Il Monte Bianco torna a superare quota 4.807 metri, attestandosi a una altitudine pari a di 4.807,47 metri, che segna un incremento pari a +1,88 metri rispetto al dato del 2023. È quanto emerge dalle misurazione condotte lo scorso giovedì 17 settembre dai tecnici della Camera dei geometri dell’Alta Savoia, nell’ambito di un programma avviato nel 2001 per documentare gli effetti dei cambiamenti climatici sulle Alpi.
È bene precisare, però, che tale variazione non indica una crescita della montagna nel senso geologico del termine bensì una serie di mutamenti legati allo spessore dello strato di neve e ghiaccio che ricopre la sommità rocciosa. Ovviamente, inoltre, una singola campagna non permette di trarre conclusioni sull’evoluzione del clima, ma dovrà essere confrontata con ulteriori statistiche glaciologiche raccolte nel corso degli anni.
La campagna di misurazione
La campagna di misurazione del Monte Bianco è esordita lo scorso martedì 15 settembre e si è conclusa all’alba del successivo giovedì 17 settembre, coinvolgendo dieci cordate tra geometri, guide alpine, ricercatori, tecnici e fotografi. I risultati sono poi stati presentati ufficialmente a Saint-Gervais-les-Bains (Alta Savoia) il successivo mercoledì 14 ottobre da parte dei geometri dell’Alta Savoia e dell’Union Nationale des Géomètres-Experts.
Per ottenere una ricostruzione più dettagliata della sommità, gli specialisti hanno combinato diverse tecnologie tra cui per esempio il sistema satellitare GNSS, che ha permesso di determinare con precisione la posizione dei punti rilevati. Accanto a un drone che ha acquisito oltre 1.300 immagini per elaborare un modello tridimensionale della calotta, è stato impiegato un georadar per ricostruire lo spessore della copertura glaciale e la geometria del substrato roccioso.
Neve e permafrost sul Monte Bianco
Al di sopra della guglia di roccia che costituisce la cima del Monte Bianco vi è una copertura di neve e ghiaccio spesse volte definita calotta glaciale, manto nevoso perenne o ghiacciaio di vetta.
Elemento fondamentale della criosfera, essa dipende prettamente da fattori quali anzitutto la presenza di nevi perenni, laddove la quantità che cade in inverno è superiore a quella che si scioglie in estate. A ciò si somma il cosiddetto effetto albedo, ovverosia la capacità della neve fresca di riflettere sino al 90% della radiazione solare andando a creare un microclima freddo che ne rallenta la fusione. Senza dimenticare per questo l’azione del permafrost, porzioni di ghiaccio permanente che, insediatisi in terreni e fratture e crepacci, fungono da vero e proprio collante strutturale per la montagna stessa.
Una cima modellata da vento e precipitazioni
La misura dell’altitudine del Monte Bianco dipende anche dalle condizioni meteorologiche che interessano la sua calotta sommitale, tra cui vento, precipitazioni, temperature ed esposizione al sole. Poiché esse influenzano la quantità e la distribuzione della neve accumulata sulla cima, le variazioni registrate da un anno all’altro non riflettono necessariamente un cambiamento duraturo bensì soltanto una contingenza passeggera.
La parte rocciosa della vetta della montagna transfrontaliera che sborda tra Italia, Francia e Svizzera è ubicata a circa 4.792 metri sul livello del mare, mentre la quota complessiva è determinata includendo anche la copertura nevosa e glaciale. È proprio questa ultima – sommata agli elementi antecedentemente citati tra cui neve perenne, effetto albedo e permafrost – a rendere, pure in presenza di una struttura geologica sostanzialmente invariata, l’altitudine variabile nel tempo.
Quindi il Monte Bianco è davvero un po’ più alto?
Se è facile intuire che il Monte Bianco è davvero un po’ più alto rispetto al passato, le misurazioni effettuate negli ultimi decenni mostrano oscillazioni significative che non devono essere sottovalutate. Nel 2007, difatti, esso aveva raggiunto il valore più elevato della serie recente, pari a 4.810,90 metri, mente nel 2023 era invece sceso a 4.805,59 metri, il dato più basso registrato sino a quel momento.
La quota attuale, ricavata da una campagna di misurazione che ha visto coinvolto 33 partecipanti, si colloca dunque a 3,43 metri dal massimo del 2007 e risulta vicina ai valori storici rilevati alla fine del XIX secolo. Come spiegato dai glaciologi, però, anche se la sommità non risulta modificata dal cambiamento climatico, differente è la situazione della porzione restante del massiccio, dove i ghiacciai seguono dinamiche differenti.
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