Le elezioni comunali in Francia entrano nella fase decisiva con il secondo turno in programma domenica 22 marzo, dopo un primo passaggio che in molti comuni ha già confermato i sindaci uscenti, soprattutto nei centri più piccoli, in cui a volte era presente una sola lista.
Nelle città più grandi, invece, il voto resta aperto e incerto, con sfide che riflettono sia equilibri locali sia contrasti politici più ampi tra destra, sinistra ed estrema destra.
Tra questi, vi sono gli spostamenti di Annecy, Chambéry, Grenoble e Lione, in cui un arretramento dei precedenti sindaci ecologisti è reale, ma con qualche possibilità di rielezione di maggioranze a sinistra. In molte località contano le alleanze anche con la France Insoumise, i cui risultati sono stati positivi a livello nazionale. Gli altri casi significativi sono a Mentone e a Nizza, tra estrema destra e destra tradizionale, con linee di frattura anche personali e territoriali.
In diverse realtà urbane le divisioni sono interne agli schieramenti della stessa area politica, mentre alleanze incomplete e strategie di desistenza non sempre hanno prodotto convergenze chiare, come a Briançon o Chamonix. In questo contesto, il comportamento degli elettori tra primo e secondo turno, insieme al livello di partecipazione, sarà determinante per definire gli esiti finali.
Da Chamonix a Grenoble
A Chamonix, il secondo turno si svolge in una triangolare dopo il ritiro della lista guidata dal deputato Xavier Roseren, rendendo più netto il confronto tra i candidati rimasti.
In testa al primo turno, François-Xavier Laffin difende una proposta di rottura con le precedenti amministrazioni, mentre Jonas Devouassoux si presenta in continuità con la maggioranza uscente su una linea più orientata alla sostenibilità; resta in corsa anche Sophie Persyn, con un progetto civico di sinistra che punta a ottenere rappresentanza in consiglio comunale.
Il confronto si concentra su diverse visioni del territorio, con divergenze su mobilità, turismo e politiche abitative, mentre l’esito resta incerto anche per l’assenza di indicazioni di voto da parte di Roseren e per il possibile peso dell’astensione.
A Grenoble, il secondo turno vede un duello tra Laurence Ruffin, candidata dell’unione della sinistra e degli ecologisti – cioè della maggioranza uscente, il sindaco Eric Piolle non si era ricandidato, e Alain Carignon, sostenuto da una coalizione di destra e centro. La sfida riassume le principali linee di frattura politica nella città. Ruffin si presenta in continuità e in aggiornamento con l’esperienza dell’amministrazione ecologista, in una linea di sbarramento a destra, mentre Carignon – che porta con sé un passato di guida della città ma anche problemi giudiziari – punta su una proposta di discontinuità, segnata da temi come la sicurezza – che a Grenoble costituisce un problema riconosciuto – e gestione della spesa pubblica.
Il risultato resta incerto anche per i possibili spostamenti di voto dopo il primo turno, in cui i due candidati hanno raccolto consensi molto ravvicinati, rendendo decisivo il comportamento degli elettori delle liste escluse e dell’astensione.
Lione
A Lione, il secondo turno si apre con il sindaco uscente, l’ecologista Grégory Doucet (tra l’altro contrario alla Torino-Lione) in leggero vantaggio su Jean-Michel Aulas, già patron dell’Olympique Lyonnais, candidato della destra e del centro, dopo un primo turno serrato.
Aulas, inizialmente favorito nei sondaggi, ha perso slancio nelle ultime settimane, mentre l’unione della sinistra ha consolidato una dinamica positiva rafforzata anche dall’accordo con La France insoumise.
Nel tentativo di recuperare terreno, Aulas punta su una campagna più politica contro l’alleanza di sinistra, ma paga una percezione di scarsa chiarezza programmatica. Doucet, al contrario, beneficia di un fronte progressista ampio e di una riserva di voti significativa, che potrebbe rendere difficile la rimonta di Aulas. Sullo sfondo rimangono le critiche all’alleanza con LFI, la cui immagine negli ultimi mesi si era molto deteriorata nel dibattito pubblico.
Nizza e Mentone
A Nizza e Mentone il secondo turno delle elezioni comunali assume un rilievo importante, mettendo in evidenza fratture politiche tra estrema destra, destra tradizionale e sinistra. A Nizza il confronto principale oppone Éric Ciotti, arrivato in testa al primo turno, al sindaco uscente Christian Estrosi, alla guida della città dal 2008, in un duello segnato anche da una rottura personale oltre che politica. La scelta della candidata di sinistra Juliette Chesnel-Le Roux di restare in corsa mantiene una triangolare che rende incerti i possibili trasferimenti di voto e complica la rimonta di Estrosi.
A Mentone la dinamica è diversa ma altrettanto aperta: Alexandra Masson, candidata del Rassemblement national, è in testa dopo il primo turno. Per contrastarla, Sandra Paire e Louis Sarkozy hanno unito le loro liste, cercando di aggregare un fronte alternativo numericamente competitivo. Tuttavia, la decisione di un’altra lista di restare in corsa frammenta ulteriormente il quadro, rendendo incerti i riporti e rafforzando, almeno sulla carta, la posizione di vantaggio di Masson.
Annecy e Chambéry
Ad Annecy il secondo turno si svolge in una triangolare tra il deputato centrista Antoine Armand, arrivato in testa al primo turno, il candidato dell’unione della sinistra Alexandre Mulatier-Gachet e il rappresentante del Rassemblement national Guillaume Roit-Lévêque.
Il voto è reso più aperto dalla scelta del sindaco uscente, l’ecologista François Astorg, di non ricandidarsi e dall’assenza di indicazioni di voto da parte di alcune liste escluse.
Armand parte in vantaggio ma invita alla prudenza, mentre Mulatier-Gachet punta a recuperare mobilitando l’elettorato progressista e gli astenuti; nel frattempo, il Rassemblement national mira a consolidare la propria presenza in consiglio comunale. Anche qui i possibili trasferimenti di voto, soprattutto da parte dell’elettorato moderato, restano un fattore decisivo per l’esito finale.
A Chambéry il secondo turno si preannuncia aperto, con una triangolare tra il candidato di destra Vincent Patey, arrivato in testa al primo turno, il sindaco uscente Thierry Repentin, espressione del centrosinistra, e il candidato del Rassemblement national Brice Bernard. Nonostante il ritardo relativo, Repentin può contare sulla possibile convergenza di una parte dell’elettorato di sinistra, anche se l’assenza di indicazioni di voto rende incerti i trasferimenti.
Patey punta invece su una campagna incentrata sul rinnovamento e rifiuta alleanze, mentre Bernard cerca di mobilitare gli astenuti per aumentare il proprio peso.
Briançon, Sisteron e Digne
A Briançon il secondo turno si gioca in una triangolare dopo un primo turno che ha visto Arnaud Murgia in testa senza maggioranza assoluta. Il confronto resta aperto, anche perché la lista di sinistra guidata da Luc Marchello può ancora sperare di colmare il divario grazie ai possibili spostamenti di voto.
Importante è il ruolo di Richard Nussbaum, già vicesindaco proprio di Murgia, con cui la rottura è rimasta evidente e ha segnato una frattura interna al centrodestra, trasformata in competizione elettorale. In questo contesto, più che le indicazioni dei partiti, saranno gli elettori (e l’astensione) a decidere l’esito finale.
A Sisteron il secondo turno si apre con una sfida molto serrata all’interno della destra locale, dopo il ritiro del sindaco storico Daniel Spagnou: Jean-Pierre Templier è arrivato in testa ma con un margine minimo su Bernard Codoul, mentre i voti della lista di sinistra guidata da Zoé Lerouge possono risultare decisivi. L’elevata partecipazione al primo turno conferma l’importanza della posta in gioco in una città attraversata da dinamiche di continuità e rinnovamento.
A Digne-les-Bains, invece, il quadro si è semplificato in un duello tra Gilles Chalvet, espressione del centrodestra, e Julien Di Benedetto, sostenuto dal centro-sinistra, dopo il ritiro di due liste tra il primo e il secondo turno. L’assenza di indicazioni di voto e le tensioni emerse tra gli schieramenti rendono anche qui incerto l’esito finale, in un contesto segnato da divisioni politiche più profonde rispetto a quanto emerso inizialmente.
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