Se c’è un luogo da scoprire nelle Nostre Alpi, è il Désert de Platé, in Alta Savoia. È un paesaggio carsico, a oltre duemila metri di quota, tra le valli di Passy, Flaine e Sixt-Fer-à-Cheval, è uno dei più vasti lapiaz d’Europa. Non ci sono molti che ne conoscono l’esistenza.

Da punto di vista geologico, il Désert de Platé è un altopiano calcareo di origine marina, scolpito dal tempo, dal ghiaccio e dall’acqua. Presenta quasi duemila ettari a un’altitudine compresa tra 2.000 e 2.500 metri, in un vasto tavolato roccioso dalle forme irregolari e affilate, un “lapiaz”. Come in altre rocce emerse, per esempio nel massiccio Dora-Maira in Piemonte vi sono tracce di fossili marini.

Si raggiunge a piedi, seguendo la Grande Randonné, la GR 96 (che va da Briançon a Samoens e passa dal Désert), oppure con la teleferica delle Grandes Platières da Flaine.

Se in inverno diventa parte del comprensorio sciistico di Flaine. in estate offre un paesaggio di silenzio e vuoto, proprio da scoprire, da attraversare con lentezza. C’è silenzio, si nota l’assenza di alberi, la luce riflessa sulle superfici bianche è particolare, con qualche effetto di spaesamento. Una specie di deserto, appunto.

La carte du Désert de Platé (c) CC BY Sa 4_0 sur carte OSM

Modellato dal tempo e dal mare

Il nome “désert” non indica un ambiente arido, ma uno spazio minerale, quasi privo di vegetazione, che restituisce una sensazione di vuoto e isolamento. Le rocce che lo compongono si sono formate milioni di anni fa sul fondo di un mare, e oggi appunto mostrano fossili di conchiglie e organismi marini. Le formazioni carsiche, appunto note come lapiaz, sono state modellate da millenni di erosione: crepacci, solchi e canali drenano l’acqua in profondità, creando un paesaggio difficile da percorrere, e piuttosto unico.

Il sito è classificato come zona naturale protetta dal 1998. Rientra nel territorio del massiccio del Faucigny, a nord del Monte Bianco, ed è visibile anche dalle cime che delimitano la valle dell’Arve. In alcuni punti la roccia forma dei canyon in miniatura, in altri si apre in superfici levigate che ricordano l’alveo di antichi fiumi.

Nonostante l’apparente aridità, il Désert de Platé ospita una forte biodiversità alpina. Tra le fessure calcaree crescono piante adattate a condizioni estreme: muschi, sassifraghe, erbe rupestri. In estate si possono osservare marmotte, stambecchi, camosci, oltre a uccelli alpini come il gracchio corallino e la pernice bianca.

Bouquetins au Désert de Platé (c) CC BY SA 2_0 Guilhem Vellut Wikimedia Commons
Désert de Platé, Haute Savoie (c) CC BY SA 2_0 Guilhem Vellut Wikimedia Commons

L’accesso al plateau avviene da più punti. Da Flaine, si può appunto utilizzare il téléphérique des Grandes Platières, attivo da fine giugno a fine agosto. Da Passy, il percorso parte dal plateau d’Assy. I sentieri sono segnati, ma l’ambiente richiede attenzione: la superficie irregolare del lapiaz, soggetta a fenditure e passaggi angusti, rende necessarie buone condizioni meteo e preparazione fisica.

Studi geologici e percorsi didattici

Il Désert de Platé è anche un sito di interesse scientifico. I suoi lapiaz sono stati oggetto di osservazioni da parte di geologi fin dal XIX secolo. Studiosi come Charles Lory, che contribuì alla mappatura geologica delle Alpi francesi, o Louis Lliboutry, pioniere della glaciologia, hanno posto le basi per comprendere i processi di formazione delle strutture alpine calcaree.

Oggi il luogo è parte di diversi itinerari didattici e geologici. L’Odyssée des fossiles, ad esempio, è un percorso pensato per far conoscere al pubblico la storia marina delle Alpi attraverso osservazioni sul campo.

Alcuni tratti del plateau, con alta concentrazione di fossili visibili, sono accessibili anche con visite guidate. I rifugi vicini, come il Refuge de Platé, offrono un punto d’appoggio per le escursioni.

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Direttore di Nos Alpes, giornalista. Ha collaborato in tempi diversi con varie riviste e giornali, da Il Mulino a Limes, da Formiche a Start Magazine.

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