Raccontare un luogo storico e transfrontaliero attraverso linguaggi e approcci differenti: è l’obiettivo da cui prende le mosse MuseoMix Azur 2026, in corso in questi giorni presso la Miniera di Vallauria, in Valle Roya. L’iniziativa, in programma da venerdì 6 a domenica 8 novembre, si vuole un hackathon internazionale in cui team multidisciplinari progettano e testano nuovi strumenti di mediazione culturale.
MuseoMix Azur 2026
Il modello MuseoMix, nato nel 2011 in Francia, si basa sulla collaborazione tra individui con esperienze e competenze differenti, che mettono in comune conoscenze e punti di vista per elaborare nuove forme di mediazione culturale. Quella in corso presso le Miniera di Vallauria di Tenda si configura quale sorta di edizione speciale denominata MuseoSprint en Refuge, circoscritta a un complesso minerario testimonianza del passato industriale e sociale delle Alpi sud-occidentali.
Il lavoro procede attraverso diverse fasi, tra cui la conoscenza del patrimonio e delle sue caratteristiche, l’individuazione delle possibilità di racconto, la progettazione delle soluzioni e alfine la loro realizzazione e la loro sperimentazione. Al termine di tale maratona creativa le idee devono trasformarsi in prototipi concreti e proposte che possano rendere più coinvolgente l’esperienza dei visitatori attraverso strumenti e modalità di comunicazione per differenti tipologie di pubblico.
L’edizione speciale a Tenda
La particolarità dell’edizione di MuseoMix Azur 2026 a Tenda risiede nel contesto che le fa da sfondo, che mette in relazione le collezioni del Museo delle Meraviglie, la storia delle attività estrattive e le testimonianze materiali presenti sul territorio. Il tutto grazie alla partnership tra polo espositivo, Centro di interpretazione della Miniera di Vallauria e associazione Neige & Merveilles, che gestisce il vicino villaggio e il suo rifugio ove sono ospitati i partecipanti.
I “maratoneti creativi” sono chiamati a sperimentare modalità differenti per interpretare e rendere accessibile il territorio attraverso la progettazione collettiva di strumenti e dispositivi capaci di avvicinare il pubblico alla sua storia. La tematica mineraria, però, si intreccia inevitabilmente con un focus sui confini, poiché per secoli la vallata ha condiviso vicende, attività economiche e relazioni tra Cuneo e Alpi Marittime.
Vallauria, una miniera tra due Paesi
Sita a circa 1.500 metri di quota nel Vallone della Minière, a una quindicina di chilometri da Tenda, la Miniera di Vallauria ricade oggi nel dipartimento delle Alpi Marittime, ma sino al 1947 è ricompresa nella provincia di Cuneo. Il passaggio alla Francia avviene a seguito del Trattato di Parigi datato 10 febbraio 1947, che stabilisce la cessione di Tenda e della vicina Briga, che comunque restano legate alle aree alpine circostanti da relazioni economiche e culturali.
Le prime attività estrattive documentate risalgono all’XI secolo, quando la zona appartiene ancora alla sfera del contado di Ventimiglia, proseguendo inframezzate da saltuarie interruzioni secondo le trasformazioni politiche ed economiche. Nel XVIII secolo, sotto il Regno di Sardegna, l’estrazione riprende con maggiore continuità e il complesso è progressivamente ampliato per la ricerca di galena, un minerale contenente piombo e argento, e blenda, da cui si ricava lo zinco.
Dalla chiusura alla rinascita
Nel corso del tempo sono realizzati circa 20 chilometri di gallerie distribuite su più livelli oltre che edifici necessari alla lavorazione e alla vita dei minatori, un vero e proprio villaggio che arriva a ospitare oltre 300 lavoratori. L’attività della Miniera di Vallauria continua sino all’interruzione del primo Novecento, poi il sito è utilizzato dall’esercito italiano durante la Seconda Guerra Mondiale e alfine definitivamente e completamente abbandonato.
La rinascita giunge negli Anni Sessanta grazie a Raymond Hirzel, che, assieme a un gruppo di amici, nel 1960 fonda l’associazione Neige & Merveilles, la quale acquista il villaggio minerario per il recupero degli edifici e degli spazi. Oggi il complesso è inserito nel Parco nazionale del Mercantour e racconta sia le tecniche di estrazione e le condizioni di lavoro sia la formazione di comunità legate a una economia che non conosce le attuali divisioni nazionali.
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