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Home » Articoli » Nella sua crisi politica, la Francia può imparare qualche lezione dall’Italia?
Contributi e idee

Nella sua crisi politica, la Francia può imparare qualche lezione dall’Italia?

Jean-Pierre DarnisJean-Pierre Darnis4 Ottobre 2025
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La presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel 2023 (c) CC BY-SA 4_0 Quirinale Wikimedia Commons
La presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel 2023 (c) CC BY-SA 4_0 Quirinale Wikimedia Commons

La stabilità politica ed economica dell’Italia da quando Giorgia Meloni è salita al potere nel 2022 ha spinto alcuni osservatori francesi a sostenere che il suo governo dimostra la capacità di un partito di destra radicale di gestire correttamente un grande Stato europeo – il che dovrebbe rassicurare tutti coloro che temono una possibile vittoria del Rassemblement National in Francia.

Tuttavia, a un esame più attento, i casi di Fratelli d’Italia e della RN sono molto diversi: il partito italiano ha già avuto una lunga storia di partecipazione a coalizioni di governo prima che il suo leader salisse alle massime responsabilità. E le sue politiche non rappresentano una vera e propria rottura con quelle dei governi precedenti. In realtà, se ci sono lezioni da trarre dal caso italiano, non hanno tanto a che fare con le azioni di Giorgia Meloni quanto con alcune caratteristiche specifiche di un sistema parlamentare che è stato a lungo criticato al di qua delle Alpi.

*.*.*

La crisi politica in Francia suscita frequenti paragoni con l’Italia. Mentre la Francia si trova in un profondo ciclo di instabilità politica dal 2024, l’Italia, al contrario, sembra notevolmente stabile.

Lo scorso 18 settembre, per la prima volta, il tasso di interesse richiesto dagli investitori per detenere il debito pubblico italiano è stato fissato allo stesso livello di quello richiesto per il debito pubblico francese – una convergenza che riflette la valutazione dei mercati della situazione fiscale e politica italiana rispetto al caso francese.

La messa in prospettiva dei due Paesi ha portato alcuni analisti a esprimere giudizi favorevoli sul governo Meloni, presentato come garante della stabilità.

In primo luogo, la stabilità politica e di bilancio italiana viene elogiata rispetto all’instabilità francese e alla tendenza della Francia ad accumulare deficit. In secondo luogo, il caso italiano viene utilizzato come pretesto per legittimare l’esercizio del potere da parte dell’estrema destra: il successo di Giorgia Meloni dimostrerebbe che un partito estremista può evolversi e trasformarsi in un’efficace forza di governo.

La Meloni, erede di una lunga serie di coalizioni tra il centro-destra e la destra radicale, è stata la prima ad essere eletta.

Per molti aspetti, queste due analisi sembrano proiezioni di visioni francesi sulla realtà italiana, piuttosto che una reale considerazione delle dinamiche in atto nella penisola.

Se guardiamo alla traiettoria della famiglia politica di Giorgia Meloni, vediamo che è nel gennaio 1995 che il Movimento Sociale Italiano (MSI-DN), fondato nel 1946 su una linea chiaramente post-fascista, prende una svolta moderata e governativa con la trasformazione in Alleanza Nazionale.

*..*

Questo cambiamento avvenne in un momento in cui le coalizioni di destra formatesi a partire dal 1994 videro il partito di centro-destra creato da Silvio Berlusconi, Forza Italia, allearsi con gli autonomisti settentrionali della Lega di Umberto Bossi e con la destra nazionalista riformata guidata da Gianfranco Fini.

Nei trent’anni successivi, la destra italiana avrebbe solidificato i suoi riflessi di coalizione tripartita, ma si sarebbe anche plasmata nel gioco istituzionale e parlamentare: Giorgia Meloni era sia l’erede di Silvio Berlusconi, quando ha riconquistato la leadership di questo campo nelle elezioni del 2022, sia il prodotto di una cultura parlamentare e di governo, essendo stata ministro dal 2008 al 2011.

Image
Giorgia Meloni nel 2008, in una foto della Camera dei Deputati (c) CC BY SA 4_0 dati.camera Wikimedia Commons

È quindi la nuova leader di un campo che è stato plasmato da nove anni di potere sotto Silvio Berlusconi.

*..*

Certo, il suo discorso mantiene sfumature nazionaliste e conservatrici, soprattutto durante la campagna elettorale del 2022, ma la continuità del substrato istituzionale della sua famiglia politica è un elemento fondamentale, ampiamente sottovalutato dai commentatori.

L’ascesa al potere di Giorgia Meloni rappresenta un rinnovamento all’interno della destra italiana, in quanto nel 2022 prenderà lo scettro da un Silvio Berlusconi in declino (morto pochi mesi dopo), ma non rappresenta una rottura estremista con il passato.

La coalizione di tre partiti che mette in campo nel 2022 è la stessa inventata da Silvio Berlusconi nel 1994. Non devono quindi sorprendere gli elementi di continuità che si possono riscontrare nella prassi di governo della destra italiana da Berlusconi alla Meloni.

Per quanto riguarda l’affermazione che la destra italiana abbia recentemente subito una sorta di de-radicalizzazione, questa va fortemente qualificata: dal 2013 abbiamo assistito a un indurimento della Lega di Matteo Salvini, che ha rielaborato un discorso al tempo stesso ostile all’immigrazione e filo-russo. Ci sono quindi effetti comunicanti sia in termini di elettorato che di ideologia dei diversi partiti di destra in Italia.

*..*

La continuità dell’azione di governo fa anche da sfondo a una politica fiscale prudente.

Anche in questo caso non si tratta di una novità, poiché la politica di disciplina fiscale è relativamente tradizionale in Italia. Era già stata osservata sotto il precedente governo, quello di Mario Draghi.

Sul fronte fiscale, vale la pena notare che uno dei principali punti neri della finanza pubblica italiana è stato il cosiddetto “superbonus” per le ristrutturazioni immobiliari, un sistema di sussidi creato dal governo Conte II nel 2020, che è costato oltre 127 miliardi di euro.

L’efficienza economica di questa spesa, concentrata sugli immobili, è stata ampiamente criticata e una delle azioni più notevoli del governo Meloni è stata quella di fermare l’emorragia che il procrastinarsi delle misure stava causando alle finanze pubbliche, modificando le regole che governano l’assegnazione dei sussidi. Ma, allo stesso tempo, il governo italiano sta lottando per spendere i fondi ottenuti nell’ambito del Piano europeo di ripresa economica (PNRR) – un indicatore negativo di efficacia che è ben lungi dal rappresentare un “miracolo”.

Infine, va notato che le finanze pubbliche italiane stanno beneficiando dell’inflazione, che fa salire i redditi e crea quindi un effetto soglia di aumento del gettito fiscale al superamento degli scaglioni.

In Italia, l’abitudine consolidata di creare coalizioni

Le istituzioni italiane si caratterizzano per la loro capacità di adattamento, un fattore che differenzia profondamente l’Italia dalla Francia.

Nel 2018, le elezioni parlamentari italiane non hanno prodotto una maggioranza, con l’elettorato diviso equamente tra destra, sinistra e Movimento 5 Stelle. Dopo settimane di tentennamenti e peripezie, alla fine è stato un accordo originale tra Movimento 5 Stelle e Lega a dare vita all’esecutivo guidato da Giuseppe Conte. Questa formula ha dato vita a un esecutivo populista che si è subito distinto per le misure di spesa (introduzione di un reddito di cittadinanza), per una posizione virulenta sull’immigrazione, ma anche per una politica internazionale segnata da riflessi filo-russi e filo-cinesi, oltre che da una crisi nelle relazioni bilaterali con la Francia.

Di fronte a questa recrudescenza populista, il gioco parlamentare da un lato e il ruolo di garante svolto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dall’altro hanno contribuito non solo a mitigare la portata delle azioni estremiste, ma anche a contribuire nel 2019 alla mutazione della coalizione a sostegno del governo Conte 2, che assocerà il Movimento 5 Stelle alla sinistra classica, escludendo la Lega, rilanciando così una dimensione bipolare destra/sinistra.

Questo recente esempio mostra come, in un sistema come quello italiano, caratterizzato dall’assenza di una figura paragonabile al Presidente della Repubblica francese, una partita politica aperta sia definita dalla ricerca di coalizioni che rendano i partiti attori centrali del gioco politico.

*..*

Naturalmente, il Presidente italiano svolge un ruolo cruciale nelle crisi politiche.

Ma si presenta come arbitro e non come leader di uno schieramento, il che gli permette di esercitare un ruolo di mediazione ma anche di non confondere i suoi compiti con quelli del Presidente del Consiglio dei ministri, il capo dell’esecutivo.

La Presidenza della Repubblica è un’istituzione che in Italia ha assunto alcuni tratti della precedente monarchia costituzionale, con un ruolo “al di sopra delle parti” svolto da un Presidente che evita accuratamente di entrare nella mischia.

Le istituzioni della Repubblica italiana, la cui Costituzione è stata adottata nel 1947, non sono dissimili da quelle della Quarta Repubblica francese. Il confronto tra Italia e Francia evidenzia il fenomeno di iper-presidenzializzazione in atto in Francia, in particolare dopo la riforma costituzionale del 2000, che sembra bloccare un Parlamento non più bipolare.

Nessun modello Meloni, ma un modello italiano?

L’esempio italiano non è quello di una miracolosa e recente moderazione di una destra estremista sotto l’effetto di un presunto “metodo Meloni”. Silvio Berlusconi ha scritto la storia di una destra italiana che è arrivata a dominare il centro prima di riposizionare le varie forze politiche, un percorso di cui Giorgia Meloni è l’erede. Non si tratta quindi di uno scenario applicabile alla traiettoria del Rassemblement National francese.

D’altra parte, l’osservazione delle istituzioni italiane è ricca di insegnamenti, mostrando la possibilità di un sistema senza un Presidente della Repubblica alla francese – caratteristica peraltro comune alla maggior parte dei Paesi membri dell’Unione Europea. Anche in questo caso, probabilmente non è questa l’analisi di chi a Parigi vorrebbe vedere in Giorgia Meloni un esempio di cesarismo trionfante. Ma è la vera lezione, parlamentare e democratica, che l’Italia può dare.

—Articolo ripubblicato per gentile concessione di Jean-Pierre Darnis, da The Conversation

The Conversation

Questo articolo è ripubblicato da The Conversation sotto una licenza Creative Commons.

LEGGI ANCHE: Sciopero e manifestazioni in Italia per la flottiglia verso Gaza, il 3 ottobre 

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Jean-Pierre Darnis

Professore universitario, Direttore del Master in Relazioni italo-francesi, Université Côte d’Azur, Ricercatore associato presso la Fondation pour la Recherche Stratégique (FRS, Parigi), Professore e membro del CISS presso l'Università LUISS di Roma, Université Côte d’Azur

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