In Francia diminuiscono i blocchi dei licei. Nella fase di maggiore estensione, il 1° ottobre, oltre mille istituti avevano registrato azioni o perturbazioni, mentre il 2 ottobre, circa 400 erano rimasti chiusi. Venerdì 9 ottobre il ministero dell’Istruzione contava 141 licei chiusi su 3.700, contro i 157 dell’8 ottobre a metà giornata. Oltre il 96% risultava aperto. Restano iniziative locali e nuovi cortei annunciati per il 13 ottobre, anche a Grenoble, Chambéry e Annecy.
Anche la partecipazione ai cortei è diminuita. Il ministero dell’Interno ha contato 71.500 manifestanti in Francia l’8 ottobre, di cui 24.500 a Parigi, con manifestazioni generalmente meno numerose rispetto al 6 ottobre.
Le chiusure ancora registrate il 9 ottobre si concentravano soprattutto nella regione parigina, nel Nord, nell’Ovest e vicino a Lione. I numeri e l’interpretazione della situazione possono variare: un liceo aperto può avere blocchi filtranti o lezioni parzialmente interrotte.
Gli appuntamenti a Grenoble, Annecy, Chambéry
Il sindacato dei lavoratori della scuola SNES-FSU dell’Accadémie di Grenoble invita il personale a sostenere le iniziative degli studenti dalla settimana del 12 ottobre e a scioperare martedì 13 ottobre. Gli insegnanti avevano già affiancato la mobilitazione nelle giornate precedenti, ma il loro ruolo sembra avere maggiore continuità.
Per martedì 13 ottobre sono annunciati un corteo a Grenoble alle 11 dal liceo Les Eaux-Claires, con successiva congiunzione con gli universitari. Il Travailleur alpin indica altre due partenze: alle 10 dall’Istituto di urbanistica, in avenue Marie-Reynoard, e alle 10.30 dalla fermata Bibliothèque universitaire del campus. La convergenza dovrebbe arrivare verso mezzogiorno nell’area Mounier–Chavant, poi conclusione in place de Verdun.
Sempre martedì si annunciano raduni davanti alle prefetture di Chambéry alle ore 13 e Annecy alle ore 14, ma vi sono altri casi di protesta, per quanto sparsi.
Per giovedì 15 ottobre, per esempio, un corteo dovrebbe iniziare alle 11 anche dal liceo Pablo-Neruda di Saint-Martin-d’Hères, su iniziativa dei sindacati della scuola e del coordinamento dei liceali, per chiedere più personale e fondi per l’istruzione pubblica.
Il 9 ottobre, intervistato da ICI Isère, Philippe Dulbecco, il rettore dell’Académie de Grenoble dal marzo 2025 indicava due istituti interamente a distanza, altri quattro o cinque a rischio di chiusura e blocchi filtranti davanti ad altre scuole.
Le risposte del governo
I temi della protesta sono puntuali: la condizione degli edifici scolastici, la mancata assegnazione di insegnanti. Il sistema organizzativo e di gestione è centralizzato sulle Académies, mentre in Italia, per esempio, vi è una più grande autonomia degli istituti scolastici.
La protesta ha stupito l’intera classe politica, e ancora più il governo, che non l’ha proprio vista arrivare. Dopo tentennamenti e tentativi di comprendere – e un iniziale riflesso soltanto sul suo contenimento e repressione – sono arrivate le prime risposte.
L’8 ottobre il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray ha annunciato l’assegnazione di 3.000 docenti supplenti agli istituti con le maggiori difficoltà e ore aggiuntive per le sostituzioni brevi da parte di insegnanti volontari. Si è avviata anche una consultazione nazionale, con un metodo simile a quello messo in atto all’epoca dei gilets jaunes. Per esempio, l’accademia di Grenoble ha invitato a partecipazione alla consultazione nazionale sulla piattaforma Agora.

I temi indicati anche dal governo sono continuità delle lezioni, gli edifici scolastici, organizzazione delle giornate, trasparenza di Parcoursup (il sistema di orientamento e iscrizione all’università e all’insegnamento superiore).
È possibile che il tema della scuola abbia un peso nella campagna presidenziale del 2027. A France 2, l’11 ottobre, il vicitore delle primarie della sinistra socialdemocratica sostenuta dal Partito socialista e da Place publique, Raphaël Glucksmann ha indicato la scuola come una priorità da riportare al centro delle politiche pubbliche.
Restano i dibattiti sulla sicurezza
La ripresa delle lezioni lascia aperto il confronto sulla gestione delle manifestazioni e delal sicurezza. Il 9 ottobre il ministero dell’Interno ha riferito di 24 inchieste in corso da parte dell’IGPN, l’ispettorato della polizia nazionale.
Il confronto è acceso, da un lato, sui metodi e i mezzi delle forze di sicurezza (con video con diverse situazioni critiche durante le proteste), e un richiamo da parte del governo a norme repressive, per esempio sulla responsabilità collettiva dei danni economici da parte dei presenti a una manifestazione, anche se non direttamente implicati. Anche l’Alto commissariato dell’ONU per i diritti umani ha espresso preoccupazione per gli incidenti.

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