Terra Madre, con annesso il Salone del Gusto 2026, si è tenuti a Torino, come incontro biennale, da giovedì 24 a questa domenica 27 settembre. C’erano oltre 600 produttori al Salone del Gusto, tra l’altro con tutte le regioni italiane e circa 1.500 delegati internazionali per la grande assemblea.
Terra Madre è da un lato una grande manifestazione sul cibo, con una sua dimensione popolare, com’era nelle origini, ma a cui si sono aggiunte le dimensione istituzionali (la forte presenza delle Regioni italiane) e di mercato, con le molte aziende che producono e promuovono per esempio i prodotti nazionali tipici italiani, spesso DOP.
In Terra Madre, vi è soprattutto una dimensione politica, nel senso originario dato da Slow Food: come si produce, chi viene pagato, quanto conta l’ambiente, quale qualità arriva sulle tavole.
La formula di Slow Food viene spesso ripetuta, e ha fatto strada: buono, pulito e giusto. Buono riguarda il sapore e la qualità del prodotto. Pulito per il rapporto con ambiente, acqua, suolo e biodiversità. Giusto introduce il tema lavoro, il reddito dei produttori e l’equilibrio della filiera, e su scala globale.
Dalla nascita di Slow food, bisogna dire, anche il sistema dell’agrolimentare è un po’ cambiato. Si tratta di un fenomeno economico, culturale e legislativo. Si è sviluppato in biologico, ci sono misure e polocies di controllo delle produzioni d’origine (dal punto sociale e dell’equità, per esempio sul caffé, lo zucchero ecc.), Sono nate e sviluppate aziende, reti e marche che offrono prodotti “equi”, e la loro distribuzione è passata dalle botteghe specializzate alla grande distribuzione. In Europa è stato introdotto l’obbligo del bilancio sociale nelle aziende medie e grandi, i temi sono stati presi in carico.
Il tema del buono è ancora di nicchia, molto all’interno delel famiglie, con le tradizioni di famiglia. Ci sono però prodotti e cibi che attraverso i presidi e le azioni di Slow food, ma anche da una nuova domanda di consumo, sono tornati o sono entrati nel mercato, e oggi possono essere normalmente acquistati.
Infine per quanto riguarda il “pulito”, e certo non in tutto il mondo, la legislazione è evoluta in molti Paesi. Un fenomeno complessivo, non dipende solo da Slow food, che è una battaglia pubblica. Da anni è in corso un processo per la riduzione dei rischi alimentari, sebbene ogni tanto ci scappi il morto, o appaiono nuove minacce, come le microplastiche.
Dopo Carlo Petrini

Il messaggio politico dovrebbe continuare ora che il fondatore, Carlo “Carlin” Petrini, non c’è più, scomparso a 76 anni, dal 22 maggio 2026. Dare continuità e forza al messaggio rimane un grande problema, ma vi sono stati due incoraggiamenti importanti.
Il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, è per esempio arrivato a Torino per aprire le giornate, e ha richiamato il rapporto tra biodiversità, agricoltura, responsabilità delle filiere. Ha inserito il tema della pace, mostrando il legame tra l’impegno per un mondo migliore su questi temi e la sua dimensione popolare, multilaterale,e pacifica.. Nell’occasione l’ambasciatore britannico in Italia Stephen Hickey ha letto un messaggio caloroso e impegnato di re Carlo III, che conosceva Petrini da molti anni ed era presente alla prima assemblea di Terra Madre a Torino, nel 2004.

Per altro verso, non tutti i segnali sono buoni: la dimensione internazionale di Terra Madre resta una componente importante, ma i numeri si riducono.
Nel 2004, alla prima edizione, in un momento di grande entusiasmo, arrivarono a Torino quasi 5.000 delegati da 130 Paesi. Ancora nel 2018 Slow Food indicava circa 7.000 delegati da 143 Paesi. Poi c’è stata la pandemia, un minore impegno di Petrini, e non si è riusciti a risalire a quei livelli. In questa edizione del 2026, hanno partecipato 1.500 i delegati da 125 Paesi. Sono comunque moltissimi, ma la preoccupazione rimane.
All’Assemblea dei Partecipanti della Fondazione Slow Food hanno partecipato circa 800 delegati aventi diritto di voto. L’Assemblea ha sostituito il precedente Congresso internazionale: esamina gli orientamenti, la governance e le priorità. La geografia resta quindi ampia, ma le delegazioni sono più piccole. Poi, se si guarda al clima che si respirava, l’entusiasmo c’è sempre, e il messaggio rimane solido
Il Salone del Gusto come fenomeno economico, nazionale italiano
Anche nel Salone del Gusto si vede questa tendenza. La parte internazionale emerge soprattutto nelle conferenze, nell’Assemblea e nelle comunità di Terra Madre. Il mercato e gli stand hanno invece una fisionomia fortemente economica, molto italiana e piemontese. Inoltre, Terra madre – per quanto internazionale – e il Salone del gusto hanno poca visibilità nei territori alpini vicini.
Né le Dauphiné Libéré, né Nice-Matin né le principali testate della Svizzera romanda ne hanno dato notizia. Al Salone ci sono presenze episodiche, alcuni di stand di formaggi svizzeri e un paio di iniziative, anche dalla Maurienne, che si richiamano a Interreg e al Piemonte.

Il Salone è un grande mercato
Il mercato di Terra Madre 2026 aveva oltre 600 produttori e con grandi stand per esempio di tutte le regioni italiane: aziende agricole, consorzi, marchi DOP e IGP, GAL (gruppi di azione locale) Leader, distretti del cibo – una organizzazione italiana di rete promossa a livello statale – ed enti locali.
Il Salone di quest’anno è entrato nel centro di Torino, in Piazza Castello, Piazzetta Reale, Piazza San Carlo, Piazza Carlo Alberto, Via Roma. Rispetto allo spazio relativamente chiuso di Parco Dora (luogo di concerti, per esempio) dell’edizione precedente del 2024, l’effetto è stato più partecipato e coinvolgente. Il clima di festa e di passeggio ha in gran parte tolto l’impressione di trovarsi in una Fiera commerciale.
C’è stato anche un segmento dedicato alla montagna, con la definizione torinese di “Terre Alte“, su pastorizia, razze autoctone, formaggi di latte crudo, cereali, castagneti, miele e biodiversità.

Cuneo per esempio ha portato la pecora Sambucana, una razza autoctona, allevata quasi soltanto nella Valle Stura. La Valle d’Aosta ha partecipato con un decina di espositori, dal miele ai formaggi ai vini.
Da citare anche l’incontro di sabato 26 settembre a cui ha partecipato Mauro Bassignana dell’Institut Agricole Régional della Valle d’Aosta, insieme a ricercatori del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura), dell’Università di Torino, dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e della Rete Semi Rurali, sulle varietà locali di frumento tenero, segale e miscele.
LEGGI ANCHE: Carlo Petrini, Slow Food e Terra Madre, morto il rappresentante del cibo buono, pulito e giusto







