Il caldo sul lavoro in Vallese ha dato origine a nuove misure per proteggere gli addetti dei cantieri, dell’agricoltura e delle altre attività fisiche svolte all’aperto.
Dal 14 luglio 2026 il cantone usa una rete di sensori e un indice internazionale di stress termico per individuare le zone a rischio, raccomandare l’interruzione delle mansioni più pesanti e, se del caso, vietarle tra le 14 e le 17. Sono misure stringenti e comparabili a quelle di Piemonte e Lombardia, che vietano i lavori pesanti in alcune ore del giorno in condizioni di calore eccessivo, valutato su basi e parametri tecnici.
Una soglia che considera sole, umidità e vento
Il dispositivo è stato introdotto dal Servizio per la protezione dei lavoratori e le relazioni del lavoro del Canton Vallese. Non si basa soltanto sulla temperatura dell’aria, ma sull’indice WBGT (Wet Bulb Globe Temperature) usato per valutare lo stress termico subito dal corpo umano considerando anche l’umidità relativa, l’irraggiamento solare e il vento.
Quando le previsioni indicano, in una determinata zona e per almeno un’ora, il superamento della soglia di 29,4 gradi WBGT, i lavori fisicamente intensi svolti all’aperto e senza possibilità di ombreggiamento sono fortemente sconsigliati tra le 14 e le 17. La misura interessa in particolare l’edilizia, l’agricoltura e la manutenzione di parchi e giardini.
L’indicazione non equivale ancora a una sospensione automatica. Il cantone ha però precisato che potrà effettuare controlli sul posto, avviare procedimenti penali nei casi di mancato rispetto accompagnato da un pericolo per la salute e trasformare la raccomandazione in un divieto formale nelle zone interessate. Restano escluse le attività indispensabili per la sicurezza pubblica, le emergenze e la protezione contro gli eventi naturali.
Quali lavori sono considerati intensi
Per definire le attività sottoposte alle misure il Vallese fa riferimento alla categoria più elevata della norma ISO 8996 sul dispendio energetico. Vi rientrano lavori svolti a ritmo rapido e vicino al massimo delle capacità fisiche, come scavare o spalare intensamente, usare un’ascia, salire scale o rampe, trasportare carichi pesanti, demolire strutture con strumenti meccanici o falciare manualmente.
La valutazione deve comunque tenere conto delle condizioni concrete. La raccomandazione riguarda infatti le mansioni intense eseguite in pieno sole e senza la possibilità di predisporre un riparo efficace. Un lavoro appartenente allo stesso settore può quindi essere sottoposto a condizioni differenti a seconda dell’orario, dell’esposizione, dell’organizzazione del cantiere e delle misure adottate dall’impresa.
L’esposizione prolungata alle alte temperature può provocare disidratazione, perdita di conoscenza e colpi di calore. Nei casi più gravi, senza un intervento medico tempestivo, le conseguenze possono essere fatali.
Una rete di 32 sensori sul territorio
Per rendere il sistema più preciso il cantone sta installando 32 sonde meteorologiche, distribuite nelle diverse regioni del Vallese. La rete, che sarà ulteriormente ampliata, permette di consultare le condizioni in tempo reale e le previsioni relative allo stress termico.
I dati della sonda più vicina costituiscono il riferimento per stabilire quali zone siano interessate dalle misure. Le imprese possono così ricevere un’indicazione con alcuni giorni di anticipo e modificare l’organizzazione del lavoro, anticipando l’inizio delle attività oppure spostando, quando possibile, le squadre in aree non coinvolte dall’allerta.
Il Cantone ha invitato i Comuni ad autorizzare l’inizio dei lavori già dalle 5:30 del mattino. Ha inoltre chiesto ai committenti, agli enti pubblici e alle organizzazioni parapubbliche di mostrare flessibilità sui tempi di consegna e di non applicare penali quando i ritardi derivano da interruzioni decise per tutelare la salute dei lavoratori.
La fascia tra le 14 e le 17 non sostituisce gli obblighi generali delle imprese. Anche durante le altre ore della giornata i datori di lavoro devono ridurre il rischio attraverso l’adattamento degli orari, pause regolari, acqua potabile, zone d’ombra e strumenti adeguati a limitare il carico termico.
Piemonte e Lombardia usano divieti e la la mappa pubblica Worklimate
In Piemonte e Lombardia le misure assumono sono stringenti e producono un esplicito divieto, sulla base di misurazioni legate alla piattaforma Worklimate, sviluppata da Inail (l’ente nazionale italiano per gli infortuni sul lavoro) e dal Consiglio nazionale delle ricerche.
La piattaforma offre diverse indicazioni tecniche e distingue tra attività fisica moderata e attività fisica intensa.
In Piemonte, dal 30 maggio al 31 agosto 2026, l’astensione dal lavoro è prevista tra le 12.30 e le 16 nei giorni in cui la mappa segnala alle ore 12 un rischio alto per chi svolge attività fisica intensa al sole. Il provvedimento riguarda categorie di lavoratori, non solo il livello o il genere di attività fisica. L’ambito della norma, rispetto al Vallese, è più ampio: si tratta di lavoratori subordinati, autonomi e soggetti equiparati nei settori agricolo, florovivaistico, edile, della logistica, compresi i rider per le consegne a domicilio, e delle cave. Il divieto non si applica quando ombra, climatizzazione o altre misure tecniche e organizzative riducono adeguatamente il rischio.
In Lombardia l’ordinanza è in vigore dal 10 giugno al 23 settembre 2026 e vieta le attività all’aperto tra le 12.30 e le 16 nei cantieri edili, nelle cave e nelle aziende agricole e florovivaistiche quando Worklimate indica un rischio alto.
Sono escluse le attività urgenti e di pubblica utilità, purché siano applicate le misure di prevenzione previste.
Vaud mantiene un sistema fondato sulla prevenzione
Nel Canton Vaud non è stata introdotta una soglia analoga a quella vallesana né divieti come nel caso delle due Regioni italiane. Le indicazioni cantonali ricordano che spetta ai datori di lavoro adottare le misure necessarie per proteggere i dipendenti sia negli spazi interni sia all’aperto.
Per chi lavora all’esterno, il cantone raccomanda di proteggersi dal sole e dal caldo anche quando la temperatura è inferiore a 24 gradi, indossare abiti protettivi, bere regolarmente, fare pause all’ombra e adattare il ritmo delle attività. Il modello vodese resta quindi basato sugli obblighi generali e sull’organizzazione aziendale, senza una fascia oraria di sospensione collegata a un indice meteorologico cantonale.
In Francia indicazioni ma non divieti
In Francia, dal giugno 2025, il Codice del lavoro impone ai datori di lavoro di valutare e prevenire il rischio legato al caldo ogni volta che Météo-France assegna a un dipartimento la vigilanza gialla, arancione o rossa per canicola. Le imprese devono adattare gli orari, ridurre durata e intensità dell’esposizione, aumentare le pause, predisporre zone d’ombra e mantenere acqua fresca vicino alle postazioni.
Poi ci sono adattamenti locali: per esempio, nelle Hautes-Alpes, durante la vigilanza arancione del luglio 2026, un’ordinanza prefettizia ha autorizzato cantieri, agricoltura e manutenzione degli spazi verdi tra le ore 6 e le 21, consentendo quindi alle imprese di anticipare l’inizio del lavoro o ritardarne la conclusione, per spostare le attività fuori dalle ore più calde. Sono dunque soluzioni organizzative, ma non obblighi o divieti.
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