Le Journées du patrimoine 2026 nelle Alpi francesi si svolgono sabato 19 e domenica 20 settembre e offrono diverse occasioni per scoprire grandi centri del patrimonio ma anche luoghi appartati attraverso case, fortificazioni, canali e antichi luoghi di lavoro.
Abbiamo cercato alcune piste di lettura del patrimonio alpino, tra persone e storia, una settimana prima delle Giornate europee del patrimonio in Italia, il 26 e 27 settembre. Quelle in Valle d’Aosta durano invece ben nove giorni e coprono entrambi i weekend.
Saint-Véran, una casa per uomini, animali e raccolti
A Saint-Véran, nel Queyras, si può cominciare dal Musée du Soum, una casa del 1641 nel quartiere di Les Forannes. L’edificio mostra il modo di organizzare lo spazio nelle condizioni dell’alta montagna: siamo a 2040 metri di altitudine, e il luogo è molto presente nell’immaginario pubblico in Francia. Per le Journées du patrimoine saranno accessibili anche ambienti normalmente chiusi.
Durante il fine settimana sono previste anche due esposizioni fotografiche: una dedicata a Robert Doisneau e l’altra composta da immagini storiche e contemporanee del villaggio provenienti dall’osservatorio fotografico dei paesaggi.
Il confronto permette di vedere cosa è rimasto e cosa è cambiato nella forma del villaggio e nell’uso dei suoi spazi. L’ingresso è gratuito il 19 e 20 settembre, dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 17.
A Fontgillarde, sette secoli lungo un canale
Restando nel Queyras, c’è una seconda pista che merita una deviazione verso Fontgillarde, nel comune di Molines-en-Queyras, quindi non lontano dal colle dell’Agnello e dalla Val Varaita. Tra l’altro è un paese con due chiese e due cimiteri, uno cattolico e uno protestante, con le stesse problematiche dell’epoca che si trovano a Chianale, in Val Varaita.
Il canale di Rouchas-Frach portava l’acqua dell’Aigue Agnelle ai prati di Fontgillarde e del Coin e sarebbe rimasto in funzione per più di sette secoli. Il tracciato superava gli otto chilometri e sfruttava la gravità per distribuire l’acqua sui versanti.
Dopo lo scioglimento della neve, il sole e il vento asciugavano rapidamente i prati proprio nel momento in cui serviva acqua per far crescere il fieno necessario all’allevamento. Era una situazione analoga ad altre zone alpine in cui alcuni fianchi o intere vallate subivano condizioni di siccità stagionale. Realizzare e mantenere i canali significava quindi organizzare collettivamente la gestione dell’acqua, come avveniva per esempio in Vallese con le bisses o in Valle d’Aosta con i rus. A differenza di questi, che ancora sono attivi, il Rouchas-Frach cessò di funzionare all’inizio del Novecento; l’ultima corvée ricordata dall’associazione locale risale alla primavera del 1914.
Per un’escursione il luogo è molto bello e vi si trovano anche interventi artistici e segni d’interpretazione. La pratica dei canali irrigui di tradizione è inserita nell’inventario francese del patrimonio culturale. Il 19 e 20 settembre la visita parte alle 10 dal Pont-de-Lariane e prosegue, dopo un tratto a piedi, verso il sito del canale.
È forse una delle proposte meno monumentali delle giornate del patrimonio francesi, ma va bene per capire luoghi e vicende alpine, e poi i paesaggi sono bellissimi. Tra l’altro, si tratta di una valorizzazione recente, ha un valore di identità per le persone e per il territorio
Mont-Dauphin, una città costruita per controllare le valli
Vabbé, il Mont-Dauphin è molto noto, ma lo proponiamo. Vauban si mise a costruirlo dopo che i savoiardi (cioè il Regno di Sardegna) aveva invaso il Delfinato con Vittorio Amedeo II di Savoia e dato fuoco a Gap nel 1692. Occupa uno spazio spettacolare sopra la confluenza del Guil con la Durance.
Vauban progettò una città fortificata nuova, mai completata nelle dimensioni previste: come altre new town del Seicento e del Settecento è rimasta sotto le attese per numero di abitanti e funzione. Furono costruiti bastioni, arsenale, polveriere, caserme e altri edifici militari. Dal 2008 Mont-Dauphin fa parte dei siti Vauban iscritti nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco.
Vauban voleva sfruttare rilievi, visuali e vie di comunicazione. Durante le Journées – e meglio che durante il resto dell’anno, si potrà entrare nel sistema difensivo attraverso i fossati, il sotterraneo e la lunette d’Arçon, aggiunta alla fine del Settecento, oppure scegliere la visita dedicata agli edifici della piazzaforte. Tra questi ci sono l’arsenale, la polveriera e la caserma Rochambeau, con la sua grande struttura lignea, prodezza dell’epoca. La chiesa mostra l’incompletezza, e davvero merita un’occhiata. Le visite sono gratuite su prenotazione: alle 10 e alle 11 per il sistema difensivo e alle 14.30 per fortificazioni ed edifici militari.
Tra l’altro, domenica 20 settembre la corte dell’Arsenale ospiterà un concerto nell’ambito dell’European Jazz Festival.
Aussois, la frontiera vista dal Regno di Sardegna
Per tenere il filo delle vicende sarde, verso nord, in Haute Maurienne, ci fermiamo a Aussois. La Barrière de l’Esseillon appartiene a una fase successiva della storia alpina e fu costruita dal Regno di Sardegna questa volta per proteggersi – e proteggere Torino – dalle invasioni francesi. Leggete anche l’articolo di Olivier Ciucci, per farvi un’idea.
Il Fort Victor-Emmanuel, il più imponente dei cinque forti dell’Esseillon, domina la valle lungo l’asse del Moncenisio. Durante le Journées sarà aperto sabato e domenica dalle 9.30 alle 18 e ci saranno spiegazioni sulla struttura e sul suo ruolo militare.
Si potrà notare la scala di una fortificazione, gli edifici disposti lungo il pendio e collegati per sfruttare la morfologia della montagna. Chi arriva già venerdì 18 settembre può anche partecipare alla visita serale alla luce delle lanterne organizzata dalla Fondation Facim, gratuita con prenotazione. Tra l’altro, se andate sul sito della FACIM potrete trovare delle altre opportunità di scoperta per le Journées, come a Le-Bourget-du-Lac o al Fort Tamié sopra Albertville.
Comunque a Aussois merita una vista anche L’Arche d’Oé che conserva ambienti e testimonianze sulla vita della comunità locale, mentre negli spazi del Fort Victor-Emmanuel è aperto per il fine settimana anche l’Espace des Gravures Rupestres. Sono le incisioni di millenni prima della costruzione dei forti. Il 19 e 20 settembre lo spazio sarà visitabile gratuitamente dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 13.30 alle 18.
Nel Vercors, Pont-en-Royans raccontato dalla Bourne
Nell’Isère abbiamo scelto Pont-en-Royans, nel Vercors, ed è una ltro luogo molto presente nell’immaginario nazionale francese. Le case sono a strapiombo sulla Bourne, ma la visita di domenica 20 settembre è interessante per sottolineare la funzoone economica del fiume, con ricadute produttive che arrivavano fino a Grenoble.
La Bourne servì come via per il trasporto del legname proveniente dal Vercors. Poi la forza dell’acqua alimentò mulini e ruote e fu utilizzata nell’industria tessile e nella lavorazione della seta. Nel XIX secolo arrivò l’elettricità: con le centrali nacquero edifici industriali lungo le rive. L’idea di portare l’acqua a delle cadute per le centrali idroelettriche infine ne ha compromesso la relativa navigabilità per il trasporto del legname.
La visita parte alle 10 nei pressi della Bourne e risale le rive per circa un’ora e mezza. È gratuita ma richiede la prenotazione ed è limitata a trenta partecipanti.
A spasso nei Pays de Savoie
Per i Pays de Savoie ci sono tre piste interessanti, oltre a quella di Aussois: la trasformazione delle vallate con l’arrivo dello sci, una fortificazione d’alta quota normalmente chiusa al pubblico e un’abbazia in un nuovo ciclo di restauri.
Il Musée de Saint-Martin-de-Belleville, in un’antica fattoria nel centro del paese, ricostruisce circa centocinquant’anni di storia dell’alta Val Thorens, in zona che è nota per la sua dimensione turistica. Si inizia con l’Ottocento, quando l’organizzazione economica e sociale ruotava ancora attorno ad agricoltura e allevamento, per arrivare allo sviluppo dello sci e delle grandi stazioni invernali. Il museo sarà aperto gratuitamente sabato e domenica dalle 9 alle 12 e dalle 13 alle 17, ed è interessante in questa epoca di dibattiti sul futuro della montagna.
D’altra parte bisogna vedere il Fort de la Platte, sopra Bourg-Saint-Maurice, sempre in Tarentaise. Costruito tra il 1892 e il 1893 e parte al sistema difensivo Séré de Rivières, aveva una funzione di osservazione. Dal 1964 è un’area privata e per le Journées viene aperta al pubblico. La strada d’accesso è in altitudine, non è asfaltata e dal parcheggio ci vogliono ancora cinquecento metri a piedi. Il forte proprio domina la Tarentaise, la vista è spettacolare. Le visite si svolgono dalle 14 alle 18 sia sabato sia domenica e richiedono la prenotazione. Attenzione, i posti sono limitati.
Abondance, vedere un monumento mentre viene restaurato
In Haute-Savoie, andiamo all’Abbaye d’Abondance, un altro grande classico, fondata nell’XI secolo e ampliata nei secoli successivi. I suoi edifici conventuali medievali, il chiostro e le pitture murali mostrano una comunità religiosa legata alla valle, all’allevamento e agli alpeggi, in una zona relativamente ricca e produttiva, e in cui ci sono stati anche forti contrasti economici e sociali. La vicina abbazia di Aulps, a Saint-Jean-d’Aulps, ne ha viste per esempio di cotte e di crude.
Il 19 e 20 settembre l’abbazia di Abondance sarà visitabile gratuitamente dalle 9.30 alle 12 e dalle 14 alle 18. Il cantiere è interessante: in due visite, sabato alle 16 e domenica alle 10, si parlerà delle coperture, degli studi condotti nel chiostro e dei lavori previsti.
Siamo nel centro del tema europeo scelto nel 2026 per le Giornate del patrimonio: i rischi e la necessità di proteggere il patrimonio, innovando e immaginando nuovi usi.
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