A più di un anno dalle prime notizie sull’installazione di 40 nuove antenne Starlink a Leuk, nel Cantone del Vallese, il progetto di SpaceX torna a fare discutere e ad accendere più di una polemica. Risale difatti al maggio scorso la consegna al Governo di una petizione sottoscritta da circa 14 mila persone e rivolta al consigliere federale Martin Pfister affinché egli arresti la realizzazione della stazione terrestre.
La domanda di costruzione e le prime notizie nel giugno 2025
Il progetto di Starlink per il Vallese emerge pubblicamente nella primavera del 2025, quando è pubblicata la domanda di costruzione relativa all’installazione di 40 antenne sul sito di Leuk-4. La documentazione sottoposta a consultazione pubblica non indica esplicitamente il nome di SpaceX come richiedente e bensì quello dell’azienda Signalhorn AG, fornitore globale di tecnologie satellitari, terrestri e wireless.
Il collegamento con la multinazionale di Elon Musk è però confermato dal sindaco di Leuk, Alain Bregy, che sostiene che la tipologia di antenne previste e la loro funzione permettono di ricondurre il progetto a tale rete. Anche l’Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM) avvalla che SpaceX ha presentato una richiesta relativa a una licenza di radiocomunicazione e che esso stesso è in contatto con la società per gli aspetti tecnici.
Le prime opposizioni
La pubblicazione della domanda fa emergere rapidamente una mobilitazione locale, in seno alla quale, nel giugno del 2025, oltre cento persone partecipano a un incontro informativo organizzato da Signalhorn AG. Da tale fase, durante la quale sono espresse preoccupazioni soprattutto riguardo alle emissioni elettromagnetiche, nasce anche un gruppo di cittadini contrario all’installazione delle 40 antenne Starlink in Vallese.
Tra le figure più attive nella contestazione vi sono i medici Hanna Schnyder-Étienne e Roman Kuonen, le cui critiche riguardano la collocazione dell’impianto e le conseguenze dell’affidamento di una parte di esso a una società privata straniera. Fermo restando che tali posizioni non equivalgono a una valutazione sanitaria ufficiale, la discussione si è estesa anche ai possibili effetti sulla salute dell’esposizione alle emissioni elettromagnetiche.
A tali prime obiezioni si sono aggiunte questioni di carattere ambientale e territoriale, tra cui il consumo energetico e l’inquinamento luminoso, oltre che la sovranità dei dati e le implicazioni geopolitiche legate alla dipendenza da una rete gestita da SpaceX.
Il ricorso del giugno del 2025
Nel giugno del 2025 la contestazione passa dalla mobilitazione al ricorso di un gruppo di cittadini guidato proprio da Schnyder-Etienne, che sottolinea i timori relativi alla salute e la questione della proprietà e del controllo dell’infrastruttura.
Di diverso avviso, però, il sindaco Alain Bregy, che ne evidenzia soprattutto la possibile ricaduta economica per Leuk, sottolineando le dimensioni limitate del tessuto imprenditoriale locale. Altri sostenitori richiamano l’utilità delle comunicazioni satellitari in caso di interruzione delle reti terrestri, per esempio durante eventi meteorologici estremi.
Sulla tematica delle emergenze, l’Ufficio federale della protezione della popolazione nota comunque che una rete satellitare non può sostituire integralmente quella terrestre. L’ipotesi descritta dalle autorità è quindi di una tecnologia complementare, non di una sostituzione delle infrastrutture esistenti, poiché i satelliti presentano limiti di ricezione in edifici, veicoli e altri ambienti chiusi.
L’autorizzazione comunale e il nuovo ricorso
La procedura prosegue nei mesi successivi, anzitutto con il Comune di Leuk che, nel novembre del 2025, respinge le opposizioni e rilascia il permesso di costruzione, comunicando il tutto agli interessati in data 28 novembre. Il gruppo di opposizioni annuncia dunque un nuovo ricorso al Governo del Canton Vallese, con contestazioni che mantengono gli stessi filoni ambientali e sanitari oltre che di consumo energetico, controllo dei dati e dipendenza da un operatore privato.
Il procedimento non risulta pertanto esaurito con il via libera municipale e, nel febbraio di quest’anno, pare che la contestazione contro il progetto sia ancora pendente a livello cantonale. Questo rende sospesa la costruzione dell’impianto, che sostituirebbe parte delle infrastrutture di Brentjong con antenne LEO di circa 2,5 metri, destinate a funzionare come gateway, ovverosia stazioni che collegano la rete satellitare alla rete terrestre.
La raccolta firme
A tali provvedimenti si somma la già citata raccolta firme avviata nel mese di maggio dall’organizzazione Campax e dall’associazione Schutz vor Satellitenstrahlung Region Leuk (Protezione dalle radiazioni satellitari nella regione di Leuk). Il numero di firme è riportato in modo leggermente diverso dalle fonti: Campax e SwissInfo indicano 14.550 sottoscrizioni, mentre una cronaca di Pomona Media parla di oltre 14.300 firme consegnate alla Cancelleria federale.
Le richieste della petizione riguardano in particolare la sovranità dei dati e i possibili rischi geopolitici associati alla presenza di una infrastruttura di comunicazione controllata da una società statunitense. Gli organizzatori sostengono inoltre che le antenne sarebbero collocate in prossimità delle aree abitate e del Parco naturale Pfyn-Finges e contestano le emissioni elettromagnetiche previste.
La questione delle frequenze
Parallelamente alla procedura edilizia per la possibile costruzione delle 40 antenne Starlink nel Cantone del Vallese si è sviluppato un iter distinto sul piano delle telecomunicazioni. Nell’ottobre del 2025 l’UFCOM ha concesso all’azienda una licenza sperimentale di radiocomunicazione, destinata a prove e sviluppo per le quali una licenza ordinaria avrebbe richiesto basi giuridiche che devono ancora essere definite in Europa.
È bene precisare però che tale autorizzazione differisce dal permesso di costruzione accordato invece dal Comune, pertanto non equivale automaticamente a una licenza ordinaria definitiva per l’esercizio dell’impianto. Senza dimenticare che le comunicazioni satellitari devono essere coordinate con gli altri utilizzatori dello spettro radio anche oltre i confini nazionali al fine di evitare interferenze tra servizi satellitari e terrestri.
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