Beh, c’era proprio tanta gente, al concerto del Coro di Sant’Orso di apertura della Fiera, il 29 gennaio 2026, nell’ambiente raccolto e caloroso della chiesa di Sant’Orso.

D’accordo, la navata non è grande, ma i posti sono comunque molti. Però si devono aggiungere le sedie, che poi non bastano, e bisogna cercarne delle altre, e aprirle.

In prima fila, le autorità regionali, il vescovo Franco Lovignana, il presidente della Regione Renzo Testolin, il presidente del Consiglio Valle Stefano Aggravi, il sindaco di Aosta Raffaele Rocco, e poi molti assessori, sindaci e tutto quel mondo che rappresenta la Valle d’Aosta, dalle associazioni agricole a quelle culturali, ai visi che si conoscono, quelli nuovi, ai turisti che sono arrivati alla vigilia e si preparano ai due giorni di Fiera.

Nella navata di sinistra c’era un bel gruppo di vallesani, seduti vicini, si sentiva dall’accento. Ascoltavano e guardavano, con le molte similitudini (alpine) tra Valle d’Aosta e Vallese, qui con il francoprovenzale molto presente e quotidiano.

Le musiche

Il concerto si tiene dal 1998, quando si è stabilito di dare, con la musica, un momento di solennità prima dell’apertura ufficiale della fiera, che avviene il 30 gennaio, con un percorso all’interno del centro storico, con la benedizione e i saluti agli espositori.

Col tempo, il concerto è diventato un momento da non mancare, e la gente non a caso arriva presto, per trovare posto a sedere. Viene ritrasmesso in diretta da Radio proposta Aosta, ed è ascoltato anche da casa, da molti.

Il programma cambia ogni anno: una parte di musiche tradizionali della Valle d’Aosta si affianca ad altre di apertura alle Alpi, all’Europa e al mondo, con elementi di riflessione, o di celebrazione e di festa. Quest’anno ci sono state canzoni in latino, una laica, Ergo bibamus, e una più religiosa, O Sacrum Convivium, che risale a san Tommaso d’Aquino. Poi, sul testo di Lamartine, si è sentito Dieu de Paix et d’Amour, e due canzoni di tenerezza: L’amour de Moy e Vive l’amour. Si è anche ascoltato – nell’interpretazione del Coro di Sant’Orso, con un effetto nuovo e riuscito – Cielito lindo, il grande classico messicano.

Ma Verta Vallaye

I pezzi valdostani del concerto scaldano sempre il pubblico. Va detto che il canonico Jean Domaine, fondatore nel 1948 e poi animatore per molti anni del coro di Sant’Orso, scrisse alcune musiche e canzoni che sono diventate patrimonio comune e sono molto amate, come Lo Campagnard e Ma Verta Vallaye. Al concerto erano musicate nella loro versione classica, anche se aggiornata, ma si possono anche ascoltare in versione rock sui social media.

Ieri si sono sentiti anche, di Jean Domaine, Lo Paillasson de l’Ors (se il primo febbraio fa bello, l’orso farà asciugare il materasso, e l’inverno durerà ancora 40 giorni), A Comboé (il luogo fondativo della corale, sotto la Becca di Nona, le Pic de Neuf Heures), e Il sole dietro i monti. Già, una canzone in italiano proprio di Jean Domaine, in una serata che si è svolta in pieno plurilinguismo, tra patois, francese e italiano, anche nelle presentazioni di Roberto Luboz, a nome della corale.

I doni e Montagnes valdôtaines

Poi, per prendere un po’ fiato, il concerto ha avuto degli intermezzi, per premiare due coristi presenti da trent’anni e uno da cinquant’anni. La consegna dei doni è stata un momento divertente e familiare, come capita in Valle d’Aosta nei momenti come questi. Ci sono stati gli abbracci e le risate con il direttore del coro, Angelo Filippini, e le figure di riferimento del gruppo corale.

Infine è arrivato, Montagnes Valdotaines, in cui ci si alza in piedi e si canta, con la corale a far da guida, in un tono composto e partecipato.

A quel punto però, non era finita: ci sono stati ancora i bis (uno bello su musiche di Morricone, proprio inatteso), seguiti dalla lenta uscita dalla chiesa, mentre sul sagrato era pronto il brodo caldo e il vin brûlé, per gli ultimi scambi di saluti e di chiacchiere. Sono i momenti prima della Foire, nelle strade sono già posati gli elementi dei banchetti, il loro montaggio avviene nelle prime ore del 30 gennaio.

Il pubblico nella navata principale della chiesa di Sant’Orso, il 29 gennaio 2026 (c) Nos Alpes

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Direttore di Nos Alpes, giornalista. Ha collaborato in tempi diversi con varie riviste e giornali, da Il Mulino a Limes, da Formiche a Start Magazine.

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