla Colombière, dal Queyras alla Savoia.
Alcuni interventi sono programmati, altri necessari a seguito di frane, incendi o piene torrentizie. Le situazioni sono diverse ma mostrano nell’insieme quanto impegno sia necessario in termini organizzativi e finanziari, per la manutenzione e la riabilitazione della rete stradale di montagna, in particolare in questi tempi di cambiamento climatico,
Si registra infatti un generale aumento delle spese che viene collegato al maggior numero di eventi estremi. Si insiste sulla necessità di adattarsi con opere che precedano i danni, che costano molto di più. I Dipartimenti sono in prima linea: molte strade sono a loro carico, mentre in Italia sono spesso di livello statale.
Dall’Agnello al Queyras
Dal 21 settembre al 2 ottobre il Colle dell’Agnello è chiuso sul versante francese, tra il Pont de Lariane e la frontiera, il collegamento diretto tra Queyras e Valle Varaita è quindi interrotto. Il Département des Hautes-Alpes interviene sul glissement des Iraniens, movimento del terreno che richiedeva periodiche riparazioni della carreggiata, con un rilevato rinforzato lungo circa 50 metri e alto 2,70 metri. Poco più a sud è chiuso anche il tunnel di Tenda, dalle 23 del 20 settembre alle 6 del 30 ottobre, per proseguire i lavori sul collegamento tra Valle Roja e Piemonte.
Sempre nel Queyras, sulla RD902, principale accesso alla valle, dal 7 settembre è aperto un cantiere nel settore delle Crèches, indicato come quello a maggior rischio lungo l’itinerario. I lavori dureranno fino al 13 novembre, normalmente con circolazione alternata e brevi interruzioni. La messa in sicurezza della RD902 è suddivisa in più fasi e in più anni proprio per rendere sostenibile la spesa per il Dipartimento.
Pré de Madame Carle, Colombière e Col d’Allos
Negli Écrins le piene del 27 e 28 agosto hanno in più punti portato via la strada tra Ailefroide e il Pré de Madame Carle, con erosioni profonde localmente fino a una ventina di metri. L’accesso con l’auto è interrotto e si sta valutando come ricostruire e organizzare in futuro uno dei principali accessi al Glacier Blanc e all’alta montagna: ne abbiamo parlato a Nos Alpes come di un secondo appello di Vallouise. Proprio in questi giorni si sta lavorando per portare a valle le auto che sono rimaste bloccate sopra le interruzioni. Le stesse precipitazioni hanno provocato danni anche in Vallouise, Freissinières e nella valle del Vénéon.
In Alta Savoia, il Col de la Colombière resterà percorribile fino al 27 settembre e chiuderà dal giorno successivo per lavori sulla carreggiata sul versante del Reposoir.
Nelle Alpes-de-Haute-Provence il Col d’Allos è invece interessato da lavori dal 14 settembre al 13 novembre: la strada resta aperta la sera, la notte e nei fine settimana, mentre viene chiusa durante le ore di cantiere dal lunedì al venerdì.
I cantieri della Savoia
In Savoia, sulla RD915 verso Le Planay e Pralognan-la-Vanoise, proseguono fino al 27 novembre lavori per proteggere la strada dalle cadute di blocchi dopo gli incendi boschivi di luglio; alcune fasi prevedono interruzioni senza deviazioni possibili. Dal 28 settembre a fine ottobre sarà inoltre chiusa la RD913 di accesso al Revard, dove il Département interviene dopo un movimento del terreno.
Il calendario si aggiunge ai lavori sugli accessi al Galibier, alla Croix-de-Fer e al Glandon. Nelle zone alpine francesi, la finestra tra la fine dell’estate – dopo la seconda metà di settembre – e l’arrivo della neve viene utilizzata per i principali interventi di manutenzione o ricostruzione.
Anche in passato, grandi cantieri sparsi, dalla Val d’Arly al Piccolo San Bernardo, alla Maurienne
Il 22 settembre 2025 il Colle del Piccolo San Bernardo era stato chiuso anticipatamente sul versante francese per consolidare il settore di Les Zittieux, interessato nel 2021 dal cedimento di un muro di sostegno lungo 31 metri. L’intervento, programmato da 830mila euro, comprendeva ricostruzione del muro, rilevato rinforzato, sistemazione delle acque e rifacimento della carreggiata, con lavori previsti fino al 14 novembre.
Più lunga è stata la chiusura della RD1212 nelle Gorges de l’Arly, tra Ugine e Flumet. La strada – molto trafficata e che collega Albertville con Mègève e Saint-Gervais, la Savoia con l’Alta Savoia – fu interrotta il 21 novembre 2025 dopo un crollo nel settore di Montgombert. Si pensava a una riapertura in tempi ragionevoli, ma il 30 novembre un secondo distacco fece precipitare circa 120 metri cubi di roccia e altri 60 metri cubi risultarono instabili.
La riapertura arrivò soltanto il 7 maggio 2026, dopo più di cinque mesi di disgaggi, esplosioni controllate, ancoraggi, consolidamenti e ripristino delle protezioni.
Il precedente più importante resta comunque la frana del 27 agosto 2023 in Maurienne, che interessò ferrovia internazionale, RD1006 e autostrada A43.
La linea ferroviaria Francia-Italia rimase interrotta per 19 mesi e i collegamenti Parigi-Lione-Torino-Milano ripresero soltanto il 31 marzo 2025, dopo lavori sulla parete, sulle protezioni, sulla galleria ferroviaria e sugli impianti. Sono lavori di origine diversa, ma ricordiamo che dal 11 settembre al 9 ottobre 2026 la linea ferroviaria Chambéry–Modane (e quindi Francia-Italia) è completamente interrotta per lavori di interconnessione ferroviaria a Saint-Jean-de-Maurienne.
In Francia molte grandi strade sono dipartimentali
Molti assi alpini che in Italia sarebbero associati alle strade statali sono in Francia routes départementales, e quindi manutenzione, sicurezza e una parte consistente degli investimenti ricadono direttamente sui Dipartimenti.
Il centro sudi Cerema conta circa 383mila chilometri di strade dipartimentali, contro circa 20mila chilometri di strade nazionali e autostrade nel perimetro dell’area alpina. Diverse ex routes nationales sono state trasferite alle collettività territoriali; nelle Hautes-Alpes, per esempio, l’attuale RD1091 del Lautaret (che unisce Briançon con Grenoble) era la Route Nationale 91.
Con i fenomeni estremi, aumentano i costi per le strade
Nel bilancio 2026 della Savoia quasi 61 milioni di euro sono destinati alle strade e alle piste ciclabili, di cui 50,9 milioni agli investimenti: 6,9 milioni in più rispetto al bilancio 2025. All’interno di questa cifra, 10,5 milioni sono destinati alla protezione dai rischi naturali e dalle valanghe; 9 milioni riguardano lavori di messa in sicurezza dopo movimenti del terreno, collegati al cambiamento climatico.
Già il bilancio supplementare 2025 ha aggiunto 5,2 milioni alla politica stradale, definita dal Département «fortemente colpita dagli eventi climatici», con 3,3 milioni destinati a rischi naturali e valanghivi.
In Isère, nel 2025, il Département ha speso 9,9 milioni di euro per la protezione della rete, con 18 cantieri e 60 eventi trattati tra cadute di massi, movimenti del terreno e altri fenomeni, su un bilancio complessivo di 119,8 milioni per manutenzione, esercizio e modernizzazione delle strade. Il bilancio collega esplicitamente l’aumento dei rischi alla maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi. Il dipartimento utilizza, oltre alle opere di protezione, anche sensori su pareti rocciose e telecamere.
Nelle Hautes-Alpes, nel 2024, su 41 milioni di euro di investimenti per la mobilità, 7,1 milioni erano destinati al trattamento dei rischi naturali. Ci sono circa 50 luoghi con danni per le intemperie del 2023, e altri 15 per quelle di giugno 2024, che hanno richiesto 2 milioni di euro di spese aggiuntive per gli interventi urgenti. Nel 2025 il Département ha investito complessivamente 37 milioni sulle strade.
Cerema: prevenire prima di ricostruire
Il 7 novembre 2025 il Cerema (Centre d’études et d’expertise sur les risques, l’environnement, la mobilité et l’aménagement), organismo tecnico pubblico francese, ha aggiornato le sue guide dedicate alla vulnerabilità delle reti di trasporto e all’adattamento delle strade al cambiamento climatico. Il metodo consiste nell’individuare gli assi stradali prioritari, valutarne l’esposizione a inondazioni, caldo, movimenti del terreno e altri rischi e stabilire una gerarchia degli interventi anche in base al rapporto tra costi e benefici.
Il 10 marzo 2026 l’ente ha ribadito che conoscere preventivamente la vulnerabilità delle infrastrutture consente di orientare gli investimenti sui tratti più critici.
Nella documentazione pubblicata nel 2025 il Cerema sintetizza il vantaggio economico della prevenzione con una stima: un euro investito oggi nell’adattamento di una strada permetterebbe di risparmiare tra cinque e sei euro in futuro, quindi in prevenzione dei danni.
Il problema supera le sole regioni alpine. Il rapporto finale della conferenza governativa Ambition France Transports, del 9 luglio 2025, indica che i Dipartimenti gestiscono circa 377mila chilometri di strade e nel 2023 hanno speso circa 5,6 miliardi di euro, di cui 4 miliardi in investimenti.
Tra il 2017 e il 2023 le spese per la viabilità affidata agli enti locali sono aumentate di circa 2 miliardi di euro e la spesa per abitante del 24 per cento. L’aumento non dipende soltanto dal clima: incidono anche manutenzione arretrata, ponti, nuove infrastrutture e itinerari ciclabili. Nelle Alpi, però, frane, piene, cadute di roccia e instabilità dei versanti aggiungono un costo specifico.
LEGGI ANCHE: Colle dell’Agnello chiuso per lavori dal 21 settembre fino al 2 ottobre 2026







