Il giorno dopo la tragedia di Crans-Montana, l’emozione e la partecipazione sono forti, con una attività di gestione e soccorso ancora intesa e continua. Il violento incendio ha devastato il bar Le Constellation a Crans‑Montana, dalle 1:30 del 1° gennaio, con un bilancio provvisorio parla di 47 morti e 115 feriti, molti dei quali giovani.

L’emozione straordinaria deriva dalla dimensione umana del disastro, per i luoghi, per il significato stesso dell’evento. Ha colpito in una località turistica e in un momento di festa molti giovani e stravolto intere famiglie a livello internazionale, la comunità vallesana e svizzera.

È una tragedia che è stata molto sentita tra la gente che abita nelle Alpi: molti hanno pensato alla relativa facilità dell’incidente, alla prossimità e familiarità con Crans-Montana e con luoghi simili, anche nelle nostre stazioni invernali.

La situazione dei dispersi, dei morti e dei feriti

Secondo le autorità vallesane, 47 persone sono decedute e molte restano ancora non identificate, mentre 115 sono rimaste ferite, di cui oltre cento in condizioni critiche.

L’identificazione dei feriti e ustionati ha fatto progressi: dei 115 feriti 107 sarebbero stati identificati, e le famiglie avvertite. Sono stati presi in carico da diverse strutture. L’ospedale CHUV di Losanna ha confermato che i loro 22 ustionati più gravi sono stati identificati, e che richiedono cure lunghe e complesse, con trasferimenti programmati anche all’estero.

Da parte italiana, si è data notizia che i feriti sono 13 e 6 i dispersi. All’ospedale Niguarda di Milano, che ha una struttura per i grandi ustionati, sono ricoverati 4 feriti. Questa mattina si aveva notizia che tre feriti, due francesi e uno svizzero, sono ricoverati negli ospedali di Lione e di Parigi. I feriti francesi potrebbero essere nove e i dispersi otto. Tra le vittime vi è anche Emanuele Galeppini, giovane promessa del golf italiano di 16 anni. La zona è stata isolata, per recuperare i corpi e per le prime indagini. L’identificazione delle vittime rimane un processo delicato e potenzialmente lungo.

Reazioni della gente e delle autorità

A Crans-Montana vi sono stati momenti di raccoglimento, di commozione, di grave peso per tutti. Fiori, candele e peluche continuano ad essere deposti davanti al bar distrutto.

Una messa nel paese ha riunito almeno duecento persone e una vera folla si è raccolta ieri sera vicino ai luoghi del disastro. Alcuni corrispondenti e inviati di televisioni nazionali non hanno potuto trattenere la commozione durante i loro collegamenti in diretta.

La tragedia ha sconvolto la Svizzera e suscitato reazioni di cordoglio in tutto il mondo. Il presidente della Confederazione, Guy Parmelin, ha dichiarato cinque giorni di lutto nazionale. Le bandiere sono a mezz’asta in segno di lutto sul Palazzo federale, così come nei cantoni di Vaud, di Friburgo, in molte sedi di istituzioni in Svizzera. Il Consiglio d’Europa a Strasburgo ha anch’esso esposto la bandiera svizzera a mezz’asta. Papa Leone XIV ha inviato un messaggio di “compassione e sollecitudine” alle famiglie.

La Conférence des évêques suisses (CES), tramite il suo presidente Charles Morerod, ha espresso profonda solidarietà alle vittime e alle famiglie, parlando di “totale orrore”. Messaggi di cordoglio sono giunti anche dalle autorità locali vicine, dalla Valle d’Aosta, con il suo presidente Renzo Testolin, all’Alta Savoia, con il presidente Martial Saddier.

Le visite del presidente della Confederazione Parmelin e del ministro italiano degli Esteri Antonio Tajani

Il presidente della Confederazione Guy Parmelin è giunto a Crans-Montana già nel pomeriggio del 1° gennaio, prima di recarsi alla conferenza stampa che si è tenuta a Sion.

Il ministro italiano degli Esteri, Antonio Tajani, è arrivato a Crans‑Montana la mattina del 2 gennaio, accompagnato dal presidente del governo vallesano, Mathias Reynard, che è tra l’altro in continua attività operativa.

Nell’insieme, moltissimi capi di Stato o di governo hanno espresso solidarietà e vicinanza, dal presidente francese Emmanuel Macron alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni al premier tedesco Friedrich Merz e a numerosi altri.

Una mobilitazione internazionale, tra Paesi e tra territori

Poi va notata la reale collaborazione internazionale che si è sviluppata. Diversi feriti sono stati trasferiti in ospedali di tutta la Svizzera e poi in diversi centri in Europa: Tajani ha ricordato l’ospedale Niguarda.

Gruppi di specialisti sono stati accolti a supporto dalle autorità svizzere, che hanno già tutti i mezzi, ma hanno messo in conto il migliore uso del tempo a disposizione. Così, nelle prime ore del 1° gennaio, un elicottero della protezione civile della Valle d’Aosta ha effettuato un trasporto d’urgenza a Ginevra, a complemento dei già numerosi elicotteri svizzeri. E non si è trattato di un caso isolato. La stessa protezione civile valdostana ora è presente sul posto con una squadra di psicologi. Vi sono probabilmente anche necessità che riguardano le varie necessità linguistiche per accompagnare le famiglie. Degli esperti sono giunti da Israele, e squadre e strutture sono state messe a disposizione dalla Francia e dalla Polonia.

Nel complesso, a tutti è parso rapido ed efficace il dispositivo attuato per il soccorso dalle autorità svizzere. Vè stata una sequenza di pianificazione, e una capacità di dialogo anche con altre strutture. La gravità dell’evento pone poi ulteriori sfide gravi, per esempio per l’informazione alle famiglie, per la loro accoglienza e il loro affiancamento.

Ci sono stati poi fenomeni spontanei di scambio di informazioni, sull’elenco dei dispersi con gruppi nati sulle reti social, e collaborazioni spontanee a supporto dell’accoglienza.

Le cause dell’incidente

Sulle cause, le autorità svizzere non si esprimono ancora. Hanno escluso ipotesi di terrorismo, e riferendosi a un caso di flashover, cioè di espansione rapida di un incendio. Le indagini sono in corso, e avvengono nei termini previsti dalla legge.

Tra i media e sulle reti social, sono tuttavia emerse alcune evidenze. Delle candele di festa, collocate in cima a delle bottiglie, avvicinate al soffitto hanno dato origine al primo incendio nel soffitto nella parte inferiore del locale. La sua espansione rapida, appunto in flashover, l’ha poi fatto diventare incontrollabile e reso impossibile la fuga per molti dei giovani presenti.

I commenti e le testimonianze, anche visive, si sono concentrate sulle uscite ordinarie e di sicurezza, sui materiali, sul fenomeno del flashover, sui minori presenti. Altri approfondimenti probabilmente seguiranno sulla formazione del personale in servizio (la stessa proprietaria della struttura ha avuto bruciature), sui dispositivi, sulla prevenzione e sulla cultura della prevenzione, e sulla prima gestione del disastroso evento.

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Direttore di Nos Alpes, giornalista. Ha collaborato in tempi diversi con varie riviste e giornali, da Il Mulino a Limes, da Formiche a Start Magazine.

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