Dopo l’attenzione suscitata dalla dermatite nodulare bovina, un altro virus trasmesso da insetti vettori e indicato provvisoriamente come Shamonda-like sta interessando gli allevamenti di bovini delle Nostre Alpi.

I primi episodi erano stati osservati dalla metà di giugno nel Baden-Württemberg, nella Germania sud-occidentale al confine con Francia e Svizzera, dove alla fine di luglio risultavano accesi oltre un centinaio di focolai.

Focolai limitati alle Alpi svizzere e francesi

Casi con un quadro clinico similare, i servizi veterinari li hanno successivamente rilevati anche in altri territori tedeschi, tra cui Assia e Renania-Palatinato, oltre che nei Dipartimenti francesi di Doubs, Giura, Ain, Savoia e Alta Savoia. Anche alcuni allevamenti in 17 cantoni svizzeri e nel Principato del Liechtenstein hanno presentato sintomi compatibili con l’infezione, con una diffusione oramai osservata in più aree dell’Europa sud-occidentale. L’allerta è in corso a cura dei servizi veterinari cantonali, tra cui quello del Ticino.

Differente è il discorso per le Alpi italiane, dove al momento non risultano fenomeni correlati allo Shamonda-like ma dove l’attenzione resta alta soprattutto in considerazione della presenza degli insetti che lo trasmettono anche ad alta quota.

In Valle d’Aosta, però, vi sono popolazioni di tali vettori anche oltre i 2 mila metri di quota nonché condizioni meteorologiche particolarmente favorevoli alla loro attività.

Febbre, diarrea e un forte calo di latte

Il virus che sta interessando le mandrie di bovini da latte delle Alpi coincide con un Orthobunyavirus del sierogruppo Simbu e fa generalmente la sua comparsa in modo improvviso. Tra i sintomi segnalati figurano febbre elevata, diarrea, inappetenza, abbattimento e una marcata diminuzione della produzione lattiera, con animali capaci di produrre decine di litri di latte al giorno che sono scesi in pochissimo tempo a scarse unità.

Nei focolai tedeschi la morbilità all’interno delle mandrie è risultata molto alta, in alcune casistiche sino a comprendere la totalità degli animali, ma sinora non sono state segnalate mortalità associate alla malattia. Gli episodi clinici tendono inoltre a essere transitori e con un decorso appare generalmente contenuto, cosa che permette agli animali un pieno recupero dopo alcuni giorni.

Tuttavia, virus del sierogruppo Simbu possono attraversare la placenta e raggiungere il feto, così a seconda del momento della gestazione sono possibili aborti, natimortalità e malformazioni congenite. Pure non esistendo ancora dati sufficienti per stabilire quanto frequentemente tali effetti si sviluppino, in Svizzera il virus è già emerso in alcuni feti bovini abortiti.

Un virus diverso dallo Schmallenberg

Proprio la combinazione di sintomi aveva inizialmente fatto pensare al virus Schmallenberg già comparso in Europa nel 2011, con il quale il nuovo agente è però strettamente imparentato. Il Friedrich-Loeffler-Institut ha ricostruito il genoma del virus a partire da campioni prelevati da bovini malati nel Baden-Württemberg, riscontrando una forte affinità con il virus Shamonda, già conosciuto dalla medicina veterinaria.

Questo ultimo è noto sin dagli Anni Sessanta, quando esso è stato isolato in Nigeria. Appartiene al gruppo degli Orthobunyavirus trasmessi da artropodi, ma la variante oggi individuata in Europa presenta caratteristiche genetiche proprie. L’emergere all’interno di una area nella quale Esso circola da anni rappresenta un elemento di interesse epidemiologico, poiché la presenza di anticorpi contro questo non sembra garantire una protezione significativa nei confronti dell’altro.

Il ruolo dei Culicoides

La trasmissione sarebbe legata soprattutto ai Culicoides, piccoli moscerini ematofagi lunghi pochi millimetri, gli stessi coinvolti nella diffusione di altri virus dei ruminanti, tra cui quelli della lingua blu e della malattia emorragica epizootica. Non vi sono invece indicazioni che facciano pensare al contatto diretto tra animali quale principale modalità di trasmissione.

La presenza dei vettori è fortemente dipendente dalle condizioni dell’ambiente, tra cui temperature, umidità, precipitazioni e andamento meteorologico che influenzano la loro attività e la loro distribuzione. I periodi estivo e autunnale assumono quindi particolare importanza dato che, nei contesti più favorevoli, l’azione degli insetti può proseguire sino all’autunno inoltrato con ulteriore diffusione del virus nei prossimi mesi.

Sorveglianza e segnalazioni al centro dell’attenzione

È bene precisare che a oggi non esistono né un vaccino specifico contro il nuovo virus né vaste conoscenze su di una epidemiologia ancora in fase di consolidamento. Per tale duplice ragione, la sorveglianza veterinaria rappresenta uno degli strumenti migliori per il contenimento della sua propagazione, assieme al monitoraggio degli insetti vettori e agli accertamenti di laboratorio.

L’invito rivolto agli allevatori delle Alpi è dunque soprattutto all’osservazione degli animali e di sintomatologie quali diarrea, improvvisi cali della produzione di latte ma soprattutto aborti, natimortalità o anomalie nei feti e nei vitelli. Per ciò che concerne la salute umana, le conoscenze disponibili non indicano al momento un rischio significativo di trasmissione all’uomo, ma il suo eventuale potenziale zoonotico deve continuare a essere valutato e verificato.

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Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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