Michel Moriceau ci accompagna alla scoperta del rapporto intimo tra Velentine Goby, autrice, e la montagna, in un dialogo con Fabrice Lardreau.
La vera ricchezza prospera nell’intimità che il nostro ambiente offre a chi lo ama e lo rispetta. Non servono sfide, imprese o esposizione mediatica, basta essere se stessi e lasciar fluire le proprie emozioni.
Nell’affascinante collezione che dirige per Arthaud, Fabrice Lardreau interroga i suoi ospiti sul mistero che le montagne racchiudono per gli spiriti di cui risvegliano i sensi e che ispirano le opere.
Valentine Goby, recente vincitrice del Prix Paysage écrits assegnato dalla FACIM, è cresciuta tra mare e montagna. Fin da piccola è stata stimolata dai profumi di Grasse, la sua città natale. Fin dall’infanzia è stata attratta dai paesaggi contrastanti dell’entroterra nizzardo. Con l’alternarsi delle stagioni, assapora il piacere di scivolare e danzare sulla neve, scopre la deliziosa lentezza del camminare e, a poco a poco, esplora questo mondo insolito che l’attrae e l’attira, portandola a fare propri questi luoghi sorprendenti, a diventare un tutt’uno con essi e… a diventare una montagna.
Sviluppa un rapporto sensuale e viscerale con questo universo ammaliante, a volte affascinante e pacifico, lontano o vicino a casa, spaventoso o accogliente. Inaccessibile ma non sempre, è irresistibilmente bello e favorisce la contemplazione, la meraviglia e la spiegazione della storia. In simbiosi con un elemento immutabile e privo di intenzioni, Valentine Goby mette in parole il suo abbaglio, decifrando la realtà e reinventandola, aprendo vie metafisiche alla geografia.
L’andare in montagna nasce da un “bisogno di fuori”, dal desiderio di immergersi in un altrove isolato o sproporzionato, in movimento, vibrante. È vivo. È una fuga per sognare e liberarsi, per sperimentare il “felice stupore dell’estraneità”.
Andare lontano, correre tra le erbe selvatiche, andare più in alto, più a lungo, è anche elevarsi, emanciparsi, organizzare rituali di cammino e ritrovarsi allo chalet per condividere le esperienze in serenità.
Andare in coppia in contemplazione, silenzio e umiltà, ascoltando la natura, comprendendo la sua fragilità, misurando i danni causati dal riscaldamento globale e le nuove pratiche di una società ludica che sacrifica i sentieri per il proprio piacere.
Valentine Goby è una scrittrice che attinge alle sue impressioni di viaggio per scrivere i suoi romanzi. Attenta camminatrice, “scrive paesaggi”, apprezzandone la diversità e adottandoli. Si interessa alle persone che vi abitano. Testimonia, immagina, si adatta e, attraverso i suoi messaggi, sviluppa un forte senso di rispetto per gli altri e di appartenenza ai loro luoghi della memoria.
Il suo “Versant Intime” è un legame sincero con le montagne della sua vita. Nel corso delle sue avventure, ha avuto molti incontri che le hanno aperto gli occhi su uomini e donne di cui ha ricostruito le storie senza alterarne il significato.
Com’è consuetudine in un dialogo con Fabrice Lardreau, l’autrice consiglia alcuni bei testi sul contrasto tra una montagna superba e la misera postura dell’uomo (V. Hugo), sui libri che si leggono camminando (A. Gide), sulla strana attesa nel freddo (J. Gracq) e sul linguaggio da levigare fino a farlo diventare reale, “la luce immobile in un ambiente dove il tempo è abolito” (C. Delbo).
Devenir Montagne rende omaggio a questo capolavoro dell’estetica, un luogo dove si può sbocciare senza eccessi, senza bisogno di inutili conquiste o di banalizzare il rischio. Basta leggere Valentine Goby e lasciarsi trasportare dalle parole, dal loro ritmo e dalla loro musicalità.
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