Una nota di lettura su un libro di Fiona Mille, presidente di Mountain Wilderness, sulla scelta delle Alpi francesi come sede delle prossime Olimpiadi 2030. Una riflessione per ripensare il nostro rapporto con la montagna e gli sport invernali.
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La terra si sta riscaldando e le spese energetiche aumentano. La neve si scioglie, ma non importa, i cannoni la spruzzano per tutto l’inverno, la montagna si sgretola, ma nulla impedisce di continuare a chiodarla, le risorse idriche si esauriscono e vengono scavati bacini di raccolta in zone… umide.
Gli edifici hanno invaso gli alpeggi, i tralicci costellano i terreni in pendenza, i parcheggi si estendono ai piedi delle piste. Non sono rimaste quasi più vecchie fattorie, tanto sono cresciuti gli chalet di lusso sui terreni agricoli. Così, i paesaggi sono stati rimodellati, gli ecosistemi disturbati, gli stili di vita sconvolti: sono le conseguenze della modernità, una modernità sfrenata, fonte di ricchezza e pozzo senza fondo in cui vengono inghiottite somme considerevoli nella costante ricerca della redditività, della soddisfazione dei turisti e delle fantasie politiche.
Queste ultime variano a seconda dell’attualità, senza tuttavia tener conto delle incognite climatiche! Eppure, proprio queste ultime stanno oggi sconvolgendo l’ecologia dei territori e l’economia delle stazioni a bassa e media altitudine. Queste sono minacciate e, in tali condizioni, il proseguimento delle attività legate allo sci le spinge a compensare la mancanza di neve con un sovradimensionamento delle attrezzature, con il rischio di un indebitamento duraturo. Da qui l’elaborazione di progetti volti a diversificare la loro offerta turistica basandosi sul patrimonio e sulla riscoperta della natura.
L’annuncio dei Giochi Olimpici nelle Alpi francesi nel 2030 porta le valli e i luoghi selezionati a ripensare il loro funzionamento. C’è urgenza di attrezzare, rinnovare, spingere i limiti del possibile. E trasportare decarbonizzando, costruire senza inquinare e finanziare a occhi chiusi: realizzare un sogno o impalarsi sui pali della realtà.
Presidente di Mountain Wilderness, convinta della fragilità di una montagna snaturata dall’eccessivo sfruttamento, Fiona Mille è allarmata dall’impatto dei Giochi invernali sul bilancio dello Stato, sull’ambiente e sull’equilibrio economico e sociale delle comunità locali interessate. Rispettosa dell’impegno degli atleti, consapevole del simbolismo di questo importante elemento delle relazioni internazionali, si interroga tuttavia sulla fattibilità e sulle ripercussioni di questa decisione.
In un saggio prospettico, visualizza i prossimi siti olimpici, ne deduce lo stato nel 2030 e traccia così le proiezioni delle loro grandezze o delle loro servitù. Dimostra che i concetti di sviluppo raggiungono i loro limiti e si scontrano con indiscutibili vincoli di finanziamento. Propone nuovi rapporti tra l’uomo e la natura, tra gli abitanti delle montagne, i turisti e gli sportivi. «Reinventiamo la montagna», propone, immaginando altri modelli di vita, altri tipi di svago, un’altra etica dei comportamenti individuali e collettivi.
Meravigliarsi della semplice bellezza dei grandi spazi, riscoprire l’eredità degli antichi, abbandonare alcune zone di comfort… Le intenzioni sono motivanti, ma la loro applicazione è più incerta: significherebbe credere in un ciclo economico virtuoso e in una società capace di accettare la fine di un periodo di abbondanza ed eccessi. È comunque utile sognare contributi volti a proteggere ciò che può essere protetto, a trovare soluzioni concrete, a ritardare il momento in cui «l’umanità scomparirà».
Degna erede di François Labande, che all’inizio di questo secolo voleva “salvare la montagna”, Fiona Mille espone i fatti, ricorda la vulnerabilità della montagna, mette in guardia sulle tensioni legate all’acqua e sulla dipendenza dei territori dalle “derive urbanistiche”.
Lo sport è un elemento unificante, ma è anche un pretesto per trasformare luoghi incantevoli in parchi di divertimento.
La terra rischia di andare a fuoco, gli interessi privati non cedono, i cittadini sono nervosi e la società è divisa sul tema dell’ecologia.
C’è l’utopia di un futuro sereno, c’è il desiderio di non distruggere più nulla, c’è la volontà di mettere i progressi della tecnologia al servizio del bene comune.
Reinventiamo la montagna! Siamo tutti coinvolti. Impegniamoci a vivere insieme, a riappropriarci dello spirito della natura dopo aver ceduto così tanto alle tentazioni dei paradisi artificiali. Speriamo in un tempo ragionevole in cui pensare al futuro della montagna. Fiona Mille si impegna in questo senso e definisce i contorni di una riconciliazione tra coloro che vi vivono e coloro che ne vivono. La posta in gioco è politica. L’urgenza è vitale. I rimedi dipendono dalla morale e dalla responsabilità di ciascuno.
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