Passeggiando tra le vie centrali di Aosta lungo questo mese di novembre è possibile imbattersi in una delle installazioni de “Il fantasma di Manzetti”, mostra diffusa che la città dedica all’inventore valdostano Innocenzo Manzetti. In occasione del bicentenario della sua nascita datata 1826, la narrazione distribuita per il centro storico vuole rendere giustizia a vicende personali e realizzazioni innovative spesse volte ignote o frammentarie nella memoria collettiva.
“Il fantasma di Manzetti”
Lungi dall’essere considerata esposizione statica e concentrata in un unico luogo, “Il fantasma di Manzetti” si configura quale racconto distribuito nello spazio urbano di Aosta alla riscoperta del genio di Innocenzo Manzetti. Manifesti, grafiche, raffigurazioni e immagini occupano le zone della città comunemente consacrate alle inserzioni pubblicitarie, coinvolgendo residenti e turisti in una forma di scoperta lenta, casuale e quotidiana.
Lo stesso titolo della mostra richiama il rapporto particolare della Valle d’Aosta con la figura dell’inventore, “fantasmatica” nella misura in cui essa resta quasi sfuggente nel panorama culturale locale. Di qui l’idea di trasformarne presenza in un racconto visibile, disseminato un poco ovunque nel tessuto cittadino, con ciascun contenuto pensato quale tassello autonomo da vivere come singolo incontro piuttosto che come percorso definito.
Una narrazione grafica
L’esposizione “Il fantasma di Manzetti” affronta diversi aspetti dell’attività svolta da Innocenzo Manzetti ad Aosta attraverso manifesti a narrare episodi biografici, fotografie, illustrazioni, documenti, progetti e ricostruzioni dei suoi prototipi. Tra questi gli esperimenti sulla trasmissione della voce, le macchine per la lavorazione della pasta, i veicoli a vapore e i sistemi idraulici, gli strumenti musicali, le soluzioni per l’illuminazione pubblica e i progetti legati alle infrastrutture cittadine.
Non mancano testimonianze tratte dalla stampa dell’epoca e documenti che ricostruiscono la circolazione delle sue idee anche fuori dalla regione e addirittura in America, con il riconoscimento transoceanico del suo lavoro sul telefono. La narrazione urbana è accompagnata da una sezione online sul sito Valle d’Aosta Heritage, dove è possibile approfondire i contenuti storici, scientifici e biografici presentati graficamente in giro per la città.
Gli appuntamenti di novembre
Il progetto “Il fantasma di Manzetti” comprende anche due iniziative di approfondimento circa la vita di Innocenzo Manzetti e le opere che egli dona alla città di Aosta.
Venerdì 13 novembre alle 17:30, nella sala conferenze della Biblioteca regionale Bruno Salvadori, Mauro Caniggia Nicolotti e Luca Poggianti presenteranno il loro volume dedicato. Intitolato “L’inventore del telefono. Innocenzo Manzetti, un genio italiano al centro di una spy story tra America ed Europa”, esso è stato pubblicato quest’anno dalle Edizioni Lindau.
Il successivo lunedì 23 novembre alle 18:00, al Teatro dello Spazio Plus, sarà invece proiettato “Il genio ritrovato”, documentario diretto da Swan Bergman e incentrato proprio sull’inventore valdostano.
Innocenzo Manzetti, l’inventore originario di Aosta
Nato e deceduto ad Aosta, Innocenzo Manzetti è inventore, progettista e geometra, distintosi per la sua attività in diversi ambiti di ricerca dalla meccanica all’elettricità, dalla fisica alla musica, con frequenti applicazioni pratiche.
Una delle sue prime creazioni risale al 1840, quando, appena quattordicenne, costruisce un automa a grandezza naturale capace di suonare il flauto, tutt’oggi conservato presso il Centro Saint-Bénin. Il congegno, azionato attraverso un sistema meccanico e pneumatico, può eseguire diverse melodie grazie a un meccanismo programmato, che egli cerca ma non è in grado di dotare della capacità di parlare.
Tra le altre realizzazioni figurano una macchina per la produzione della pasta, un dispositivo per riprodurre sculture e bassorilievi e una idrovora per estrarre l’acqua dalle gallerie sotterranee delle miniere di rame di Ollomont. Inoltre egli costruisce una vettura a vapore, mette a punto un cemento idraulico per la propria abitazione e si occupa della progettazione di sistemi di filtraggio dell’acqua potabile, illuminazione stradale e collegamenti ferroviari.
Gli esperimenti sul telefono e la controversia sulla paternità
Alcuni degli esperimenti di Innocenzo Manzetti, risalenti almeno agli Anni Cinquanta dell’Ottocento e proseguiti nel decennio seguente, si focalizzano sulla maniera di trasmettere la voce attraverso un collegamento elettrico. Tra il 1864 e il 1865 egli riesce a dare vita a un apparecchio in grado di riprodurre il tono umano a distanza, perfezionandolo sino alla presentazione pubblica avvenuta ad Aosta nell’estate del 1865.
Nonostante lo spazio riservato alla notizia del “telegrafo vocale” da parte della stampa italiana e internazionale, egli non deposita mai un brevetto per la propria invenzione. La questione della paternità del telefono si sviluppa negli anni successivi, soprattutto dopo che Alexander Graham Bell ottiene il riconoscimento statunitense nel 1876 in concomitanza con Antonio Meucci in Italia.
Il riconoscimento del suo lavoro si concretizza alfine il 6 febbraio del 1880, quando due emissari americani giungono in Valle d’Aosta per acquistare i documenti e i progetti di famiglia dietro la promessa di 10 mila lire dell’epoca. Tali carteggi legali e tecnici servono negli Stati Uniti per supportare le storiche cause legali e le tesi sulla priorità scientifica di Antonio Meucci ed Edison contro il brevetto della Bell Telephone Company.
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