Mercoledì 14 ottobre 2026, alle 18, nella sala d’animazione di Neuvecelle, accanto a Évian, Nicole Gallina, segretaria generale della Commissione internazionale per la protezione delle acque del Lemano, presenterà le attività e il monitoraggio scientifico dell’ente di cooperazione transfrontaliero.
La conferenza, intitolata «De la gouvernance transfrontalière à l’état de santé du Léman», è organizzata dalla Communauté de communes Pays d’Évian–Vallée d’Abondance.
I dati della Commissione mostrano due evoluzioni: la forte riduzione del fosforo, ottenuta attraverso decenni di interventi franco-svizzeri, e il riscaldamento del lago, che ostacola il ricambio delle acque profonde. A queste pressioni ambientali si aggiungono microinquinanti e specie invasive.
Quattordici inverni senza rimescolamento completo
Nell’inverno 2025–2026, per il quattordicesimo anno consecutivo, le acque del Lemano non si sono rimescolate completamente. Il fenomeno ha raggiunto circa 140 metri, contro i 309 metri di profondità massima.
Il rimescolamento richiede inverni sufficientemente freddi e periodi di vento intenso. Porta ossigeno verso il fondo e rimette in circolo i nutrienti. Quando resta incompleto, le acque profonde si impoveriscono di ossigeno, mentre quelle superficiali ricevono meno nutrienti necessari al fitoplancton e alla catena alimentare.
Secondo la Commissione internazionale, la concentrazione media annua di ossigeno nelle acque profonde è di 1,6 milligrammi per litro, insufficiente per la maggior parte degli organismi. La zona con meno di 4 milligrammi per litro occupa circa il 7% del volume del lago.
Nel 2025, la temperatura delle acque superficiali ha superato di 1,7 °C la media del periodo 1991–2020. Al fondo, la temperatura media ha raggiunto 6,5 °C, un record.

Il fosforo è sceso ai livelli più bassi dal 1970
I numeri dei dati analizzati dai diversi rapporti della commissione sono interessanti anche per capire delle tendenze. Per esempio, dal lato dei miglioramenti, la concentrazione media di fosforo totale è passata da quasi 100 microgrammi per litro nel 1978 a 15,6 nel 2024, vicino all’obiettivo della commissione internazionale di 10–15 microgrammi.
Depuratori, divieto dei fosfati nei detersivi e riduzione degli apporti agricoli hanno contribuito al risultato. Il minore eccesso di nutrienti ha ridotto le proliferazioni algali e migliorato la qualità dell’acqua.
I risultati della campagna 2024, riportati nel rapporto scientifico 2025, confermano il recupero. La composizione del fitoplancton indica una maggiore presenza di specie tipiche di acque povere di nutrienti. Inoltre, la biomassa algale media è scesa vicino all’obiettivo fissato dalla Commissione.
Occorre mantenere gli interventi di depurazione – dicono i rapporti della commissione internazionale – ma la carenza di ossigeno al fondo, un tempo legata soprattutto all’eccesso di fosforo, dipende oggi principalmente dal riscaldamento e dal mancato ricambio delle acque.
Microinquinanti nell’acqua e PFAS nei pesci
Diversa invece la problematica dei microinquinanti. Nel 2024, il monitoraggio ha riguardato 256 sostanze: 144 pesticidi, 60 residui di medicinali, 21 elementi in tracce inorganici e 31 altri composti organici, fra cui i PFAS.
Per l’acqua, la Commissione descrive una situazione complessivamente stabile, senza superamenti dei criteri di qualità considerati. Alcune sostanze richiedono però attenzione, fra cui il 1,2,4-triazolo – di cui abbiamo parlato su Nos Alpes – destinato a un monitoraggio rafforzato.
Distinti i risultati sui pesci: PFAS a catena lunga sono stati rilevati nel 93% degli individui analizzati. Il PFOS determina ancora superamenti delle norme in alcuni filetti e pesci interi, pur mostrando una tendenza alla diminuzione dal 2008. Il dato sulla presenza non equivale quindi a un superamento delle norme in tutti i campioni.
La cozza quagga fino a 250 metri di profondità
Un altro strumento di misura della salute del lago riguarda la fauna e le diverse specie presenti. La cozza quagga, una specie invasiva sotto attenta osservazione, ha colonizzato il lago fino a 250 metri di profondità, con una copertura quasi completa dei substrati fino a 30 metri.
Due studi del rapporto rilevano una crescita durante tutto l’anno, fino a 0,3 millimetri al giorno negli individui più piccoli. Fra il 2022 e il 2024, densità e biomassa complessive risultano sostanzialmente stabili, ma aumenta la dimensione media delle conchiglie. La biomassa è stimata in circa 800.000 tonnellate.
Anche l’analisi degli organismi che vivono sul fondo segnala una crescente presenza di specie esotiche e una progressiva perdita di biodiversità dal 2017.
La Commissione internazionale per la protezione delle acque del Lemano
La Commissione internazionale per la protezione delle acque del Lemano (CIPEL) è un organismo intergovernativo franco-svizzero, istituito con una convenzione firmata nel 1962 ed entrata in vigore nel 1963.
Il suo territorio comprende circa 10.000 chilometri quadrati e 554 Comuni, nei dipartimenti dell’Ain e della Haute-Savoie e nei cantoni di Vaud, Vallese e Ginevra. Coordina il monitoraggio delle acque, promuove studi sulle fonti d’inquinamento e formula raccomandazioni alle autorità francesi e svizzere.
Le attività seguono un Piano d’azione 2021–2030, con obiettivi sulla qualità dell’acqua, la biodiversità e gli effetti del cambiamento climatico. Il finanziamento è condiviso fra Francia, Confederazione svizzera e i tre Cantoni di Ginevra, Vaud e Vallese.
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(l’estrazione dei dati dai Rapporti del Cipel è stata supportata dall’IA e verificata)








