L’UTMB, Ultra Trail du Mont-Blanc, che si è tenuto dal 24 al 31 agosto 2026, ha raccolto consenso e confermato a Chamonix una capacità di attrazione internazionale, accompagnata da riconoscimenti pubblici e da una bella e intensa partecipazione.
Tuttavia, nei comuni francesi attraversati dalle gare, i sindaci avanzano proposte per ridurre la sua dimensione organizzativa e di partecipanti. Da parte vallesana vengono invece segnali di consenso mentre da parte valdostana c’è un po’ di silenzio, da interpretarsi probabilmente con silenzio-consenso.
Sostegno dalla ministra allo sport e dai deputati, e così in Vallese
Venerdì 28 agosto, a Chamonix, Marina Ferrari, ministra francese dello Sport, ha dato il via alla gara principale dell’UTMB insieme al sindaco François-Xavier Laffin. Era la prima volta, in ventiquattro edizioni, che un ministro dello Sport francese partecipava alla partenza. Ferrari ha definito l’UTMB una “vetrina mondiale del trail” e un motivo di orgoglio per la Francia.
Anche due deputati dell’Alta Savoia, Xavier Roseren (che è proprio della circoscrizione del Monte Bianco) e Véronique Riotton, hanno partecipato alla MCC di UTMB, la prova di 40 chilometri da Martigny-Combe a Chamonix, e non era la loro prima volta. I loro commenti e la loro stessa presenza costituiscono un elemento di sostegno all’evento.
In Vallese pieno accordo, in Valle d’Aosta silenzio-assenso
Sul versante svizzero il giudizio è positivo. In occasione del Tour du Mont-Blanc di UTMB, Christophe Darbellay, presidente del governo del Vallese, ha definito quello con l’UTMB un rapporto “vincente”. D’altra parte il cantone ha sostenuto – anche finanziariamente (80 mila franchi più altri 140 mila dal comune di Crans Montana) – lo sviluppo del Wildstrubel by UTMB, nato nel 2022 con tre prove principali e successivamente cresciuto fino a diventare uno degli appuntamenti del circuito mondiale. Si terrà dal 10 al 13 settembre 2026, forse con 8 mila partecipanti: solo 2 mila in meno di UTMB Chamonix, quindi ci siamo vicini.
Sul versante valdostano non si sono registrati commenti, in una specie di silenzio-assenso, né ci sono state prese di posizione favorevoli. UTMB organizza dal 2025 in Valle d’Aosta la Monte Rosa Walserwaeg, nel 2026 con 5100 partecipanti, e quindi muove molta gente, più del Tor X, la corsa storica valdostana.
Poi, bisogna andare a Chamonix, sentirne il clima, e vedere il momento della partenza. E’ così in tutti gli ultra-trail: e a Chamonix l’emozione è forte e collettiva. Certamente è consenso, anche se si tratta di “citadins” che vogliono solo affermare se stessi, secondo il commento di Jean-Marc Peillex, sindaco di Saint-Gervais. Diciamo allora che è un consenso degli ospiti, meno condiviso dagli abitanti.
È un modello di vivere la montagna e le Alpi ben lontano da quello costruito dal Settecento in poi. Non a caso, l’idea di fare dei DJ Set in alpeggio è parso davvero troppo anche per i più appassionati. La pubblicità (delle scarpe) era tra l’altro dappertutto.
Diecimila corridori sono molti, ma solo per una settimana
Le dimensioni sono il punto principale del dibattito. Nel 2003 l’UTMB nacque con una sola prova e circa 700 partecipanti; oggi la settimana dell’UTMB riunisce più di diecimila corridori, circa 2.600 volontari e, secondo il sindaco di Saint-Gervais, Jean-Marc Peillex, 100 mila accompagnatori. Ci sono il pubblico, le squadre, i mezzi di informazione, gli espositori e le attività organizzate dai marchi commerciali.
La percezione dell’UTMB a Chamonix è proprio cambiata nel tempo, con tentativi di ridurre i rumori e gli schiamazzi serali, e di fronte all’occupazione degli spazi e a tempi più lunghi per recarsi al lavoro.
Alla discussione sulle dimensioni si accompagna quella sul peso economico. UTMB stima in quasi 45 milioni di euro all’anno gli effetti economici diretti, indiretti e indotti sull’intero Espace Mont-Blanc, attraverso alberghi, ristorazione, commercio, trasporti e servizi. La permanenza media di corridori e accompagnatori sarebbe vicina alle sei notti. Sono dati che descrivono le ricadute sull’area transfrontaliera nel suo complesso, non la loro distribuzione tra i singoli comuni.
Tuttavia, Jean-Marc Peillex, sindaco di Saint-Gervais-les-Bains e presidente della Communauté de communes Pays du Mont-Blanc, sostiene che queste ricadute siano concentrate a Chamonix, con ricadute alberghiere nelle altre zone solo quando Chamonix raggiunge la saturazione.
Le proposte di contenimento dei numeri
Per il sindaco di Chamonix François-Xavier Laffin ci sono tre ambiti sui quali intervenire: quello sportivo, quello commerciale e la gestione di pubblico e spettatori. Pur giudicando “notevole” la dimensione sportiva dell’evento, non esclude che sia arrivato il momento di interrogarsi anche sul numero dei partecipanti. Anche la quantità di iniziative promozionali e commerciali vanno circoscritte a una dimensione dell’evento compatibile con la valle.
La posizione del sindaco si Saint-Gervais, Jean-Marc Peillex è poi particolarmente netta, ma non è un rifiuto della gara. In un’intervista a Sport Stratégies sostiene che la soglia di sostenibilità sia stata superata “da molti anni” e contrappone l’UTMB delle origini, con circa 700 concorrenti, al “mastodonte” attuale dei 10mila partecipanti. Peillex chiede una riduzione sia del numero delle gare sia di quello dei corridori e attribuisce a Chamonix e alla prefettura la responsabilità di fissare un limite.
Alcune misure le ha però già adottate. Ha ottenuto che la gara principale di UTMB principale attraversasse il centro di Saint-Gervais: 2.500 concorrenti di corsa il venerdì sera. Ha parlato di “mammouth business” e di una “OPA sul massiccio” [del Monte Bianco]. Infine, ha detto che maggiori contributi economici ai comuni non servono: piuttosto, bisogna ridurne la scala.
Dobbiamo però osservare che la dimensione di UTMB al Monte Bianco difficilmente potrà essere riportata ai 700 corridori delle origini, se in prove minori e in zone di prossimità siamo vicini ai numeri attuali di Chamonix: nel 2026, 5100 partecipanti al Monte Rosa Walserweg e 8 mila al Wildstrubel in Vallese.
Ambiente: il peso dei viaggi che però si fanno tutto l’anno
Nel rapporto pubblicato dall’organizzazione, l’impronta carbonio relativa all’UTMB 2024 è stimata in 18 mila 600 tonnellate di CO₂ equivalente, pari a 1,6 tonnellate per corridore. Gli spostamenti rappresentano l’88 % del totale e i voli dei corridori e degli accompagnatori costituiscono la componente principale.
L’UTMB ha fissato l’obiettivo di ridurre le emissioni del 20 per cento entro il 2030. Dal 2023 dichiara di investire più di 500mila euro all’anno nel piano di mobilità locale, con 120 autobus su 15 linee e 28 fermate. Per il 2026 ha inoltre introdotto un contributo legato alle emissioni degli spostamenti e un incentivo nelle procedure di sorteggio per chi sceglie modalità di viaggio a minore impatto (per esempio il volo diretto senza scali). UTMB si è adattata nell’introdurre per i corridori la luce rossa nel frontalino, per ridurre il disturbo alla fauna nell’attraversare un’area di protezione naturale.
L’organizzazione stessa riconosce quindi il problema, e mette in campo delle misure, su cui poi costruisce la comunicazione. Ai critici queste misure suonano come belle intenzioni, una verniciatura di verde (in inglese di parla di greenwashing).
Ma il resto dell’estate?
L’argomento più forte in difesa di UTMB sugli impatti dei viaggi riguarda il resto del turismo, perché a Chamonix durante l’estate arriva molta gente, spesso in aereo, e così in tutte le Alpi, da Verbier a Tignes, da Sestrières e a Ischl.
Si è detto che a Chamonix in un solo giorno della metà di agosto ci sono le stesse presenze dell’intera settimana dell’UTMB: e non parliamo dell’inverno, con gli inglesi o gli americani che volano verso gli aeroporti di tutte le Alpi per andare a sciare e a festeggiare. E su questo, non ci sono misure di compensazione, e neanche se ne parla.
In questo ragionamento, la moralistica riprovazione verso l’UTMB non vedrebbe la trave nell’occhio del resto degli impatti del turismo.
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